Politica
10 Settembre 2026 18:10:00
I lavori del Consiglio comunale, assente il sindaco Rasero [foto Billi]
Di solito, nei combattimenti navali, se il primo tentativo di abbordaggio non sortisce gli effetti sperati, si tenta con un secondo, magari migliorando la strategia. È quanto è avvenuto anche nell'ultimo Consiglio comunale di Asti dove l'opposizione, dopo il primo tentativo di "affondare la nave" capitanata dal sindaco Maurizio Rasero, avvenuto lunedì sera, è tornata all'arrembaggio, cambiando la strategia.
L'obiettivo è stato ancora una volta quello di mettere il sindaco Rasero e presidente della Banca di Asti davanti a un bivio, senza dargli una via di fuga, obbligandolo a dare una risposta all'annoso quesito di cui gli astigiani parlano da diversi mesi: Rasero si dimetterà da sindaco prima della fine del mandato? Sceglierà di fare solo il presidente di banca? Se sì, da quando?
Una domanda diventata ancora più di stretta attualità dopo la comunicazione che Bankitalia ha fatto pervenire al Cda della Banca di Asti chiedendo alcune spiegazioni circa il doppio ruolo di Rasero e lasciando intendere che, nei prossimi giorni, si aspetta una scelta da parte del diretto interessato. Per tentare di obbligare Rasero a svelare le sue intenzioni, i consiglieri di opposizione non sono andati all'attacco frontale, ma questa volta hanno giocato di strategia: poiché il gruppo Uniti si può aveva presentato, lunedì mattina, un'interrogazione urgente al sindaco per chiedergli conto delle voci di una sua possibile rinuncia all'incarico politico prima della fine del mandato, tutti i consiglieri hanno ritirato le interpellanze ancora da discutere così da far passare per prima quella sul doppio ruolo del sindaco/banchiere.
Rasero è rimasto durante il ritiro delle interpellanze, ma si è poi allontanato prima della sospensione dei lavori chiesta dalla stessa maggioranza. Una sospensione nella quale i consiglieri di maggioranza si sono appartati in un angolo degli uffici comunali per decidere come procedere. Pare che la situazione sia stata molto più tesa del solito, forse perché nessuno di loro si aspettava quel tipo di strategia da parte degli avversari. Alla fine i lavori sono ripresi senza la presenza del sindaco Rasero e e quindi senza la possibilità di poter discutere dell'unica interrogazione che in quel momento interessava l'opposizione.
«Siamo davanti a polemiche sterili e a una politica di basso livello, fatta di gesti teatrali; a un tentato blitz che non ha ottenuto gli effetti sperati - ha commentato Rasero interpellato sul caso - La minoranza, comportandosi in quel modo, ha smentito accordi presi con il presidente del Consiglio sulla trattazione delle pratiche e questo dopo che aveva chiesto di calendarizzare la discussione di interpellanze e ordini del giorno arretrati. Ecco perché mi aspettavo correttezza dato che avevano chiesto loro di discutere le interpellanze e gli ordini del giorno in un'apposita serata. Io sono molto tranquillo e sereno, - ha concluso il sindaco - la mia maggioranza sta approvando tutte le pratiche e di certo non mi faccio spaventare dal loro blitz. Comunque quell'interpellanza, nel caso non ne arrivassero altre, sarà la prima del prossimo Consiglio».
Critiche per il comportamento tenuto dai consiglieri di minoranza sono arrivate anche dalla consigliera Debora Biglia, capogruppo di Forza Italia: «Era stata concordata una serata ad hoc per consentire al Consiglio di affrontare 56 interpellanze su questioni di interesse collettivo, molte delle quali presentate dalle minoranze e riguardanti problemi concreti della nostra città. Le minoranze hanno deciso di ritirarne ben 48 per discuterne solo una e alla fine, anche se questo non è avvenuto, rimane lo sconcerto per come la minoranza abbia gestito questo spazio democratico. È legittimo chiedersi, allora, quale fosse la reale priorità: ottenere risposte sui problemi della città oppure concentrare il confronto sullo scontro politico con il sindaco? Trovo questa scelta irrispettosa, innanzitutto, nei confronti dei dipendenti e degli uffici comunali e degli assessori che nelle scorse settimane hanno lavorato per predisporre risposte puntuali e approfondite alle interpellanze presentate. Sono stati impiegati tempo e competenze per rispondere a quesiti che le opposizioni stesse avevano ritenuto sufficientemente importanti da portare all’attenzione del Consiglio comunale. Ma considero ancora più grave il segnale dato ai cittadini. Quelle interpellanze riguardavano questioni che incidono sulla vita quotidiana degli astigiani. Se erano così importanti da richiedere l’intervento del Consiglio comunale, come possono improvvisamente non esserlo più?».
Anche il consigliere comunale Maurizio Toscano della lista I Giovani Astigiani non ha lesinato critiche sull'operato dell'opposizione. «Da neofita del Consiglio, ho assistito a uno spettacolo che sfiora l’assurdo, dove l’ossessione per le voci di corridoio ha preso totalmente il sopravvento, superando di gran lunga il perimetro del legittimo ostruzionismo. L'unica interpellanza rimasta, a firma dei consiglieri Briccarello e Bosia, si fondava a mio avviso esclusivamente su un pettegolezzo: "È vero che il sindaco vuole dimettersi dopo il Palio...?". Un punto che, tra l'altro, non abbiamo nemmeno potuto discutere per il semplice fatto che il sindaco si era assentato per un impegno concomitante. Una circostanza ben nota a tutti fin dall'inizio, si sapeva perfettamente che a quell'ora Rasero sarebbe dovuto andare via. Si è quindi tenuto in piedi un teatrino pur sapendo già in partenza che il diretto interessato non ci sarebbe stato».
Di tutt'altra idea i gruppi di opposizione e, in particolare, i consiglieri comunali di Uniti si può Mauro Bosia e Vittoria Briccarello firmatati dall'interpellanza. «Il comportamento del sindaco di abbandonare per due sere consecutive il Consiglio comunale è fuori da ogni etica, non ci sono più limiti. Rasero ha proprio toccato il fondo, mentre il Comune viene svilito ogni giorno di più e la città è senza timone di fronte alle sfide che ci attendono. Il sindaco si è preso la Banca con un colpo di mano, il Re ha ottenuto il risultato, ma è rimasto nudo e il prezzo da pagare è stato di trincerarsi dietro silenzi imbarazzanti, fughe dal Consiglio comunale, figure penose di fronte a tutta Asti».
«In questi giorni abbiamo svolto due sedute di Consiglio surreali, su cui aleggiava il segreto di pulcinella della lettera di Bankitalia, i cui contenuti non si possono assolutamente rivelare per riservatezza: - ha continuato Bosia - ma tenerla celata rivela che in quella missiva Bankitalia non ha avvallato un’operazione forzata e disdicevole, altrimenti la lettera sarebbe stata prontamente sbandierata. Come minimo Bankitalia ha chiesto precisi chiarimenti e, secondo i ben informati, nemmeno le dimissioni da sindaco dopo quelle da Presidente della Provincia basteranno a salvargli la poltrona, tanto agognata, da Presidente della Banca».
E ancora: «Rasero ha avuto anche il coraggio di riprenderci per non aver concordato con lui le modalità con le quali fornire delucidazioni sulla lettera di Bankitalia vincolata da segretezza - hanno osservato da Uniti si può - Rasero non ci fa un favore, è lui, con alcuni sodali della Fondazione, che negli anni ha montato “il circo” della “presa della Banca”. Lui ha fatto un gioco troppo spregiudicato, ora è a lui che chiedono conto dell’incompatibilità del conflitto di interessi, lui che ha sempre sostenuto, ad oltranza, che il problema non si poneva».
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