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La minoranza consiliare propone un "Atlante dei punti fragili" per rendere Asti più sicura contro i temporali

Depositato in Comune un ordine del giorno che chiede di mappare le zone più a rischio, georeferenziando i luoghi più colpiti, i danni e le criticità che si vedono dopo ogni evento estremo, sempre più frequente

devastazione al cimitero di Asti

L'ultimo violento nubifragio ha creato ingenti danni anche al cimitero di viale Don Bianco

Un «Atlante dei punti fragili di Asti agli eventi meteorologici estremi» per trasformare le esperienze degli ultimi anni, e in particolare dei temporali più violenti, in uno strumento concreto di prevenzione. È questa la proposta contenuta nell’ordine del giorno depositato in Consiglio comunale dagli esponenti di minoranza, che chiedono a sindaco e Giunta di costruire una mappa aggiornata delle aree della città maggiormente esposte alle conseguenze del maltempo.

A firmare il documento sono Mario Malandrone, Vittoria Briccarello, Mauro Bosia, Gianfranco Miroglio, Michele Miravalle, Valter Saracco, Paolo Crivelli, Massimo Cerruti, Maria Ferlisi, Luciano Sutera. L'iniziativa parte dalla constatazione che il cambiamento climatico sta modificando le caratteristiche del clima, rendendo più frequenti e intensi, in molte aree, fenomeni come temporali violenti, grandinate e forti raffiche di vento. Un quadro che riguarda anche l'Astigiano come si è visto nella serata del 9 settembre.

L'idea non è però quella di creare l'ennesima mappa destinata a sovrapporsi agli strumenti già esistenti. Asti dispone infatti già di documenti come il Paesc, il Pai, il Prgc e il Piano comunale di Protezione Civile. L'Atlante dovrebbe piuttosto mettere a sistema queste informazioni, integrandole con i dati relativi agli eventi effettivamente verificatisi sul territorio e trasformandoli in uno strumento operativo, aggiornabile dopo ogni episodio significativo.

La proposta chiede di mappare e georeferenziare le zone maggiormente interessate, o potenzialmente vulnerabili, alle precipitazioni intense e agli allagamenti, al ruscellamento superficiale e ai problemi di drenaggio. Nell'Atlante dovrebbero trovare posto anche le criticità di rii, fossi e corsi d'acqua, i sottopassi e i tratti di viabilità più esposti, oltre alle aree interessate da forti raffiche di vento e fenomeni di downburst. La mappatura dovrebbe inoltre comprendere i luoghi dove si verificano cadute di alberi e rami, le situazioni di dissesto e instabilità dei versanti, le cosiddette isole di calore urbane e le eventuali aree nelle quali gli eventi meteorologici provocano danni o interruzioni di infrastrutture e servizi essenziali.

Un altro elemento centrale è la costruzione di uno storico georeferenziato degli eventi estremi: per ogni episodio dovrebbero essere registrati luogo, tipo di fenomeno, criticità riscontrate, danni provocati e interventi effettuati. In questo modo, spiegano i consiglieri, ogni nuovo temporale potrebbe lasciare una traccia utile a comprendere meglio le vulnerabilità della città.

Più spazio all'acqua, meno acqua tutta insieme

Una parte significativa della proposta riguarda la gestione delle piogge intense. Per i consiglieri non è sufficiente limitarsi a potenziare la rete di smaltimento: occorre anche intervenire per trattenere, infiltrare, laminare e, quando possibile, riutilizzare l'acqua piovana, evitando che una quantità eccessiva d'acqua arrivi contemporaneamente nelle fognature e nei corsi d'acqua. L'ordine del giorno propone quindi di valutare, nei punti maggiormente esposti, sistemi di raccolta e accumulo dell'acqua piovana, vasche di laminazione, superfici permeabili e drenanti, aree verdi destinate alla raccolta temporanea dell'acqua, rain garden e sistemi di infiltrazione naturale. L'acqua raccolta potrebbe inoltre essere recuperata per l'irrigazione del verde pubblico e per altri usi compatibili. La stessa impostazione dovrebbe essere valutata anche nelle nuove opere pubbliche e negli interventi di riqualificazione urbana, inserendo sistemi di raccolta e riutilizzo dell'acqua piovana quando risultino tecnicamente ed economicamente sostenibili.

Dalla mappa alle opere

Secondo le intenzioni dei consiglieri di minoranza, i dati raccolti dovrebbero servire a stabilire una graduatoria delle criticità e delle priorità di intervento, distinguendo tra manutenzione ordinaria, interventi straordinari e vere e proprie opere strutturali di adattamento climatico. Si propone inoltre una possibile versione digitale della mappa, aggiornata nel tempo e, eventualmente, aperta anche alle segnalazioni dei cittadini. Le criticità potrebbero così essere registrate e successivamente verificate dopo ogni nuovo evento meteorologico. L'obiettivo finale è utilizzare i risultati dell'Atlante per orientare manutenzione, opere pubbliche e interventi di adattamento climatico, concentrando le risorse comunali sui punti considerati più vulnerabili.

Per la costruzione dello strumento vengono chiamati in causa, oltre agli uffici comunali e alla Protezione Civile, anche ARPA Piemonte, Regione Piemonte, AIPo e gli altri soggetti istituzionali interessati, con l'obiettivo di condividere e integrare i dati disponibili.

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