Politica
18 Settembre 2026 11:36:13
Il guano dei piccioni su uno dei balconi interni di Palazzo Ottolenghi
Ci sono immagini che valgono più di mille comunicati stampa. Sono le immagini di Palazzo Ottolenghi, uno degli edifici storici più importanti di Asti, e raccontano una realtà che stride pesantemente con la narrazione della “valorizzazione culturale e turistica” della città. Piccioni ovunque. Accumuli impressionanti di guano. Sporcizia. Degrado. Le immagini del piano superiore, del primo piano e del cortiletto interno non mostrano un semplice problema di decoro. Mostrano una situazione che merita risposte precise, immediate e soprattutto pubbliche.
La domanda è semplice: come può un Comune che investe milioni nel progetto “Asti Vino e Cultura – Palazzo Ottolenghi” permettere che alcune parti dello stesso edificio si trovino in queste condizioni? Milioni investiti, ma il problema era già previsto. Negli elaborati ufficiali del progetto sono previsti interventi sui cortili e, in particolare, i “dissuasori antipiccione” sui prospetti di corso Alfieri e San Martino.

Quindi no: non siamo davanti a un problema comparso dal nulla. Il problema dei piccioni era noto. Tanto che era stato previsto persino un intervento specifico per contrastarlo. E allora qualcosa non torna. Se il problema era conosciuto, perché oggi ci troviamo davanti a questa situazione? Chi controlla le parti dell'edificio che non sono direttamente interessate dai lavori? Chi deve garantire la pulizia? Chi deve provvedere alla bonifica del guano? Chi sta verificando che i piccioni non continuino a colonizzare gli spazi dell'edificio? E soprattutto: chi sta tutelando gli affreschi, gli arazzi e gli altri elementi di pregio storico-artistico presenti all'interno di quelle aree palazzo?
Sono domande semplici. Il Comune ha il dovere di rispondere. Per troppo tempo abbiamo assistito a progetti, conferenze stampa, rendering, annunci e comunicati. Ma un progetto di recupero non si misura dalle planimetrie. Si misura da come viene realmente restituito un edificio alla città. Un palazzo storico recuperato dovrebbe essere pulito, tutelato, fruibile e mantenuto in condizioni dignitose. In tutto il suo complesso.

Non dovrebbe essere lasciato alla mercé dei piccioni e ricoperto di guano. Non spetta alla politica stabilire se esista un rischio sanitario. Spetta agli organi competenti verificarlo. Ed è proprio per questo che chiediamo che l'Asl intervenga immediatamente, effettui un sopralluogo e chiarisca quali siano le condizioni igienico-sanitarie delle aree interessate.
C'è poi un aspetto ancora più grave. Palazzo Ottolenghi è un bene storico e artistico di grande valore. Per questo il Comune deve coinvolgere immediatamente anche la Soprintendenza competente. Serve un sopralluogo. Serve una valutazione dello stato delle parti storiche interessate dal degrado. Serve sapere quali interventi siano necessari per garantire la corretta tutela del patrimonio.
Perché se davvero vogliamo trasformare Palazzo Ottolenghi in un simbolo della cultura e del turismo astigiano, dobbiamo prima dimostrare di essere capaci di prendercene cura. La contraddizione è sotto gli occhi di tutti e il problema non finisce alle porte del palazzo. Nello stesso angolo del centro storico, il marciapiede prospiciente l'area del Quintino Sella presenta condizioni di degrado che meritano un intervento. Poco distante c'è Palazzo Della Rovere, edificio del XVII secolo. Al collasso. È tutto lì, nello stesso pezzo di città.
Da una parte milioni di euro, grandi progetti, cultura, turismo, valorizzazione del centro storico. Dall'altra piccioni, guano, sporcizia, marciapiedi degradati e patrimonio storico che chiede attenzione. Questa è la contraddizione che il Comune deve spiegare ai cittadini. Contando che, alcuni di quei cittadini, abitano vicino proprio a quegli spazi pubblici abbandonati al degrado.
Vittoria Briccarello (Uniti si può)
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