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Il pagellino commentato di un Palio vinto sul "Velluto"

Dissacrante e curiosa lettura della corsa di ieri

Il pagellino commentato di un Palio vinto sul "Velluto"

I borghigiani di San Martino San Rocco vincitori del Palio, in piazza San Secondo

Palio afoso, bello e clamoroso, palio vinto sul "Velluto", che ti fa gioire e disperare, che quando finisce ci rimani male, palio zucchero e veleno, che ti fa svenire dal caldo e ti stordisce di partenze false, ma che ci restituisce la sensazione di avere ancora tra le mani un piccolo diamante grezzo, che non va sprecato, ma custodito con cura, per tramandarlo alle nuove generazioni.

Quelli del giovedì notte. Come avvenne con Arbore, anche per "Quelli della notte" astigiana è stato un successo. Piazza San Secondo gremita per la presentazione dei fantini e l'estrazione delle batterie fa bene al cuore: tanto entusiasmo, moltissimi giovani e parecchio tifo "da borghigiani veri", senza finalmente i cori beceri del "tifo contro", ma facendo prevalere l'amore per i propri colori. NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI

Finale batticuore. Dopo la finale "alla camomilla" vinta da Don Bosco l'anno scorso, si è finalmente rivista una gara bellissima come da lustri non accadeva, ferocemente combattuta, in cui almeno tre rioni si sono contesi la vittoria fino all'ultimo centimetro. Bravo Gingillo a far partire benissimo San Lazzaro, rimasto in testa per quasi tutta la gara, impetuosa la rimonta di Tanaro con Arri sbilanciato e caduto nella bagarre finale. E poi il veterano Pes "Velluto" che, dopo una gara a fari spenti, spunta d'impeto con il suo Excalibur, vincendo all'ultimo respiro e riportando il Palio in terra biancoverde dopo 14 anni. San Pietro, altro grande favorito, partito non benissimo nonostante fosse allo steccato, ci ha provato per due giri, poi è caduto (in tutti i sensi): resta la "nonna" del Palio. DEDICATO A CHI VA AL MARE

Moviola in pista: non pervenuta, come nelle ultime partite di campionato. La grande annunciata novità forse servirà per i posteri, o per le prossime edizioni, ma per adesso non ha inciso per niente. Non poteva aiutare il mossiere a comminare qualche sanzione in più nel "marasma" della prima batteria? CHI L'HA VISTA?

Oscar del tifo: Va ai borghigiani del Tanaro, un'onda vibrante biancoazzurra spiaggiata davanti alla curva del Cavallone: vincono nettamente la gara del tifo nel catino, ma rimangono annichiliti dal finale amaro, dopo aver pregustato una rimonta clamorosa. A poco vale il "contentino" degli sfottò per gli eterni rivali di San Secondo eliminati già in batteria CURVA SUD

Come Cottone con Aceto: a noi che abbiamo le tempie grigie, il "rimontone" del vecchio marpione Dino Pes su Velluto ha ricordato quello di "Truciolo" Cottone, 41 anni fa (sigh!) ai danni del grande Aceto, anno Domini 1985: allora nel catinone da gara ippica di Piazza del Palio, sempre con San Rocco che prevale su Tanaro all'ultima nerbata. Stavolta ancora più bello. INSPERATO

Pronostici da dimenticare. Si diceva insperato, anche perchè non c'era stato uno dei tanti "professori" ed espertoni di Palio che alla vigilia avesse pronosticato i biancoverdi vincenti. Troppo facile vaticinare la voglia di dominare del Tanaro, o di colmare il digiuno di San Pietro: entrambi avevano tanti soldini da spendere in alleanze e maneggi assortiti. Invece game over. Più coraggio la prossima volta signori, provate a sbilanciarvi almeno su un outsider. POLVERI BAGNATE

Un principe non fa primavera Appena invitato da S: Caterina era subito scoppiato il putiferio: eppure Emanuele Filiberto, più che ambire al ritorno della Corona, è sembrato uomo da selfie, gentile e disponibile con tutti. D'altronde, fino a ieri, l'unico rapporto che aveva avuto con Asti era stato lo spot girato per la nota azienda di olive. All'ombra della Torre Rossa speravano nelle sue virtù taumaturgiche: non sono andati neppure in finale. MISERIA E NOBILTA'

Classe operaia in paradiso. Come all'Assunta senese con il Nicchio, anche da noi, nella bagarre della finale, hanno prevalso i rioni più sanguigni e passionali che se le sono date di santa ragione, pur di portarsi a casa il drappo. Senza fare l'araldica ai vari quartieri, non ci dispiace che l'anima popolare di Asti, da San Rocco a San Lazzaro, fino a Tanaro, sia tornata protagonista. POVERI MA BELLI

Talenti crescono: Salvatore Nieddu, fantino di San Silvestro, è un tipino tosto, e fa la sua corsa "no frills", senza guardare in faccia nessuno. All'esordio in Piazza Alfieri è forse la sorpresa più bella, regalando ai Samantha boys di San Silvestro una finale tutt'altro che scontata, nel ricordo della grande Domina. Poi si prende l'acciuga: Maria Teresa, da lassù, avrà benedetto la scelta. PREDESTINATO

Mossiere, alba tragica. Se il giudizio partisse dalla seconda batteria fino alla finale, potremo persino parlare di sufficienza piena. Ma la prima batteria, con otto partenze false, è stato il vero incubo del signor Andrea Calamassi. Certo, cavalli e fantini quasi ingovernabili non lo hanno aiutato, però si trattava pur sempre di uno schieramento a 7, a Siena bisogna curarne 10 al canapo. Così la gestione dei richiami e il dialogo (?) con i protagonisti lo hanno mandato in confusione. Una maggior "tolleranza zero" e il pugno di ferro verso chi forzava continuamente al canapo da parte del mossiere senese, avrebbe reso più rapida la partenza e "salvato" la diretta della finale Rai. Ogni tanto il capitano Vertucci sembrava guardarlo compassionevole. QUEL POMERIGGIO DI UN GIORNO DA CANI

Rai, sfumare è una sentenza. E' risaputo: Siena (anche perché ha un contratto con un canale privato) può durare all'infinito. Asti no: cascasse il mondo, se non parte la finale, alle 19, puntuale come la morte o le tasse, la Rai ti sfuma per far partire il Tg3. Ricordo ancora le sfuriate del povero Gianfranco Bianco, quando inanellò una serie di "Stop", che vanificavano intere giornate di lavoro. E' sempre questione di priorità: se vuoi mandare la finale in diretta Rai a tutti i costi, cambi registro, fai iniziare la sfilata almeno alle 13,30 in modo da prevedere anche i passaggi a vuoto delle false partenze. Sennò ti riduci sempre alla "spera in Dio", oppure ti affidi a quel tal sindaco, che un anno, pur di far partire la corsa nei tempi canonici Rai, senza farsi accorgere, pestò con forza il piedone del mossiere sul pedale del canapo, pur di far partire la finale. CARA, VECCHIA DISSOLVENZA

 Caldo feroce, una follia. Così non va però: va bene i tempi della la tradizione, ma quando l'ondata di calore, ampiamente annunciata, finisce per stritolarti come quest'anno, una manifestazione seria si adegua. Anche in tempi rapidi, differendo partenze e programmi. Invece, sia per la sfilata dei bambini, sia per il corteo storico vero e proprio, si è tirato avanti, inanellando una serie di svenimenti e malori assortiti dentro e fuori il catino e costringendo a un superlavoro, medici e l'intera ed efficiente macchina del 118. Sicuri che non si potesse davvero fare meglio? CI VUOLE UN FISICO BESTIALE

Sindaco, congedo double face Maurizio Rasero si è preso un pezzetto di scena: in fondo si è persino goduto il congedo come ultimo Palio da primo cittadino. Dal balcone di Palazzo civico, giovedì sera, il sindaco-banchiere aveva annunciato l'addio con qualche perfido fischio di sottofondo, per poi risalire la china dei consensi dichiarando urbi et orbi, che erano pronti i "soldini" del Comune per la nuova pista di allenamento del Palio, attesa dalle guerre puniche. SATRAPO.

Maurizio Ferrari

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