Presentazione
15 Settembre 2026 09:35:35
Il nuovo centro diurno Alzheimer in via Antica Zecca
E’ stata scelta una data significativa - il 21 settembre, Giornata mondiale dell’Alzheimer - per la presentazione di “Intrecci di vite”, il nuovo centro diurno destinato a persone affette da demenza. Un termine che racchiude un “universo” di patologie, di cui fa parte l’Alzheimer, di cui soffrono in Italia oltre 1,4 milioni di persone, numero peraltro destinato ad aumentare.
Sono infatti terminati i lavori della struttura che entrerà in funzione entro la fine dell’anno. Ospitata in una palazzina Liberty da mille metri quadri in via Antica Zecca, appositamente ristrutturata e attorniata da un giardino da 2mila metri quadri, sarà presentata lunedì 21 a partire dalle 16, quando si susseguiranno interventi sul tema della cura da parte dei promotori del progetto: Confcooperative Piemonte Sud e Socialcoop (che gestirà la struttura), insieme alle cooperative associate aderenti, con la significativa collaborazione dell’associazione Alzheimer Asti, del Comune e dell’Asl.
A partecipare all’incontro anche l’assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi. Seguiranno, alle 17, il taglio del nastro e la visita all’interno della struttura.
«Il nome che abbiamo scelto, “Intrecci di vite” - spiegano da Concooperative e Socialcoop - ben rivela la sensibilità alla base del progetto: la convinzione che la comunità ricopra un ruolo fondamentale nel percorso di cura delle persone fragili, che non devono essere lasciate sole nella malattia. Solamente con il supporto reciproco, e l’aiuto alle famiglie coinvolte, è possibile attivare un percorso terapeutico davvero efficace».
Il centro diurno, da 25 posti accreditati con l’Asl, vedrà impiegate diverse figure professionali per un totale di circa 20 addetti. Offrirà un supporto quotidiano nel mantenimento delle abilità quotidiane delle persone affette da demenza, ad esempio con attività di stimolazione cognitiva che aiutano a contrastare l’avanzare della malattia. Garantendo, al contempo, un supporto ai famigliari che spesso, soprattutto nella fase iniziale della malattia, si ritrovano a dover affrontare numerose e gravose difficoltà quotidiane senza aiuti.
Una struttura attesa da tante famiglie dopo la chiusura della casa di riposo “Città di Asti”, il 31 dicembre 2022, al cui interno era presente un centro diurno dal 1999. Prima gestito direttamente dall’azienda sanitaria, successivamente era stato diretto dalla casa di riposo, convenzionato con l’Asl.
“Intrecci di vite” sarà inoltre anche un luogo di formazione sul campo per gli operatori di Socialcoop che quotidianamente si interfacciano a pazienti affetti da queste patologie.
«E’ il tassello - commenta Maurizio Serpentino, presidente di Socialcoop - che mancava nella nostra filiera dei servizi che, partendo dal domicilio, arriva al semiresidenziale e al residenziale con le Rsa».
«Socialcoop, insieme agli altri attori del progetto - continua - ha voluto offrire un servizio alle famiglie che sia modulato in base alle loro esigenze reali, dato che invece troppo spesso i servizi si adeguano alle esigenze di chi li eroga, e calibrato rispetto ai livelli di non autosufficienza delle persone. Questo centro diurno si pone quindi come luogo di cura e non come “parcheggio”, affinché le famiglie siano accompagnate ad affrontare la fragilità e la malattia in modo proattivo».
Sulla stessa lunghezza d’onda Mario Sacco, presidente di Confcooperative Piemonte Sud. «“Intrecci di vite” - afferma - rappresenta un luogo di cui la città di Asti aveva fortemente bisogno, tanto che diventerà un riferimento per il territorio».
«Ancora una volta, quindi, la cooperazione conferma la capacità di recepire le esigenze della comunità e di rispondervi con prontezza, competenza, determinazione e lungimiranza. Dotare i territori di una rete di presidi socio-sanitari che rispondano ai bisogni delle persone è ciò che si prefigge da sempre la cooperazione, che per vocazione guarda alla persona nella sua totalità, considerando sempre il contesto familiare e comunitario».
«La filiera cooperativa dei servizi - conclude - si pone dunque in posizione complementare, e non di sovrapposizione, con il sistema pubblico, cui spetta il compito di governare le politiche di welfare».
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