Ambito Territoriale Caccia
20 Settembre 2026 15:25:00
L’ultimo incidente risale a pochi giorni fa, alle porte di Asti arrivando da Sessant, davanti al deposito dell’Asp: un’auto ha avuto la parte anteriore completamente distrutta dopo l’impatto con un cinghiale che ha improvvisamente attraversato la strada.
Ma come sta andando la politica di contenimento della fauna selvatica nella nostra provincia, nervo scoperto per la pericolosità su strada ma anche e soprattutto per gli agricoltori?
Risponde l’ATC (Ambito Territoriale Caccia) che ha tirato le somme di un anno di gestione.
La cartina al tornasole è la denuncia di danni ai raccolti per i quali l’Atc rifonde gli indennizzi.
Partiamo dal cinghiale.
Nel 2022 i danni denunciati ammontavano complessivamente a 243 mila euro; l’anno scorso si è scesi a 194 mila euro ma con due dati significativamente diversi fra Atc Nord Astigiano e quello Sud. Nel primo territorio, nel 2025, sono stati ricevuti 48 mila euro di danni mentre nel sud, nello stesso periodo, il conto totale è stato di oltre 145 mila euro. Tale disparità la spiega il presidente dell’Atc, Antonello Murgia: «La peste suina ha cambiato radicalmente le condizioni di gestione del cinghiale. Una larga parte del territorio del Sud Astigiano è stata inserita nelle aree di restrizione dove non si può svolgere la normale attività di caccia in braccata e questo ha provocato l’impennata di danni».
In campi e boschi c’è un altro animale che toglie il sonno ad automobilisti e ad agricoltori: il capriolo.
L’anno scorso, nel Nord Astigiano, sono stati denunciati danni per poco più di 2 mila euro contro i quasi 79 mila del Sud Astigiano. Questi ultimi, però, sono comunque molto ridotti rispetto al totale del 2024 (denunciati danni per 240 mila euro e 218 mila l’anno precedente). Anche qui una spiegazione arriva dal presidente: «Pur sottolineando gli interventi di gestione venatoria sul capriolo va tenuto conto della presenza del lupo, ormai stabilmente insediato in diverse aree del territorio meridionale astigiano. Un predatore che riveste il ruolo di regolatore naturale della popolazione del capriolo».
L’Atc astigiano non ha solo indennizzi da pagare in bilancio. Fedele alla sua mission, anche per il 2026 ha speso per il ripopolamento faunistico: oltre 80 mila euro come già accaduto per gli anni precedenti. La parte più rilevante ha riguardato la liberazione in natura dei fagiani (43 mila euro per il 2026) cui si aggiungono starne per 24 mila euro e lepri per oltre 17 mila.
Dati in calo però sul fronte dei cacciatori che, in quattro anni, sono diminuiti di circa 500 unità, oltre 100 in meno all’anno. Nel 2022 gli iscritti all’Atc erano 2.415 e nell’anno in corso il numero è sceso a 1.951. Con età media ancora molto alta.
E per il futuro? «Il nostro obiettivo – risponde il presidente Murgia – è quello di mantenere un equilibrio tra le esigenze del mondo agricolo, la tutela del territorio, la corretta gestione della fauna e la sostenibilità dell’attività venatoria. Partendo dall’analisi dei dati, l’evoluzione dei selvatici, gli interventi dell’uomo sugli ecosistemi».
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