Cerca

Scuola

«Io universitaria di Scienze della Formazione e il paradosso di chi mi passa davanti per insegnare»

Lettera al giornale di una giovane che pone un problema sull'accesso alla professione dell'insegnamento

«Io universitaria di Scienze della Formazione non posso insegnare, quelli che hanno preso il diploma di magistrali prima del 2000 e hanno fatto altro per decenni, invece sì»
Immagine generata con AI

Riceviamo e pubblichiamo.

«Frequento Scienze della Formazione Primaria e quello che mi fa riflettere, e anche arrabbiare, è vedere quanto sia sproporzionato il rapporto tra il percorso che viene richiesto a chi oggi vuole diventare insegnante e quello che invece è sufficiente per altre persone che hanno conseguito il diploma magistrale tanti anni fa.

Per accedere alle graduatorie provinciali, per chi sta frequentando Scienze della Formazione Primaria, è necessario essere almeno al terzo anno e avere conseguito 150 CFU. Quindi una persona deve aver già studiato per tre anni, sostenuto esami, fatto attività, tirocinio e maturato una preparazione specifica prima ancora di poter avere accesso alle graduatorie.

E allora mi chiedo: perché non rivedere anche questo aspetto?

Se una ragazza o un ragazzo è al secondo anno di Scienze della Formazione Primaria, sta già frequentando un corso di laurea specifico per diventare insegnante. Non sta facendo un'università a caso: ha scelto consapevolmente quella professione. Sta studiando pedagogia, psicologia, didattica, discipline matematiche, linguistiche, scientifiche e tutto ciò che serve per lavorare nella scuola.

E qui arriviamo al paradosso: mentre chi sta studiando da anni deve raggiungere determinati requisiti universitari per poter entrare nelle graduatorie, esistono persone che possono accedere all'insegnamento grazie a un diploma magistrale conseguito prima del 2000.

E non sto dicendo che queste persone debbano essere bandite dalla scuola. Non è questo il punto. Una persona può decidere a 40, 45 o 50 anni di cambiare vita e di voler diventare insegnante. È assolutamente legittimo. Ma allora deve esserci un percorso serio di formazione e di verifica delle competenze.

Perché ci sono casi di persone che per tutta la vita hanno fatto altri lavori (estetista, parrucchiera, commessa, badante, calzolaio, segretaria e tanti altri mestieri) e che a un certo punto decidono di entrare nella scuola. Ripeto: non è il cambio di professione in sé che contesto. Il problema nasce quando si può entrare in classe senza avere una preparazione specifica e, in alcuni casi, arrivare persino a lavorare sul sostegno.

Il sostegno poi è un capitolo ancora più delicato. Stiamo parlando di bambini con disabilità e con bisogni educativi molto diversi, anche complessi. Non è uno scherzo e non è un lavoro che si può improvvisare.

Se oggi per diventare insegnante esiste un percorso universitario di cinque anni, forse una ragione c'è. Non si fanno cinque anni di università, più il tirocinio e tutto quello che viene richiesto, perché non si ha niente di meglio da fare. Si fanno perché servono competenze pedagogiche, psicologiche, didattiche, relazionali e disciplinari.

E trovo ancora più difficile comprendere il fatto che una persona possa arrivare alla specializzazione sul sostegno attraverso percorsi estremamente brevi, mentre chi sceglie questo mestiere come professione affronta anni di università e formazione. Mi chiedo sinceramente quanto si possa imparare in pochissimi mesi quando si dovrebbe essere preparati ad affrontare situazioni educative che possono essere molto complesse.

Secondo me, se si vuole mantenere la possibilità di accesso per chi possiede il vecchio diploma magistrale, dovrebbe esserci una sorta di percorso di ingresso: uno o due anni di formazione universitaria specifica, corsi seri, verifiche delle competenze e poi un vero anno di prova, come quello che affrontano gli altri insegnanti. Se sei idoneo, entri. Se invece non dimostri di avere le competenze necessarie, allora semplicemente non sei adatto a svolgere quel mestiere.

Perché non si può pensare che il semplice possesso di un titolo, soprattutto conseguito decenni fa e senza esperienza concreta nella scuola, possa automaticamente equivalere alla preparazione di chi ha scelto oggi di formarsi specificamente per insegnare». 

Lettera firmata

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Nuova Provincia di Asti

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Solelibero

    19 Settembre 2026 - 03:12

    Per essere ancora più diretta.Non ha neanche la triennale e ci fa la lezione sulle competenze. Elencare psicologia e pedagogia non ti fa psicologa, come elencare anatomia non fa l’infermiere medico. Infarinatura di tante materie non è professione. Fa l’elenco per dimostrarsi esperta in pedagogia, psicologia, didattica, matematica, lingue, scienze. È lo stesso trucco di chi elenca anatomia, farm

    Report

    Rispondi

Edicola Digitale

©2025 La Nuova Provincia - Iscritta alla Camera di Commercio di Alessandria - Asti Capitale sociale € 10.000 i.v. - Registro Imprese: AT-28133