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I ragazzi conoscono la violenza di genere ma non sanno a chi rivolgersi quando la subiscono

E' uno dei dati emersi dall'analisi delle risposte anonime di oltre 3500 studenti delle scuole superiori astigiane su questo tema

I ragazzi conoscono la violenza di genere ma non sanno a chi rivolgersi quando la subiscono

Una buona notizia e una cattiva: quella buona è che il 94% dei ragazzi che frequentano le scuole superiori astigiane conosce il significato di violenza di genere, contro le donne e domestica. La cattiva è che il 74% non conosce il Centro Antiviolenza L’Orecchio di Venere e il 63% neppure il numero nazionale antiviolenza 1522.
E’ uno dei dati che più fanno riflettere dall’elaborazione delle risposte ai questionari anonimi circolati da marzo a giugno nelle scuole superiori. Hanno risposto 3.539 studenti e studentesse fornendo uno spaccato importante sulla percezione di questo fenomeno e dando strumenti di intervento a chi deve contrastarlo.
Le aule dell’Università di Asti hanno accolto i risultati del lavoro portto avanti da Martina Piatto, Andrea Di Sarno e Sofia Rocchi per fondazione Giovanni Goria, Letizia Arri e Maria Augusta Griffa per Prime Minister Asti.
Molto interessante anche la scala di disvalori attribuiti dai ragazzi in ambito di violenza di genere. Per l’82% di loro, la massima gravità è data dalla diffusione senza consenso di immagini o video intimi seguita a breve distanza dalla minaccia di diffonderli. L’aggressione fisica viene dopo, a conferma di quanto il mondo giovanile sia spesso governato dalle regole social virtuali.
Altri dati riguardano la violenza diretta. Il 21% ha detto di averne subita e a questo dato potrebbe essere aggiunto quel 9% di chi ha preferito non rispondere, spesso segno di negazione di quanto subito. Più diffusa la violenza “assistita”: il 43% di studenti hanno risposto di aver assistito ad episodi.
A serrare le fila di questa iniziativa, il Questore di Asti Marina Di Donato con una prima riflessione sui dati: «Siete subissati di notizie di cronaca che vi presentano il fenomeno solo dal punto di vista vittimistico. Grazie alle vostre risposte sappiamo come muoverci meglio per veicolare le informazioni utili».
Ma non si limita a questo.
La dottoressa Di Donato, davanti ad una platea di studenti delle superiori non va per il sottile e dopo aver elencato e spiegato i campanelli d’allarme come il love bombing, l’isolamento, le critiche continue, la rabbia, il controllo, la manipolazione, le pressioni sessuali fino alla violenza fisica ha detto molto chiaramente quale sia la soluzione più efficace: «Al primo di questi segnali e dico primo, non secondo, terzo o decimo, dovete fare una cosa sola: alzare i tacchi ed andarvene per non far peggiorare le situazioni. Una relazione tossica e disfunzionale non si normalizza. E se lo fa, è solo dopo un percorso lungo e gestito da professionisti».
Per chi è vittima di violenza o conosce persone che lo siano, è importante confidarsi, anche andando in Questura. Oppure chiamando il 1522 oppure il Centro Antiviolenza L’Orecchio di Venere ai numeri 366/9287198 oppure 0141/090009.

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