Se da un lato internet facilita molte attività, in particolare in questo difficile momento di emergenza sanitaria, in cui occorre limitare i contatti tra le persone ed effettuare “a distanza” molte attività, dall’altro sono sempre in agguato persone che proprio attraverso la “rete” cercano di creare disagi e difficoltà, quando non addirittura compiono reati.
Proprio nella giornata di ieri, lunedì, un attacco hacker in tutto il mondo ha preso di mira Google e alcuni dei servizi che offre, mettendo “ko” la didattica a distanza anche nelle scuole astigiane che si servono ad esempio della piattaforma “Meet” per le videolezioni. L’attacco è avvenuto nella tarda mattinata e le lezioni si sono così interrotte bruscamente e in anticipo rispetto al previsto.
Ma una scuola media di Asti, nei giorni scorsi, è stata oggetto di un altro pesante attacco durante l’appuntamento dell’Open school rivolto a far conoscere a studenti e famiglie i programmi di studio in vista della scelta della nuova scuola dopo il ciclo della scuola primaria. Mentre bambini e genitori erano “collegati” con le insegnanti, attraverso il link disponibile sul sito internet della scuola, pensato per facilitare l’attività per tutte le famiglie, si è assistito all’intrusione di una voce registrata che, sovrastando quella delle insegnanti, ha raggelato tutti con frasi contenenti insulti razziali e bestemmie. «È stato un momento che non passava più, imbarazzante, ma anche destabilizzante e pesante psicologicamente, soprattutto per la presenza dei bambini», ha raccontato una mamma. Si è riusciti a far desistere coloro che erano intervenuti in modo così grave, avvisando che il fatto sarebbe stato segnalato alla Polizia Postale di Asti, ma certo è rimasto il dispiacere per una tale azione di disturbo, messa in atto nei confronti di un appuntamento nell’ambito della scuola rivolto ai bambini e alle loro famiglie.
Ma nell’Astigiano in questi mesi si sono verificati anche altri analoghi episodi di disturbo, messi in atto attraverso soprattutto insulti: è accaduto in occasione di riunioni, videolezioni ed anche “dirette” allestite su “pagine” pubbliche attraverso i social. E non sono esenti le chat di gruppo, in cui è capitato che sconosciuti “pubblicassero” contenuti pornografici o “splatter”.
Da sempre non mancano i consigli da parte della Polizia Postale per difendersi dagli inconvenienti che possono verificarsi in “rete”. Nel caso di lezioni, riunioni, presentazioni “a distanza”, il consiglio è quello di procedere con la richiesta di una iscrizione tramite mail, in base alla quale poi fornire l’autorizzazione con apposito link a partecipare ai lavori o agli incontri. Per quanto riguarda le chat, è bene che siano pochi e fidati gli “amministratori”, per evitare di ritrovarsi a guardare contenuti non richiesti; da evitare l’attribuzione a tutti i partecipanti del gruppo del ruolo di “amministratore”: in tal modo sarà meno agevole l’ingresso a malintenzionati.
[foto di repertorio]
Marta Martiner Testa
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