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Parquet allagato al Palazzetto: «Tutto prevedibile da anni, prevedibile anche da tutti gli assessori»

Il gruppo consiliare Ambiente Asti interviene su quanto accaduto nella struttura sportiva di via Gerbi il cui campo principale oggi è di nuovo inagibile

palazzetto dello sport

Il parquet sollevato al Palazzetto dello Sport

Riceviamo e pubblichiamo

Il 9 settembre, durante un episodio di maltempo caratterizzato da forti precipitazioni e fenomeni meteorologici particolarmente intensi, il Palazzetto dello Sport di via Gerbi è stato interessato da importanti infiltrazioni d'acqua. L'acqua è penetrata dall'esterno della struttura, raggiungendo il piano di gioco e provocando il bagnamento e il danneggiamento del parquet. Il campo è diventato inutilizzabile, con conseguenze dirette per le società sportive e per le attività che si svolgono quotidianamente nell'impianto. È importante essere chiari: l'evento meteorologico è stato estremo e non si può attribuire alla pioggia una responsabilità politica. La questione che poniamo è un'altra: di fronte a precipitazioni così intense, perché l'acqua raccolta all'esterno riesce a raggiungere gli accessi del Palazzetto e arrivare fino al campo?

La conformazione dell'impianto rende il problema particolarmente delicato: il piano di gioco si trova circa mezzo metro al di sotto del livello stradale esterno. L'acqua che si accumula sulle aree esterne e lungo le rampe può quindi raggiungere le porte e le uscite di emergenza posteriori, in prossimità dei campi da padel. Per questo non basta parlare genericamente di "infiltrazioni". Occorre ricostruire il percorso dell'acqua e verificare il funzionamento del sistema di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche esterno, individuando le opere necessarie per impedire che l'acqua raggiunga nuovamente l'interno.

Il danno riguarda un elemento fondamentale dell'impianto: il parquet del campo da gioco. Nel 2024 erano stati investiti circa 94.000 euro per il rifacimento del parquet. Oggi quel pavimento è nuovamente alle prese con i danni provocati dall'acqua.
La domanda è quindi molto semplice: quando si interviene su un impianto, bisogna limitarsi a sostituire ciò che si è danneggiato oppure bisogna intervenire anche sulle cause che possono provocare nuovamente quel danno? Per Ambiente Asti servono entrambe le cose, ma soprattutto bisogna impedire che il problema si ripeta. Non solo emergenza: serve un intervento strutturale. Nell'interpellanza consiliare chiediamo alla Giunta di chiarire dal punto di vista tecnico. Chiediamo inoltre di valutare nuove canalizzazioni, griglie di raccolta ad alta capacità, sistemi di accumulo delle acque piovane e opere di protezione degli accessi più esposti.

Nel frattempo il Comune deve individuare spazi alternativi nelle palestre comunali agibili, evitando che a pagare le conseguenze del problema siano soprattutto società sportive, bambini, ragazzi e atleti. La staffetta degli assessori ha un unico filo conduttore: la gestione Rasero E allora guardiamola tutta, questa storia. Dal 2017 a oggi gli assessori allo Sport sono cambiati: Mario Bovino, Maurizio Rasero ad interim, Stefania Morra e oggi il consigliere delegato Maurizio Limbordo. Nomi diversi, deleghe diverse, stagioni diverse. Ma c'è un elemento che li accomuna tutti: sono tutti dentro la lunga stagione amministrativa della gestione Rasero. E qui arriva la parte curiosa.

Mario Bovino che oggi tuona sull'esigenza di programmare, dal 2017 al 2022, ha avuto le deleghe allo Sport. Cinque anni con le chiavi in mano. Evidentemente il problema del campo mezzo metro sotto il livello stradale non era ancora arrivato sulla scrivania giusta. Forse ci son state danze della pioggia a scongiurare il danno? Sarebbe più interessante capire perché Bovino non abbia agito; non ha potuto? Il sindaco gli ha impedito di fare intervento strutturali sul palazzetto? L'assessore ai lavori pubblici gli era ostile? Poi, nel 2022-2023, la delega è passata direttamente al sindaco Maurizio Rasero. Perché, quando manca l'assessore, la soluzione più semplice è tenere la delega in casa. Dal 2023 al 2026 è arrivata Stefania Morra, vicesindaco e assessore. In questa fase vengono investiti circa 94.000 euro per rifare il parquet. Un investimento importante. Peccato che l'acqua, evidentemente, non abbia letto il capitolo di bilancio e abbia continuato a fare quello che faceva prima. Oggi la delega è al consigliere Limbordo, che eredita una patata bollente. E se andiamo indietro son passati assessori di altri colori. Ma in 10 anni con eventi meteo che cambiano, non si è fatto nulla. Canali si scolo, griglie che intercettassero acqua, coperture, nessuna soluzione tecnica.
E allora diciamocelo: è ora di cambiare metodo.

La domanda non è soltanto chi debba occuparsi oggi del parquet bagnato. La domanda è: dopo quasi dieci anni di amministrazione Rasero, non è arrivato il momento di cambiare metodo? Perché amministrare una città non significa soltanto intervenire quando succede qualcosa. Significa prevedere i problemi, individuare le fragilità e intervenire prima che diventino emergenze. Se sappiamo che un impianto ha il piano di gioco sotto il livello stradale, dobbiamo chiederci prima cosa accade quando arrivano precipitazioni eccezionali. Se sappiamo che l'acqua può raggiungere gli accessi esterni, dobbiamo intervenire prima che arrivi sul parquet. Se spendiamo 94.000 euro per rifare un pavimento, dobbiamo assicurarci prima che le condizioni che lo hanno danneggiato non possano ripetersi.

Il 9 settembre non è soltanto il giorno in cui l'acqua è entrata nel Palazzetto. È il giorno in cui un problema che avrebbe dovuto essere previsto è tornato a presentare il conto. E allora diciamocelo con chiarezza: forse è arrivato il momento di cambiare.
Cambiare approccio, prima ancora che cambiare amministrazione: passare dalla politica dell'emergenza alla politica della prevenzione, dalla manutenzione quando arriva il danno alla programmazione prima che il danno si verifichi.
Perché il maltempo può essere estremo e imprevedibile. Le conseguenze, invece, quando conosciamo le fragilità di una struttura, non possono essere sempre imprevedibili. E soprattutto, dopo quasi dieci anni, non possiamo continuare a chiamare "emergenza" ciò che avrebbe dovuto diventare programmazione.

Gruppo consiliare Ambiente Asti

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