Politica
23 Settembre 2026 11:23:11
Vittoria Briccarello e Mauro Bosia, consiglieri della lista Uniti si può [foto di repertorio]
Riceviamo e pubblichiamo un intervento del gruppo consiliare Uniti si può.
Meloni parla di bambini italiani che si sentirebbero minoranza nelle classi, Valditara evoca addirittura la «fuga dei bianchi». Il governo sceglie ancora una volta di alimentare la contrapposizione tra italiani e stranieri, anziché affrontare i problemi della scuola. Una polemica demagogica, con un evidente richiamo alle divisioni razziali, che sembra inseguire Vannacci più che rispondere alle esigenze di studenti e insegnanti.
D'altronde, i due principali provvedimenti annunciati intervengono su questioni già disciplinate: il tetto del 30% degli studenti stranieri è previsto da una circolare ministeriale del 2010 e il riconoscimento del volto nei luoghi pubblici è già regolato dalla legge del 1975. Quindi, in sostanza, non servono a nulla se non a lanciare fumo negli occhi dell’opinione pubblica.
Il problema della scuola non è trovare un nemico interno, ma garantire a tutti il diritto all'istruzione. Sia per chi deve raggiungere degli obiettivi che non ha ancora raggiunto, sia per chi investe nelle studio energie e passione e vuole ottenere risultati ambiziosi. Ricordiamo ai nostri governanti che la scuola non dovrebbe essere uno strumento di controllo della società, ma un ascensore sociale, ed il principale luogo in cui la Repubblica mette in pratica l'articolo 3 della Costituzione, cioè quello in cui si impegna a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.
Un Governo che volesse affrontare i problemi della scuola rendendola più efficiente, e non solo raccattare i voti dell'estrema destra alimentando paure e divisioni, saprebbe che il problema da affrontare è la conoscenza della lingua e non la cittadinanza. Anche perché la maggioranza degli alunni stranieri è nata in Italia e parla la lingua italiana come gli altri, ed è straniera semplicemente perché le leggi hanno lunghi iter per ottenerla.
Sarebbe forse il caso di parlare con gli insegnanti per capire quanto sia più complesso il quadro di una classe. Un docente può trovarsi a seguire sette o otto situazioni differenti, tra disabilità, disturbi dell'apprendimento, difficoltà linguistiche e bisogni educativi speciali. E Le difficoltà di apprendimento dipendono da molti fattori: dalle caratteristiche e dai bisogni del singolo alunno alle condizioni socioeconomiche della famiglia, fino alle opportunità di praticare l'italiano in casa e nei contesti di vita quotidiana. Ad educare è la comunità, non solo la scuola, e la scuola deve fare una gincana sempre più tortuosa fra modelli e messaggi sempre più diseducativi, violenti e pieni di rabbia che talvolta vengono anche dalla politica stessa.
Ancora diversi sono i casi degli inserimenti in corso di alunni stranieri, la cui alfabetizzazione non ha un percorso strutturato e uguale in tutta Italia ma è lasciata a ogni singolo istituto e alla valutazione caso per caso. Alla fine, a prendere in mano queste situazioni è spesso il buon cuore di insegnanti virtuose che dirottano ore previste per progetti, compresenze e potenziamento su questa attività di alfabetizzazione che, prima che scolastica, serve a dare dignità alla persona. Fateci caso: se parlate con una di queste ragazze o ragazzi, si ricorderà sempre di chi le ha insegnato l'italiano.
Una cosa certa: avere classi da 30 non aiuta a costruire percorsi individualizzati per colmare le lacune degli studenti evitando di abbassare il livello generale della classe. Questo è il vero grande problema della scuola e non riguarda solo la lingua: la possibilità di dedicarsi di più e meglio ai discenti. Servono classi meno numerose, con un tetto a 20 alunni, finanziamenti strutturali per l'alfabetizzazione, insegnanti formati, continuità didattica, mediatori linguistici per alunni e genitori, strumenti concreti per l'inclusione.
Le difficoltà linguistiche, che non riguardano solo gli alunni di origine straniera ma tutti, in modo trasversale, non si risolvono spostando gli studenti da una scuola all'altra, ma mettendo le scuole nelle condizioni di insegnare. È su questo che chiediamo al Governo di dare risposte concrete, senza ridurre la complessità della scuola a una contrapposizione tra bambini italiani e stranieri.
Uniti si può
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