Politica
07 Settembre 2026 09:54:00
Il consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle, Massimo Cerruti
Riceviamo e pubblichiamo un intervento del consigliere comunale Massimo Cerruti (Movimento 5 Stelle) sull'iter amministrativo, concluso con un nulla di fatto, che avrebbe dovuto garantire al Comune l'acquisizione di un terreno da destinare a pista di allenamento per i cavalli del Palio.
A tre giorni dalla corsa del Palio 2026, il Comune di Asti ha ufficializzato, con la Determinazione Dirigenziale 1899 del 3 settembre 2026, la chiusura senza esito della procedura per l'acquisto dell'area destinata alla realizzazione di una pista permanente di addestramento per i cavalli. Ancora una promessa irrisolta. Ancora un rinvio.
Una vicenda che si trascina ormai da troppo tempo. Nel dicembre 2023 la Giunta aveva stanziato i primi 25.000 euro e avviato le valutazioni su diverse possibili aree, tra Asti Ovest, Valmaggiore e Comboniani. Solo il 17 aprile 2026, due anni e mezzo dopo, viene formalmente individuata l'area dei Comboniani, di circa 76.340 metri quadrati, e inserito l'intervento nel Programma Triennale delle Opere Pubbliche. Viene quindi pubblicato l'avviso esplorativo per l'acquisto del terreno. Arriva una sola offerta.
Il 24 luglio la Commissione rileva che manca una dichiarazione richiesta dall'Allegato B: l'impegno del proprietario a estinguere, a proprie spese, le servitù gravanti sul terreno. Vengono concessi trenta giorni per integrare la documentazione, ma nessuna integrazione arriva. L'offerta viene esclusa e la procedura si chiude senza alcun terreno disponibile all'acquisto. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: i 124.000 euro stanziati restano inutilizzati e Asti arriva al Palio 2026 esattamente come è arrivata a tutti i Palii degli ultimi vent'anni: senza una pista permanente di addestramento.
Non siamo di fronte a un imprevedibile colpo di sfortuna. La stessa perizia tecnica commissionata dal Comune nel marzo 2026 evidenziava come le servitù passive di passaggio rappresentassero una caratteristica tipica e ricorrente dei terreni agricoli della zona, tanto da essere considerate tra gli elementi che incidono sul loro valore di mercato. L'Amministrazione sapeva quindi che trovare un'area agricola di oltre 75.000 metri quadrati completamente priva di vincoli sarebbe stato tutt'altro che semplice.
E allora una domanda è inevitabile: prima di pubblicare il bando, il Comune sapeva dell'esistenza delle servitù di passaggio gravanti sul terreno? E ancora: esistono documenti ufficiali trasmessi dai proprietari dei fondi dominanti? Il Comune ha acquisito e verificato preventivamente quali vincoli e quali problematiche gravassero effettivamente sul fondo individuato?
Perché se le servitù erano già note, occorre capire perché siano state affrontate solo attraverso una clausola che imponeva al proprietario di estinguerle a proprie spese. Terreni comprati a 0,93 euro al metro quadro e si pretendeva che i proprietari facessero accordi, atti notarili per estinguere diritti di passaggio, un messaggio al quanto sgradevole da parte dell’’Amministrazione. Se invece non erano state adeguatamente verificate prima della pubblicazione dell'avviso, la domanda diventa ancora più grave: come è possibile che un'Amministrazione, dopo anni di lavoro su una pista di addestramento, non abbia effettuato preventivamente tutte le verifiche sui vincoli che gravavano sull'area prescelta?
Eppure, nel modulo di manifestazione di interesse predisposto dal Comune, è stata inserita una clausola particolarmente rigida: il proprietario avrebbe dovuto impegnarsi a “estinguere a proprie spese” le eventuali servitù prima della vendita. Ma una servitù di passaggio non si cancella semplicemente pagando una somma. Quando esiste un fondo dominante, la sua estinzione richiede il coinvolgimento e il consenso dei soggetti titolari del relativo diritto. Non è, quindi, una condizione che il solo proprietario del terreno gravato può sempre garantire unilateralmente.
In sostanza, il Comune ha costruito una procedura che, proprio di fronte a uno dei vincoli più prevedibili per quel tipo di terreno, rischiava di rendere impossibile la partecipazione o il perfezionamento dell'offerta. L'unica proposta arrivata è stata esclusa. E dopo due anni e mezzo di attesa siamo nuovamente al punto di partenza. Ma chi doveva accorgersene? A questo punto è legittimo chiedere conto anche delle responsabilità politiche.
Il Sindaco Rasero, che da anni si occupa della questione della pista e che può ormai essere considerato un vero “esperto di piste” (promesso di riaprire quella del Motocross e non lo ha fatto, promessa quella del Palio è ha inciuccato il bando), ha impiegato dieci anni per arrivare a questo risultato: una procedura andata deserta e nessuna pista. E l'Assessore Origlia, che si presenta come profondo conoscitore del quartiere, ne rivendica le radici, persona esperta, dice lui di Palio e di agricoltura e di terreni agricoli, come ha potuto non prevedere una problematica di questo tipo? Sono solo tre anni che l'Amministrazione lavora su questa soluzione, ma evidentemente non sono bastati per verificare fino in fondo le caratteristiche giuridiche e materiali dell'area individuata.
Se le servitù erano note, perché non sono state affrontate prima del bando? Se non erano note, perché non sono state verificate? Sono domande semplici. E questa volta sarebbe bene che arrivassero risposte altrettanto semplici. Di fronte a una situazione nella quale le problematiche legate alle servitù erano conoscibili e, come evidenziato dalla stessa documentazione tecnica del Comune, rappresentavano una caratteristica tutt'altro che eccezionale dei terreni agricoli della zona, esistevano diverse strade che l'Amministrazione avrebbe potuto valutare.
Proprio la conoscenza preventiva delle caratteristiche dell'area avrebbe dovuto portare il Comune a costruire una procedura capace di affrontare i possibili vincoli, anziché trasformarli in una condizione che ha finito per rendere impossibile l'acquisizione dell'unica area proposta. Non spetta certo a noi indicare quale dovesse essere la soluzione tecnica o giuridica migliore. Spettava all'Amministrazione individuarla prima di arrivare a un bando che, alla prova dei fatti, non ha prodotto alcun risultato.
La vera questione, quindi, non è soltanto perché l'unica offerta sia stata esclusa, ma perché, conoscendo le problematiche dei terreni agricoli individuati, il Comune non abbia predisposto per tempo una strategia alternativa per affrontarle. Ora il Comune chiarisca cosa intende fare
Chiediamo all'Amministrazione comunale: di spiegare pubblicamente perché sia stata inserita nell'Allegato B la clausola relativa all'obbligo di estinguere preventivamente e a proprie spese le servitù e sulla base di quali valutazioni tecniche e giuridiche; di chiarire se, prima della pubblicazione del bando, fossero già documentate le servitù gravanti sul terreno e quali verifiche siano state effettuate dal Comune sui fondi dominanti e sui relativi titolari; di mettere a disposizione tutti gli elementi tecnici e giuridici che hanno portato alla formulazione della clausola dell'Allegato B; di chiarire quali passi concreti intenda compiere ora utilizzando i 124.000 euro ancora disponibili; di spiegare se l'Amministrazione intenda finalmente procedere direttamente all'individuazione e all'acquisizione di un'area oppure se, come annunciato dal Sindaco, si voglia mettere la somma a disposizione del Collegio dei Rettori per un intervento privato.
Ed è proprio questo ultimo punto a destare particolare preoccupazione: dopo anni di promesse e dopo una procedura pubblica conclusa con un fallimento, il rischio è che il Comune scelga semplicemente di passare la patata bollente ad altri, abdicando di fatto al proprio ruolo di Amministrazione pubblica e scaricando sul mondo del Palio la soluzione di un problema che avrebbe dovuto affrontare e risolvere direttamente. Chiediamo infine di stabilire una tempistica pubblica, chiara e verificabile, affinché il Palio 2027 non si presenti ancora una volta con la stessa promessa irrisolta.
Dopo oltre vent'anni di annunci, progetti e promesse, il mondo del Palio e tutta la città meritano qualcosa di più dell'ennesimo rinvio. Meritano una soluzione. E soprattutto meritano di sapere chi si assume la responsabilità di questo ennesimo fallimento gestionale.
Massimo Cerruti - Consigliere comunale del Movimento 5 Stelle
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Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
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