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Dopo le dimissioni di Rasero dalla Banca di Asti, l'opposizione chiede un passo indietro a tutto il CdA della Fondazione che l'aveva indicato come presidente

I consiglieri comunali di minoranza parlano di «una delle pagine più buie e imbarazzanti per la gestione della politica e delle istituzioni locali»

La Banca di Asti

La sede centrale della Banca di Asti

Il sindaco di Asti Maurizio Rasero ha annunciato le sue dimissioni dalla presidenza della Banca di Asti, un incarico durato 141 giorni. Con le dimissioni, che saranno confermate anche nella lettera di risposta che il CdA della Banca inoltrerà a Bankitalia, sparisce lo spettro di un possibile commissariamento del Comune di Asti, previsto qualora il sindaco avesse rassegnato le dimissioni da palazzo civico. Sfuma anche l'ipotesi di un passaggio di consegne alla vicesindaca Stefania Morra, nel caso fosse stato il Consiglio comunale a contestargli l'incompatibilità delle due cariche, facendo decadere Rasero dal ruolo di primo cittadino.

Resta, ed è evidente, il caso politico innescato il 27 aprile scorso quando Maurizio Rasero era stato nominato presidente della Banca di Asti al posto di Giorgio Galvagno. Un caso, com'è stato trattato in questi quattro mesi e mezzo, che ha provocato una dura presa di posizione da parte dei consiglieri di minoranza certi, fin dal primo giorno, che Rasero non potesse ricoprire entrambi i ruoli. Gli esponenti di minoranza hanno avuto ragione, mentre tra i consiglieri di maggioranza, tra i quali c'è chi aveva sostenuto, in Consiglio comunale, che in un «momento straordinario del risiko bancario nazionale la persona che può tutelare maggiormente i nostri cittadini sia proprio Maurizio Rasero», si apre l'ennesima incognita: con una campagna elettorale alle porte, il caso del sindaco banchiere costretto alle dimissioni potrebbe rivelarsi un boomerang sul fronte dei consensi.

Durissima, invece, la critica politica della lista civica di minoranza Ambiente Asti, rappresentata in aula dal consigliere Mario Malandrone. «La vicenda delle dimissioni di Rasero dalla presidenza della Banca di Asti, giunte a pochissimo tempo dalla sua nomina voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, segna una delle pagine più buie e imbarazzanti per la gestione della politica e delle istituzioni locali - scrivono dalla lista - Il Presidente e il Consiglio di Amministrazione della Fondazione si sono dimostrati del tutto inadeguati nella gestione di una scelta strategica di questa portata. Con il suo comportamento e la successiva resa, Maurizio Rasero ha svilito e mancato di rispetto al ruolo e all'istituzione del sindaco della Città di Asti. Trattare le cariche pubbliche e i vertici delle principali realtà finanziarie della città come tessere di uno scacchiere personale danneggia pesantemente l'immagine di Asti e delle sue istituzioni».

«La città ha vissuto l’episodio più basso degli ultimi anni; la mossa del sindaco, avvallata dalla sua maggioranza e da chi, come il parlamentare Coppo, lo ha sostenuto a livello parlamentare, ha minato non solo la credibilità della nostra città ma ha bloccato per mesi i lavori consiliari - incalza la consigliera di Uniti si può Vittoria Briccarello - Rasero, costretto a dimettersi per salvare il Cda, si trova sindaco obbligato. Di certo un finale pessimo è una brutta figura, ma almeno, là dove la maggioranza consigliare ha peccato, ci ha pensato Banca d’Italia ad assicurare un po’ di stabilità amministrativa. Una cosa è certa: nessuno di coloro che ha avvallato l’operazione scellerata è giustificabile. Ora speriamo che, in questi ultimi mesi, si pensi alla città».

Dal Movimento 5 Stelle, il consigliere Massimo Cerruti, che il 27 aprile scorso in Consiglio comunale aveva presentato, a nome di tutta l'opposizione, la prima mozione contro il doppio incarico di Rasero (poi bocciata) va oltre le semplici critiche alla scelta del sindaco, ma chiama in causa tutti coloro che l'hanno sostenuta e difesa: «I fatti, con quattro mesi di ritardo e molti danni d'immagine per la città, ci hanno dato ragione - commenta Cerruti - Ma non basta un passo indietro tardivo e silenzioso. Chi ha votato per affossare la nostra diffida, chi ha difeso per mesi l'indifendibile, ha una responsabilità politica precisa e non può cavarsela con un comunicato di circostanza, né con un cambio della guardia concordato nei salotti buoni della città. Per questo chiediamo con la stessa fermezza le dimissioni del presidente della Fondazione Banca di Asti, e dell'intero Consiglio di Amministrazione della Fondazione: sono loro gli autori politici e istituzionali di uno scempio che ha tenuto Asti ostaggio di un conflitto di interesse strutturale, negato con arroganza fino all'ultimo».

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