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Il ritorno di Tittia e il legame unico con Nizza

Intervista al super-campione del Palio di Asti e del Palio di Siena, dove è rispettivamente 4 e 11 volte campione

Il ritorno di Tittia e il legame unico con Nizza

Il rettore del comitato palio di Nizza Pier Paolo Verri e Giovanni Atzeni, detto «Tittia»

Giovanni Atzeni, detto Tittia (classe 1985), è il dominatore dei Palii italiani. Con decine di trionfi tra Siena e Asti, dove ha vinto lo scorso anno per il Don Bosco, il fantino fuoriclasse torna a vestire i colori di Nizza Monferrato, dieci anni dopo lo storico successo del 2016. 

Come gestisci la pressione di un Comune che da te si aspetta solo la vittoria?

«C'è una lunga storia che ci lega, nata nel 2005 con Pier quando corsi la prima volta per Nizza. Da allora Pier e gli altri mi hanno seguito in ogni Palio d'Italia. Promisi che non me ne sarei andato senza aver prima vinto, e ci siamo riusciti nel 2016. Per me non è pressione, è un ritorno a casa; sento solo il valore di un legame bellissimo che dura da vent'anni, a prescindere dal verdetto della pista».

A Nizza ritrovi il Rettore Pier Paolo Verri. Quanto conta l'intesa con la dirigenza?

«Conta tantissimo. Pier mi ha seguito in ogni singola corsa: alle cene della vittoria a Siena c'era la mia famiglia e c'era lui. Il nostro lavoro è fatto di traguardi e guadagni, ma sono proprio questi rapporti umani autentici che ti spingono a dare tutto e ad arrivare dove nessun altro riesce».

Hai vinto ad Asti con purosangue e mezzosangue. Com'è cambiata la strategia in Piazza Alfieri?

«Col purosangue era più difficile. Oggi c'è scelta, ma Asti resta il Palio più complicato in assoluto per curve, terreno e batterie. Serve il cavallo perfetto: non essendoci una pista su cui provare, lo capisci solo correndo. Inoltre, tra la terza batteria e finale hai appena 40 minuti di recupero, e la tenuta fa la differenza».

Qual è il segreto di mentalità che cerchi di trasmettere ai giovani fantini?

«Mi sento fortunato, ma il vero segreto resta la costanza: restare umili e lavorare sodo. È da quando ho diciotto anni che faccio la spola tra Piemonte e Toscana e sono sempre lo stesso. Se vinco sono felice, ma il giorno dopo cerco già di migliorarmi. Poi bisogna circondarsi delle persone giuste: questo è l'aspetto fondamentale».

Piazza Alfieri è una pista tecnica. Qual è il dettaglio che decide la corsa e sfugge al pubblico?

«La strategia conta tantissimo e la partenza è fondamentale, così come un cavallo che sia adatto alla pista, e un altro dettaglio che fa la differenza, e lo dico ora dopo anni di successi, è la fitta rete di relazioni che si instaura e il grande rispetto reciproco che si crea tra noi fantini al momento del canapo».

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