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Ad Asti apre “Intrecci di vite”: il nuovo centro diurno Alzheimer

In via Antica Zecca inaugurata la struttura realizzata da Socialcoop e Confcooperative Piemonte Sud, il progetto per sostenere le persone con demenza e i caregiver

Ad Asti apre “Intrecci di vite”: il nuovo centro diurno Alzheimer

La struttura vista dal cortile interno in giardino

Un luogo di cura, pensato per accompagnare le persone con demenza e le loro famiglie lungo un percorso che non si esaurisce nell'assistenza quotidiana. Si chiama “Intrecci di vite” il nuovo centro diurno per persone con demenza di via Antica Zecca, ad Asti, inaugurato oggi in occasione della Giornata mondiale dell'Alzheimer. La struttura nasce dalla collaborazione tra Socialcoop, Confcooperative Piemonte Sud, le cooperative associate Opera, Itaca e Gesac, l'Associazione Alzheimer Asti Odv, il Comune di Asti e l'ASL AT.

L'evento è stata anche l'occasione per vivere un momento di confronto sul futuro dei servizi dedicati alla non autosufficienza, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo sanitario e della cooperazione.

Il progetto ha permesso di ristrutturare una palazzina Liberty di circa 1.000 metri quadrati, completata da un giardino di 2.000 metri quadrati. Un ambiente pensato per offrire un sostegno quotidiano nel mantenimento delle abilità personali e domestiche, ma anche per garantire sollievo e accompagnamento ai familiari e ai caregiver. Il centro ospiterà inoltre attività di formazione sul campo per gli operatori di Socialcoop, con l'obiettivo di rafforzare competenze e strumenti nella gestione delle fragilità.

Una rete di servizi che parte dalla persona

«Questo è il tassello che mancava nella nostra filiera dei servizi», ha spiegato il presidente di Socialcoop Maurizio Serpentino, richiamando il percorso che dal domicilio arriva ai servizi semiresidenziali e alle RSA. Il centro, ha sottolineato, nasce per offrire alle famiglie un servizio modulato sulle esigenze reali e sui diversi livelli di non autosufficienza, con l'intento di essere "un luogo di cura e non di semplice parcheggio".

Nel suo intervento, Serpentino ha evidenziato anche il valore del lavoro cooperativo, ringraziando le oltre 1.500 persone che operano in Socialcoop e nelle cooperative che la compongono. Una rete che, secondo il presidente, deve contribuire a costruire un sistema di assistenza capace di mettere in relazione competenze, risorse e responsabilità pubbliche e private.

Al centro del suo discorso anche il tema della non autosufficienza, che non può essere affrontata esclusivamente come una questione familiare. Serpentino ha richiamato la necessità di trasformare la collaborazione tra istituzioni e Terzo settore in un metodo stabile di lavoro, attraverso l'amministrazione condivisa, l'attuazione del Codice del Terzo settore e lo sviluppo dell'economia sociale.

Oltre 4.000 persone con demenza in provincia

A richiamare l'attenzione sulla dimensione del fenomeno è stato Marcello Francesconi, presidente dell'Associazione Alzheimer Asti, che ha ripercorso i 25 anni di attività dell'associazione, dalla nascita del centro diurno nel 1999 ai progetti dei Caffè Alzheimer.

Secondo i dati citati durante l'inaugurazione, in provincia di Asti si contano oltre 4.000 persone con demenza, comprese le forme a esordio giovanile, sotto i 65 anni. Un numero che coinvolge direttamente anche le famiglie, con una stima compresa tra 8.000 e 16.000 caregiver familiari.

Francesconi ha inoltre posto l'attenzione sull'importanza dei servizi semiresidenziali nel contrastare la solitudine, lo stigma e la vergogna che ancora possono accompagnare la malattia. Il centro vuole essere uno spazio in cui le persone vengano accolte senza perdere la propria dignità e in cui i familiari possano trovare sostegno, evitando di affrontare da soli il peso della gestione quotidiana.

L'invito rivolto alla comunità è quello di diventare "imprenditori di speranza e inclusione", trasformando la cura in una responsabilità condivisa.

Il valore della collaborazione tra pubblico e cooperazione

Il presidente di Confcooperative Piemonte Sud Mario Sacco ha definito “Intrecci di vite” una struttura di cui Asti aveva bisogno, sottolineando la capacità della cooperazione di intercettare le necessità del territorio e costruire risposte concrete. Nel suo intervento ha ricordato anche il contributo della rete cooperativa locale, che conta oltre 30.000 soci lavoratori impegnati nei servizi socio-assistenziali in collaborazione con ASL e Regione.

 

La collaborazione tra enti e istituzioni è stata richiamata anche dal sindaco di Asti Maurizio Rasero e dal presidente della Provincia Simone Nosenzo, che hanno evidenziato la responsabilità delle istituzioni nel garantire soluzioni operative alle famiglie che si trovano ad affrontare la malattia. Il consigliere regionale Sergio Barnabo ha descritto il centro come un importante dono per la sanità e per la comunità astigiana.

Per il direttore generale dell'ASL AT, Giovanni Gorgoni, la realizzazione della struttura, completata in tempi record, dimostra il valore di una rete che sappia andare oltre l'ambito strettamente ambulatoriale. Nella cura delle demenze, ha sottolineato, umanità e dignità devono accompagnarsi a un sistema di comunità e sussidiarietà.

Anche il presidente della Camera di Commercio di Asti Giampaolo Coscia ha ribadito il ruolo della sanità e dei servizi sociali nell'economia locale, confermando la disponibilità dell'ente a sostenere il sistema cooperativo. Il presidente dell'Ordine dei Medici di Asti Claudio Lucia, ha invece richiamato l'importanza dei centri diurni e dei Caffè Alzheimer per favorire la socializzazione, soprattutto di fronte a patologie per le quali non esistono terapie farmacologiche risolutive. La presidente dell'Ordine degli Infermieri, Stefania Calcari, ha posto l'accento sulla necessità di preservare la dignità delle persone anche quando la malattia compromette la memoria, garantendo un sostegno costante a chi se ne prende cura.

Un luogo aperto alle nuove generazioni

L'obiettivo di Socialcoop non si limita all'apertura di un nuovo centro, il presidente Serpentino ha infatti ribadito la volontà di fare di “Intrecci di vite” un luogo aperto, intergenerazionale e inserito nella comunità, capace di dialogare con scuole, associazioni, istituzioni e nuove generazioni.

Sono già attive le collaborazioni con gli studenti del quinto anno del corso socio-sanitario dell'Istituto Castigliano, con l'apprendistato duale, l'Università e le agenzie formative. Un percorso che punta anche a rafforzare le professioni della cura, dall'assistente infermiere alla formazione degli OSS, per rispondere alla crescente necessità di personale qualificato.

«Dobbiamo riuscire a far innamorare le nuove generazioni del lavoro di cura», ha affermato Serpentino, conscio della necessità di riconoscere ai professionisti del settore una dignità economica e contrattuale adeguata alle responsabilità che assumono.

A chiudere il suo intervento è stata l'immagine delle viti centenarie presenti nel giardino della struttura, un legame tra passato e futuro che richiama lo stesso nome del centro. Ricevere qualcosa da chi è venuto prima, averne cura e consegnarlo a chi verrà dopo: è questa, per Serpentino, una delle immagini più significative della cooperazione.

«Oggi inauguriamo un edificio. Da domani dobbiamo farne vivere il progetto». 

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