Commercio
27 Settembre 2026 09:13:00
C’è un altro piccolo pezzo della storia commerciale di Asti che, silenziosamente, si è spento.
Da qualche giorno, infatti, serrande abbassate al Bar Tabacchi Alfieri, in corso Alfieri, nel cuore della città, all’angolo con la via Palazzo di Città che conduce in piazza San Secondo.
Un locale di metratura contenuta, ma con una grande storia alle spalle. Dalle sterminate fonti storiche detenute e compulsate da Pippo Sacco, emerge che la sua apertura è avvenuta alla fine degli anni 20 del secolo scorso, il che significa che aveva un buon secolo di vita.
Quei locali (come ancora rivelano le particolari vetrine rimaste inalterate negli anni) avevano ospitato già la prima sede della Farmacia Centrale; quando si trasferì dall’altra parte della strada, in corso Alfieri, il posto venne preso appunto dal “bar tabacchino” che lì è rimasto fino a pochi giorni fa. Fu a lungo il tabaccaio di riferimento del Municipio di Asti, perché il più comodo per gli acquisti delle marche da bollo, fondamentale suggello di ogni pratica che passasse per gli uffici comunali.
Lungo l’elenco dei gestori che si sono avvicendati in un secolo di attività, fra i quali nomi importanti della ristorazione locale. Con un particolare. Pur chiamandosi Bar Tabacchi Alfieri, molti astigiani lo identificano come “Il Galletto”.

A spiegare questa curiosità è colui che lo ha battezzato così, Franco Magnetti, che quel bar tabaccheria l’ha gestito dal 1998 al 2002. Relativamente pochi anni che sono bastati però per far entrare quel nome “Il Galletto” nella memoria di tantissimi astigiani.

«Un mio amico, all’epoca, mi regalò una copia autentica del giornale Il Galletto, uno dei più letti a cavallo fra ‘800 e ‘900 – spiega Magnetti – Aveva un logo bellissimo sulla testata e lo scelsi come logo per il mio locale. Compariva sulla carta intestata, sui biglietti da visita e persino sulle bustine di zucchero personalizzate. Se aggiungiamo che all’epoca ero parte del Comitato Palio San Secondo che ha come simbolo il galletto, che è anche il simbolo dell’intera città di Asti, il bar era diventato un po’ un ritrovo del mondo del Palio. Un nome che, evidentemente, è rimasto impresso nella mente di tanti astigiani».

Magnetti, che rilevò la licenza da Maggiora della Pasticceria Giordanino, la cedette poi a Marco Zerella, figlio di Albino dell’altro storico bar dei Portici Rossi di piazza Alfieri. Zerella riportò l’insegna a Bar Tabacchi Alfieri e da allora tale è rimasta.
«Sono pienamente consapevole della storia legata a questo locale – spiega Enver Lici, ultimo gestore in quella sede insieme alla moglie Rajmonda – Ma non c’erano più le condizioni per andare avanti con l’attività in quel posto lì. Facendo i conti e mettendo sul piatto tutte le congiunture di questo periodo di crisi generalizzata per il piccolo commercio, non potevamo più stare là. Abbiamo provato a tenere duro e a cercare delle “alleanze” per abbattere i costi, ma le risposte non sono arrivate, dunque, seppur a malincuore, ci siamo spostati».

Il Bar Tabacchi Alfieri non ha chiuso, si è solo trasferito di appena 15 metri, sullo stesso lato, verso piazza Alfieri ed è andato ad occupare un altro negozio storico della città, da poco chiuso: l’ex negozio di dischi Orecchia.
Enver per primo si augura che presto la ex sede del caffè tabaccheria venga nuovamente aperto: «Io abito da 35 anni in questa città, sono albanese di origine e sono arrivato con la grande immigrazione del 1991 – racconta – Ho scelto Asti, non ci sono capitato per caso, e mi sono sempre trovato bene. Ho lavorato molto e fatto molti sacrifici, ho fatto tutto il possibile per integrarmi e ho trovato persone meravigliose che mi hanno accolto e sostenuto. Così come hanno fatto con mia moglie prima e le mie figlie poi, nate qui. Fino al 2006 ho fatto lavori manuali anche pesanti per mettere insieme il capitale per rilevare un bar a Castello d’Annone. Lo abbiamo tenuto fino al 2023 quando abbiamo deciso di prendere l’Alfieri, uno dei bar più vecchi di Asti. Spiace ora aver chiuso la sua sede storica, ma siamo persone concrete, che sanno fare i conti con la realtà. Anche se a volte non è romantica come ci aspetteremmo».
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