Diocesi
01 Ottobre 2026 18:47:48
Da sinistra Michelino Musso, responsabile dell'Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi, e il vescovo Marco Prastaro
Rendere visibile la propria fede nelle scelte che si compiono e nel modo di vivere in mezzo agli altri.
E' l'invito contenuto negli Orientamenti e note pastoriali per l'anno 2026/2027, scritti dal vescovo Marco Prastaro e presentati stamattina insieme al calendario contenente iniziative e appuntamenti diocesani in programma fino alla prossima estate.
Prendendo spunto dalla Parabola della casa sulla roccia, contenuta nel Vangelo di Matteo, il vescovo ha ricordato l'importanza di scegliere come "fondamento del proprio agire la roccia della Parola di Dio piuttosto che la sabbia dei propri idoli".
Un concetto alla base anche del recente documento dei vescovi italiani dal titolo "Radicati e costruiti in Cristo". «Viviamo in un'epoca - ha spiegato mons. Prastaro - caratterizzata dal fatto che il pensiero cristiano non è più quello prevalente, per cui è quanto mai necessario per i credenti tornare alle basi della fede, che deve diventare visibile nella vita quotidiana e nel modo in cui esprimono l'impegno nella società, testimoniando il Vangelo e contribuendo al confronto su temi chiave della nostra contemporaneità: dall'ecologia all'accoglienza, dalla pace al "fine vita"».
In questa ottica è stato organizzato, per il prossimo 16 gennaio, un incontro tra il vescovo Prastaro, i politici e gli amministratori locali. «Non sarà un dibattito in vista delle prossime elezioni amministrative - ha precisato - ma un confronto sul senso dell'impegno per il bene comune di chi si definisce cristiano e cattolico. Si parlerà di principi e non di progetti, di cosa vuol dire testimoniare tutto il Vangelo, e non solo una parte, nell'impegno politico».
Il vescovo illustra brevemente gli Orientamenti pastorali
Dopo aver delineato le liee guida generali, il vescovo ha quindi affrontato la questione del Sinodo. «In questi anni - ha ricordato - la nostra Chiesa di Asti si è interrogata su cosa voglia dire annunciare il Vangelo nel mondo di oggi e su come poter essere vera Chiesa missionaria in un contesto sociale e demografico profondamente mutato. Un cammino sinodale per sua natura lento, dato che deve ascoltare tutti e al contempo maturare, culminato nell'Assemblea sinodale diocesana (esperienza che ripeteremo il prossimo 5 giugno), che ha identificato alcune priorità. Grazie al successivo impegno dei gruppi di lavoro, ne sono state selezionate quattro su cui concretizzare vere e proprie scelte pastorali operative».
I quattro punti sono: l'iniziazione cristiana, ovvero la formazione non solo dei bambini, ma delle famiglie in generale; la volontà di rendere maggiormente efficaci i consigli pastorali parrocchiali; la necessità di prestare una maggiore attenzione agli anziani; l'urgenza di aiutare i parroci nella gestione amministrativa delle parrocchie. "E' un tema di cui si discute anche a livello nazionale - ha spiegato il vescovo - in quanto da una parte bisogna fare in modo che i parroci possano contare su una rete di supporto da parte di professionisti, dall'altra bisogna cominciare a ragionare sulla gestione degli immobili (palazzi, chiese) non più necessari per l'attività pastorale delle parrocchie».
Infine, dopo aver segnalato nuovamente la scarsità di sacerdoti, ha ricordato la nuova esperienza missionaria che la diocesi di Asti avvierà a metà novembre. «Contribuiremo ad un progetto della Diocesi di Torino - ha affermato - mettendo a disposizione un nostro sacerdote, don Paolo Lungo, come missionario nella parrocchia di Tassia, alla periferia di Nairobi, in Kenya. Una decisione che ha attirato alcuni commenti negativi da parte di chi pensa che, in un periodo di scarsità di vocazioni, "perdere un prete" non sia una decisione nè opportuna nè intelligente. Al contrario, dobbiamo leggere questa nuova esperienza appunto come persone "radicate in Cristo", riconoscendo che anche questo sacrificio aiuterà a concretizzare l'impegno della nostra Chiesa astigiana a non chiudersi in se stessa e a tenere vivo il mandato missionario affidato da Gesù».

Da sinistra Michelino Musso, mons. Marco Prastaro, Tiziana Stobbione e Beppe Amico
A margine della presentazione degli Orientamenti pastorali è stato presentato il convegno "Povertà e salute mentale - Relazione circolare e diritti negati", in programma sabato 17 ottobre dalle 9 nel salone degli Oblati di San Giuseppe, in corso Alfieri 384, alla presenza di autorevoli relatori.
Ad organizzarlo la Caritas, diretta da Beppe Amico, e la Pastorale diocesana della salute, guidata da Tiziana Stobbione, in collaborazione con numerose realtà che operano nell'aiuto alle fasce deboli o, a vario titolo e con diversi scopi, nel campo della salute mentale: associazioni San Vincenzo de paoli, Genitori insieme (rappresentata stamattina da Roberta Barbaro), Un libro per Daniela (presente stamattina Luciano Cavallo), Centro italiano femminile, Associazione cattolica operatori sanitari, Associazione medici cattolici italiani, Centro aiuto alla vita e Asl.
«Il titolo del convegno - ha spiegato Beppe Amico - fa riferimento alla recente indagine attuata dalla Caritas italiana, in collaborazione con l'"Associazione Conferenza permanente per la salute mentale nel mondo Franco Basaglia", che approfondisce il rapporto bidirezionale tra povertà e malattia mentale. Un tema cha abbiamo pensato di rilanciare anche perché, come Caritas Asti, abbiamo contribuito alla ricerca qualitativa, rispondendo ad alcune interviste».
«I dati sul rapporto tra povertà e salute mentale sono preoccupanti - ha aggiunto Tiziana Stobbione - e lo constatiamo ogni giorno all'ambulatorio cittadino "Fratelli Tutti", dedicato alle persone in difficoltà economica e gestito da una rete di volontariato. Un osservatorio grazie a cui abbiamo anche notato un serio problema: i farmaci per le cure della salute mentale non godono dell'esenzione, per cui sono interamente a carico del paziente. I più poveri, quindi, non possono permettersi di curarsi e vivere con un equilibrio mentale, seppur precario».
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