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Dalla fabbrica di palloni al boogie woogie ballato per la fine della guerra, dalla carrozza funebre trainata da cavalli ai campi portati sui carri, dalle stalle alle cucine: il corteo contadino del Festival delle Sagre non smette di incantare

Terminato poco fa e animato dai volontari delle 28 Pro loco presenti in piazza ha attraversato la città con il percorso assiepato di pubblico.

Dalla fabbrica di palloni al boogie woogie ballato per la fine della guerra, dalla carrozza funebre trainata da cavalli ai campi portati sui carri, dalle stalle alle cucine: il corteo contadino del Fe

No, non smette di incantare il corteo storico del Festival delle Sagre. Quello che poco fa è terminato in piazza del Palio dopo due ore di puro tuffo nella memoria delle campagne e delle cittadine astigiane da inizio a metà Novecento.

Da via Cavour a piazza del Palio passando per piazza San Secondo, piazza e corso Alfieri e poi viale alla Vittoria, le 28 Pro loco che da ieri stanno servendo piatti della tradizione nel grande villaggio enogastronomico di piazza del Palio, questa mattina hanno dato vita ad uno dei momenti più attesi ed emozionanti di tutte le manifestazioni astigiane.

Impossibile descrivere tutto quello che c'è dentro il corteo storico. Da una parte ci sono le "cose": mezzi d'epoca recuperati e restaurati così come attrezzi e grandi macchinari meccanici insieme agli utensili di tutti i giorni, gli arredi delle stanze delle cascine, dalla tazzina ai mobili, dai giocattoli in legno alla biancheria per la casa. Un capitolo a parte lo meritano gli indumenti che vengono indossati dai figuranti svuotando gli armadi di tutte le case dei paesi alla ricerca di abiti, cappelli, vestiti, scarpe, scialli, cappotti che vengono poi affidati a sarte esperte per allungarli o allargarli e adattarli alle stazze medie dei giovani e adulti di oggi.

I bambini hanno una parte importante nel corteo. Sono quelli più inconsapevoli di tutti che recitano più autenticamente il loro ruolo: i bimbi di oggi come quelli di allora non fanno differenze fra una tutina e le lunghe vesti bianche dell'epoca con tanto di cuffietta. Non sentono neppure così tanto la differenza fra i comodi e molleggiati passeggini e carrozzine di oggi rispetto a quelle monumentali di un tempo: tanti hanno sfilato addormentandosi ugualmente nel rumore forte delle bande, dei trattori a testa calda, degli applausi e delle urla del pubblico.

In due ore sfilano anche i sentimenti di intere generazioni: la disperazione per i raccolti andati a male, la fatica che ogni giorno riscuoteva la sua parte di vigore in uomini e donne spezzate sotto il sole dei campi, le differenze di status sociale e di diritti riconosciuti, ma anche l'orgoglio dei contadini, i momenti di festa, la voglia di novità per alleviare le fatiche nei campi, la solidarietà delle famiglie dello stesso paese, quei primi amori che segnavano il passaggio precoce dall'infanzia alla vita adulta. In corteo si rappresenta tutta questa gerarchia di sentimenti e di organizzazione delle famiglie dove tutti, nessuno escluso, a partire dai tre anni in su aveva un suo ruolo e contribuiva, a suo modo e con le forze che aveva, al bene di tutta la casa.

C'è tanto in questo corteo, che si distingue da qualunque altra rievocazione storica. Perché non è solo un passaggio davanti al pubblico mostrando vestiti, trattori e attrezzi. La fortuna di avere ancora figuranti che quegli anni li hanno vissuti o li hanno sentiti raccontare di persona dai loro protagonisti, fa sì che ci sia un'animazione unica che incanta il pubblico: i gesti dei più anziani che usano i vecchi macchinari o i vecchi attrezzi, i trucchi dei trattoristi dei testa calda, quei sigari in bocca a giovani che si vedono trasformare nelle foto dei loro bisnonni, le mani sapienti di donne che sanno impastare, fare l'alsia, ricavamre, stirare con i vecchi ferri a brace.

La simpatia per il pubblico assiepato che viene coinvolto nei modi più strani: dalla tradizionale "benedizione" dei lavoratori di canapa di Callianetto ai bambini che lanciano chicchi di grano alle scene di ubriachi che lo sembrano per davvero, agli inseguimenti dei borseggiatori alle fiere da parte dei gendarmi passando per il coinvolgimento nel tifo della partita a tambass o del palio degli asini di Quarto.

Tutto questo da parte di volontari che attori non sono. Fino a ieri e da domani in poi tornano alle loro vite di sempre, ai loro lavori, ai loro studi, ma per una mattina giocano ad incantare il pubblico e a trasformarsi nei loro nonni e bisnonni. Un gioco bellissimo che rende onore al "contado" astigiano.

(fotoservizio Billi)

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