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Ad Asti «c’è bisogno di piste ciclabili e di pedagogia»

pista ciclabile
«Ad Asti è necessario estendere la rete delle piste ciclabili, ma anche predisporre un piano pedagogico che ne promuova l’utilizzo tra i cittadini». Dennis Marcela Bejarano, portavoce di “Asti Cambia”, è tra i promotori di quella rivoluzione “green” partita prima dell’emergenza sanitaria, ma oggi diventata strategica per affrontare i mesi che ci separano a un ritorno alla vita di prima. A dire il vero la rete di “Asti Cambia” non vuole tornare alla città che c’era prima della pandemia, ma chiede all’amministrazione Rasero di procedere nel ridisegnare una città a misura di ciclisti e di pedoni, dove le auto non siano considerate l’unico mezzo privato per potersi muovere. Tra il Comune e “Asti Cambia” si è creato un confronto, poi formalizzato nel Tavolo per la mobilità sostenibile. «Il primo incontro è avvenuto on line, - spiega Dennis Marcela Bejarano - ma durante il confronto ci sono stati tanti interventi perché si è parlato di mobilità sostenibile a 360°. Il Comune, però, è arrivato solo con qualche idea molto generale sulle piste ciclabili, identificate su una cartina, anche se più che di piste possiamo parlare di corsie ciclabili. Non è stato, a dire il vero, un tavolo molto produttivo. Abbiamo però chiesto che si convochi una seconda riunione, a breve, dove presenteremo le nostre proposte a livello tecnico. Il Comune ha ricevuto dei soldi per sviluppare la rete delle piste ciclabili; ora bisogna arrivare ad un progetto concreto e condiviso».

Una “pista” in corso Dante?

Premettendo che una pista ciclabile è molto diversa da una corsia ciclabile, quest’ultima molto meno costosa perché realizzata disegnando una striscia per terra che delimita gli spazi dedicati a ciclisti e utilizzatori di monopattini, c’è da calcolare che sul budget destinato alla realizzazione della rete si dovrà scalare il costo dello studio di fattibilità. «Il sindaco Rasero - continua Bejarano - aveva già annunciato l’intenzione di creare una corsia ciclabile in corso Matteotti per collegare la stazione alla pista ciclabile alle spalle della Saclà, ma noi chiediamo che la rete sia interconnessa alle attuali piste ciclabili e che si prevedano rastrelliere per la sosta delle bici e anche un parcheggio coperto nelle vicinanze della stazione ferroviaria». Insomma, la rete “Asti Cambia” vuole evitare che, alla fine dell’iter, la montagna partorisca il classico topolino e che le piste ciclabili, la cui realizzazione dovrebbe avvenire già nel 2021, non si limitino a sporadiche corsie preferenziali qua e là senza una visione d’insieme della città e dei suoi flussi di traffico. Anche se la rete fosse creata in maniera strategica per consentire ai ciclisti di muoversi in sicurezza tra la zona ovest e la zona est e tra i quartieri a sud fino all’ospedale a nord, resterebbe il problema di come convincere gli astigiani a lasciare l’auto a casa in favore delle bici. «Di recente il Comune ha eliminato il divieto di poter viaggiare in bicicletta nei parchi e questo è un bene, - continua la portavoce di “Asti Cambia” - ma senza un piano pedagogico che promuova l’uso della bici è difficile pensare che i cittadini cambino le abitudini. Chiediamo, ad esempio, che si organizzino delle domeniche dedicate alle mobilità sostenibile o che vengano chiuse le strade secondarie così da permettere ai ciclisti di poter viaggiare in sicurezza. Abbiamo anche chiesto di poter lavorare con le scuole, ma purtroppo il Covid ha frenato questa parte del progetto». Nel 2021 è previsto l’avvio del nuovo bike e monopattino sharing e in questo caso si stanno valutando delle soluzioni per rendere la zona dell’università raggiungibile in bici. L’ipotesi è collegare piazza Alfieri a piazza I Maggio, ma anche qui non c’è ancora nulla di definitivo. La prossima riunione del Tavolo per la mobilità sostenibile si svolgerà il 13 gennaio.

Riccardo Santagati

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