Arpa

Autunno umido e inverno asciutto: questo lo scenario del Niño in Piemonte

Le previsioni a lungo termine dei prossimi sei mesi sui nostri territori tenuto conto di un fenomeno atmosferico eccezionale

Autunno umido e inverno asciutto: questo lo scenario  del Niño  in Piemonte

E' una delle notizie più lette e ricercate degli ultimi giorni anche perché sono scesi in campo i meteorologi di fama mondiale e gli scienziati che, dati alla mano, hanno analizzato quello che sta accadendo sull'oceano Pacifico orientale e il comportamento  del Niño che avrà ripercussioni su tutto il pianeta.

Una lettura che è stata ripresa dagli esperti dell'Arpa Piemonte per immaginare una previsione a lungo termine che comprenda autunno e inverno.

«Il 2026 potrebbe concludersi sotto l'influenza di uno degli episodi di El Niño più intensi degli ultimi decenni - esordisce un comunicato di Arpa Piemonte -  Secondo gli ultimi aggiornamenti dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), il fenomeno è ormai consolidato nell'Oceano Pacifico tropicale e persisterà fino a febbraio 2027».

Perché è un dato così importante anche per questa parte del mondo?

«El Niño è un fenomeno naturale caratterizzato da un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico orientale in zona equatoriale, fino alle coste sud-americane. Il nome del fenomeno deriva da “El Niño de la Navidad” (il bambino di Natale), come veniva chiamato dalle popolazioni locali, peruviane ed ecuadoriane, perché il massimo riscaldamento anomalo si verifica solitamente nel mese di dicembre attorno a Natale. È un processo naturale, che avviene con una periodicità ciclica variabile tra i 2 e 7 anni (media di circa 4-5 anni), alternandosi all’opposta anomalia di raffreddamento, denominata La Niña».

Dunque come arriva anche a noi l'effetto del Niño?

«Il surriscaldamento delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico, in corrispondenza dell’America latina, modifica la circolazione atmosferica, influenzando temperature, precipitazioni e frequenza degli eventi estremi in molte regioni del mondo. Gli effetti più immediati ed evidenti sono naturalmente osservati in quella porzione del pianeta, con chiare variazioni nel regime delle precipitazioni. Ad esempio un mare più caldo di fronte alle coste sud-americane favorisce piogge più intense in inverno, anche alluvionali, su zone invece tipicamente desertiche. Ma gli effetti di El Niño in realtà si ripercuotono in tutta la circolazione atmosferica globale, seppur con conseguenze meno dirette in aree geograficamente lontane come l’Europa».

Il caldo persistente anche ad inizio settembre è un segnale di quello che può accadere?

«Con la giornata di martedì 8 settembre si è conclusa l’ondata di calore iniziata alla fine del mese di agosto, causata sempre dalla presenza dell’anticiclone africano sul Mediterraneo, la figura barica ricorrente in estate, che ha caratterizzato pure l’eccezionale estate del 2026.

L’apice di questa ondata di calore è avvenuto il 5 settembre (ad autunno meteorologico già iniziato), risultato il giorno di settembre più caldo della serie storica di Arpa Piemonte a partire dal 1958. In tale giorno la media delle temperature massime sull’intero territorio piemontese è stata pari a 28,5 °C, con mediamente 33 °C in pianura e picco di 37,4 °C a Villanova Solaro (CN).

Tra il 3 e il 7 settembre 160 termometri della rete Arpa Piemonte hanno stabilito il primato di temperatura massima per il mese di settembre, pari a circa il 58% dei sensori termometrici. Rilevanti anche i record mensili di temperatura minima più alta, indicativi del disagio fisico notturno: primato per 137 stazioni termometriche della rete, circa la metà del totale.

Tutti i capoluoghi di provincia hanno sperimentato valori termici record, con le sole eccezioni delle massime a Verbania e delle minime a Vercelli».

Cosa dobbiamo dunque aspettarci nei prossimi mesi?

«Dopo un’estate molto calda e siccitosa, le previsioni stagionali del Centro Europeo (ECMWF) suggeriscono che l'autunno in Piemonte potrebbe essere caratterizzato da un flusso atlantico più attivo, con frequenti perturbazioni dirette verso l'Europa occidentale ed in particolare verso l’area del Mediterraneo. Se settembre si assesterà con precipitazioni ancora mediamente vicine alla norma mensile, con le piogge concentrate perlopiù solo nell’ultima parte del mese, i mesi successivi mostrano un più chiaro segnale di anomalia positiva. Le temperature saranno sopra le medie climatologiche per gran parte dell'Europa meridionale, in accordo con quanto indicano i modelli stagionali globali della WMO. Ci attende quindi un autunno ed un inizio inverno mite e molto umido, con precipitazioni anche abbondanti, ma con l’aria mite la quota neve potrebbe essere inizialmente elevata e le prime nevicate importanti limitate alle altitudini più alte».

E l'inverno come sarà?

«Dopo un avvio mite e umido, le precipitazioni si sposteranno gradualmente più a nord delle Alpi, determinando per le nostre regioni un periodo più secco, ancora caratterizzato da temperature superiori alle medie del periodo. Solo l’ultima parte dell’inverno potrebbe riservare irruzioni di aria fredda, anche con picchi di freddo intenso di breve durata e neve anche a quote più basse.

In conclusione, a partire dalla fine di settembre si prevede un autunno ed inizio inverno piovoso ma mite, con quota delle nevicate elevata. Solamente la parte finale dell’inverno potrà riservare occasioni per irruzioni di aria più fredda verso le nostre latitudini.

È importante ricordare sempre che si tratta di andamenti medi sul lungo periodo, che quindi non escludono locali singoli episodi più altalenanti».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Nuova Provincia di Asti

Caratteri rimanenti: 400

©2025 La Nuova Provincia - Iscritta alla Camera di Commercio di Alessandria - Asti Capitale sociale € 10.000 i.v. - Registro Imprese: AT-28133