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Il caso

La stagione di caccia apre, in anticipo

Ignorate le richieste di sospensione dell'attività venatoria a causa di siccità e gravi conseguenze del cambiamento climatico

La stagione di caccia apre, in anticipo

Nei giorni scorsi era stata presentata una richiesta alle Regioni di sospensione dell'attività venatoria e l'applicazione della legge 157 del 1992 per il mese in corso, a causa di siccità e gravi conseguenze del cambiamento climatico. 

La richiesta presentata da WWF Italia e in Piemonte nello specifico dal Tavolo Animali e Ambiente, chiedeva la sospensione momentanea dell'apertura della stagione, in programma per il 20 di settembre.

Anche se la stagione venatoria non è ancora ufficialmente iniziata, in molte regioni italiane i cacciatori si preparano a tornare nei campi e nei boschi già con le giornate di preapertura previste nei primi giorni di settembre.

Sono infatti 16 le regioni che hanno autorizzato l’anticipo dell’attività venatoria: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino e Veneto.

Una scelta che il WWF contesta apertamente, soprattutto in un momento in cui il patrimonio naturale italiano deve fare i conti con gli effetti della crisi climatica, dalla siccità alle ondate di calore, fino alla progressiva perdita di biodiversità. Secondo l’associazione ambientalista, sarebbe stato invece necessario procedere nella direzione opposta, rinviando l’apertura della stagione venatoria e garantendo maggiore tutela alla fauna selvatica.

A preoccupare particolarmente è il coinvolgimento, in alcune regioni, anche della quaglia, specie migratrice considerata vulnerabile dalle pressioni esercitate dal bracconaggio e dalla perdita e trasformazione degli habitat. Il WWF sottolinea inoltre come la possibilità di cacciarla durante la preapertura si discosti dalle indicazioni espresse dalla Commissione europea.

Il nodo delle valutazioni scientifiche

Al centro della polemica c’è anche il ruolo dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, organismo pubblico che fornisce pareri e indicazioni tecnico-scientifiche sulla gestione della fauna selvatica.

Secondo il WWF, negli ultimi anni il peso delle valutazioni dell’Istituto sarebbe progressivamente diminuito, anche a seguito della ricostituzione del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Nazionale (CTFVN). L’associazione sostiene che, all’interno di quest’ultimo organismo, la rappresentanza del mondo venatorio abbia un peso significativo e che i suoi pareri vengano sempre più utilizzati per sostenere scelte differenti rispetto alle indicazioni dell’ISPRA.

Una situazione che, secondo gli ambientalisti, rischierebbe di spostare il delicato equilibrio tra tutela della biodiversità e attività venatoria dal terreno delle evidenze scientifiche a quello delle decisioni politiche.

Il quadro, sostiene ancora il WWF, sarebbe stato ulteriormente modificato anche sul piano giuridico. Una recente pronuncia del Consiglio di Stato, secondo l’associazione, avrebbe ampliato il margine di discrezionalità delle Regioni nel discostarsi dai pareri ISPRA, anche facendo riferimento alle valutazioni del CTFVN. Un passaggio che renderebbe più complesso, per cittadini e associazioni, contestare davanti alla giustizia amministrativa calendari venatori ritenuti non sufficientemente coerenti con le indicazioni scientifiche.

«La fauna non può diventare terreno di consenso»

«Assistiamo a un progressivo arretramento della tutela della fauna selvatica e del ruolo della scienza nelle decisioni pubbliche», dichiara Dante Caserta, Direttore degli Affari Legali e Istituzionali del WWF Italia.

Secondo Caserta, il cambiamento sarebbe parte di un percorso legislativo portato avanti dal Governo e dalla maggioranza parlamentare. «Dall’ottobre 2022 la legge sulla tutela della fauna che regolamenta anche la caccia è stata modificata in 23 parti diverse attraverso 8 interventi legislativi», sostiene il dirigente del WWF, secondo cui si tratterebbe di modifiche adottate «su esplicita richiesta delle associazioni venatorie».

Il rischio, secondo l’associazione, è che le valutazioni dell’ISPRA vengano progressivamente considerate come semplici pareri, lasciando maggiore spazio a interessi politici e settoriali. Una prospettiva che il WWF considera particolarmente delicata.

In Parlamento una nuova riforma

Alla Camera è all’esame, dopo il passaggio al Senato, una nuova riforma della normativa sulla fauna selvatica e sulla caccia. Il provvedimento è duramente contestato dalle associazioni ambientaliste, che denunciano un ulteriore indebolimento delle tutele e richiamano anche le critiche provenienti dal mondo scientifico e dalla Commissione europea.

La mobilitazione contro il provvedimento è già partita. La petizione “Stop Caccia Selvaggia”, promossa dal WWF Italia, ha superato le 450mila firme, secondo i dati forniti dall’associazione, e continua a raccogliere adesioni.

Sullo sfondo c’è il confronto più ampio sul modello con cui l’Italia intende gestire il proprio patrimonio faunistico: da una parte le esigenze del mondo venatorio, dall’altra la richiesta degli ambientalisti di mettere al centro la conservazione delle specie e le valutazioni della comunità scientifica.

Per il WWF, la fauna selvatica non è una risorsa a disposizione della politica, ma un patrimonio collettivo. «Difenderla – sostiene l’associazione – significa proteggere milioni di animali, ma anche difendere il valore della conoscenza scientifica, la legalità ambientale e il diritto delle future generazioni a vivere in un Paese capace di conservare il proprio patrimonio naturale».

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