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Asti 2050: l'Accademia di Architettura di Mendrisio studia il riuso degli spazi dismessi della città

Ventiquattro studenti in visita ad Asti per analizzare sul campo i grandi contenitori vuoti e immaginare soluzioni ecosostenibili per il loro rilancio

Asti 2050: l'Accademia di Architettura di Mendrisio studia il riuso degli spazi dismessi della città

Gli studenti dell'Accademia di Architettura di Mendrisio nell'ex Waya di Asti

Un laboratorio internazionale di progettazione urbanistica mette al centro dei propri studi la città di Asti, i suoi spazi abbandonati, che purtroppo abbondano, e le criticità del suo patrimonio edilizio contemporaneo. L'Accademia di Architettura di Mendrisio, istituzione dell'Università della Svizzera Italiana fondata nel 1996 dagli architetti Mario Botta e Aurelio Galfetti, ha infatti dedicato al capoluogo piemontese un corso di progettazione del semestre invernale 2026 intitolato "Asti 2050". Si tratta della prima volta che una scuola di tale rilievo accademico indirizza un intero semestre di lavoro sulle prospettive urbanistiche della nostra città. L'iniziativa si inserisce nell'ambito della cattedra Reduce Reuse Recycle, guidata dal docente tedesco Muck Petzet insieme agli architetti Paolo Catrambone, astigiano, e Gresa Shehu di origine svizzera-kosovara.

La città di Asti è stata scelta come paradigma d'interesse a causa dei suoi numerosi contenitori vuoti, frutto di una condizione post-industriale mai realmente affrontata e di una prolungata mancanza di programmazione urbana. Ogni anno la cattedra Reduce Reuse Recycle individua un centro urbano italiano per portare gli allievi a elaborare strategie di recupero basate sul minimo intervento possibile. Questa metodologia punta a valorizzare le strutture e i materiali esistenti, riducendo il consumo di nuove risorse, le emissioni e l'impatto ambientale, rifiutando al contempo logiche di greenwashing o mere strategie di marketing.

Dal 16 al 20 settembre, un gruppo di ventiquattro studenti provenienti da Svizzera, Italia, Spagna, Albania e Danimarca ha svolto un sopralluogo sul campo insieme ai docenti. Durante la permanenza, i giovani progettisti hanno esaminato da vicino diversi complessi dismessi, tra i quali l'Ospedale Civico, l'ex Maternità, il pensionato Maina, le Antiche Mura, la zona est delle ex caserme e l'ex Way-Assauto, quest'ultima visitata grazie alla guida di Paolo Terzuolo. La ricognizione ha avviato una prima fase di analisi urbana e sociale destinata a guidare il lavoro dei successivi quattro mesi.

L'operazione è frutto della collaborazione tra l'ateneo elvetico e l'Ordine degli Architetti di Asti, presieduto da Maurizio Pugliese, che ha fornito supporto conoscitivo e documentazione basandosi sulle ricerche in corso sul patrimonio edilizio locale. Il percorso ha visto anche la partecipazione attiva di realtà del territorio quali FuoriLuogo, il Foyer delle Famiglie e l'associazione AssoAlbania. Il nome del progetto richiama l'orizzonte temporale fissato dall'Unione Europea e dagli Accordi di Parigi per la neutralità climatica, ponendo al centro del dibattito la transizione energetica, ambientale e sociale. Gli esiti delle analisi proseguiranno ora in Svizzera con il contributo di esperti e confluiranno nel 2027 in una mostra pubblica pensata per offrire nuove visioni concrete per il futuro urbanistico della città.

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