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Palio di Asti
01 Settembre 2026 11:23:31
Siamo andati a trovare Federico Arri nel luogo dove la sua passione per i cavalli ha avuto origine: la scuderia di famiglia. Alla Scuderia Arri, oggi sede della società di allenamento Effegi, immersa nel verde della piana di Sessant, il fantino astigiano classe '94 alterna l’attività di allenamento dei cavalli da corsa alla doma dei puledri e alla gestione della struttura.
Dopo undici anni vissuti a Siena e una parentesi all’ippodromo di Pisa, Arri ha scelto poi di tornare nella sua città. Una scelta personale e professionale, con l’obiettivo di riportare in attività la struttura di famiglia. Nel frattempo continua a coltivare la sua carriera da fantino e sarà anche quest’anno al canapo del Palio di Asti, unico fantino astigiano in gara, per il Borgo Tanaro.
Federico, da dove nasce la sua passione per i cavalli?
«La passione per i cavalli è nata dal fatto che sono nato in mezzo a loro. La scuderia c’era già, così come alcuni cavalli da corsa, quindi ho sempre vissuto questo ambiente. Poi c’è stato il Palio e, alla fine, è stato un susseguirsi di cose. A 17 anni ho deciso di trasferirmi a Siena per provare a intraprendere l’attività di fantino del Palio. Ho corso cinque Palii di Siena cinque o sei a Legnano, non ricordo il numero preciso».

A Siena prende il via la tua carriera, poi però decide di tornare ad Asti?
«Sì, sono stato a Siena undici anni. Poi, nel 2023, ho deciso di lasciare Siena e sono andato a Pisa, all’ippodromo. È stata una decisione dettata da motivi personali, lavorativi ed emotivi. Dopo sono stato un anno e mezzo all’ippodromo di Pisa, occupandomi soprattutto di cavalli che correvano in ippodromo. Nel frattempo è maturata l’idea di sistemare la scuderia di casa e di trasferirmi nuovamente ad Asti».
Una scelta quindi anche personale?
«Soprattutto personale. Mi mancava vivere gli amici e la mia famiglia. Anche mia moglie è di Asti, quindi alla fine abbiamo deciso di riprendere in mano la scuderia. Abbiamo pensato che il lavoro che stavamo facendo fuori casa si potesse fare anche qui e abbiamo deciso di tornare».

Oggi di cosa si occupa qui nella sua scuderia?
«Lavoro con i cavalli, prevalentemente da corsa, sia mezzosangue sia purosangue, per il Palio e per l’ippodromo. Offro anche il servizio di doma dei puledri, un percorso di addestramento iniziale per abituare al contatto con il fantino e all'allenamento, per altre scuderie che ne hanno bisogno. Poi ci sono tutti i servizi che normalmente offre una scuderia di cavalli da corsa».
Come è nata l’idea di tornare e investire nella struttura di famiglia?
«La struttura esisteva già, ma era da riprendere un po’ in mano perché erano anni che veniva utilizzata meno. Tornare ad Asti è stata soprattutto una scelta personale. Mi mancava vivere vicino agli amici, alla famiglia e a tutto quello che avevo lasciato. Anche mia moglie è di Asti, quindi alla fine abbiamo deciso di riprendere in mano la scuderia. Abbiamo pensato che il lavoro che stavamo facendo fuori casa si potesse fare anche qui e abbiamo deciso di tornare».
Che cosa significa avere oggi una struttura dedicata ai cavalli da corsa in un territorio come quello astigiano?
«Purtroppo negli anni si è un po’ persa la passione per i cavalli e per il Palio, secondo me anche perché non ci sono più le corse sul territorio. Una volta chi aveva questa passione comprava i cavalli anche perché aveva l’opportunità di vederli correre cinque o sei volte all’anno allo stadio o nelle corse intorno ad Asti. Non avendo più questa possibilità, qualcuno si è dedicato ad altre passioni, mentre altri hanno continuato ad avere cavalli, ma magari li hanno portati a Milano piuttosto che a Pisa. Negli ultimi dieci anni, inoltre, non ci sono più state scuderie che allenavano cavalli da corsa ad Asti. Qualcuno dei vecchi del mestiere è mancato, qualcuno ha cambiato e quindi si è perso un po’ questo mondo».

Federico insieme alla vincitrice del Palio 2023 Ambra da Clodia
Quanto ha inciso, invece, il passaggio dai purosangue ai mezzosangue nel Palio di Asti?
«Secondo me è stata una botta grossa, perché storicamente questo è un territorio molto legato al purosangue e non al mezzosangue. Gli ippodromi che abbiamo intorno non ospitano corse per mezzosangue, quindi per forza di cose si è creato un problema. I purosangue, comunque, ci sono ancora. Io ho cavalli miei e di persone che hanno la passione per le corse in ippodromo e, per queste corse, nel 99 per cento dei casi vengono acquistati purosangue».
Venendo al Palio di quest’anno, come è arrivata la scelta del Borgo Tanaro?
«Io avevo già corso con loro l’anno scorso. Siamo andati in finale e poi abbiamo fatto mezzo giro prima di finire a terra. È stata una scelta in continuità, perché nel frattempo si era creato un buon rapporto con tutta la dirigenza. Essendo di Asti, inoltre, sono persone che conosco già da prima e con cui ho legato.
C’è stata quindi l’opportunità di Tanaro, che secondo me è una grande opportunità. È uno dei borghi più grossi e ha veramente tanta voglia di fare le cose in maniera importante e di qualità. Per me è stata sicuramente una bella cosa ricevere la loro attenzione e poter concretizzare questo rapporto».

Per il cavallo, invece, è stata scelta Chimera.
«È una cavalla della scuderia Clodia, Chimera, che ha vinto nel 2025 insieme al Borgo Torretta. È una cavalla che ha già dimostrato in tutti i Palii d’Italia quanto vale. Sarà la prima volta che correremo insieme».
Come ci si approccia per la prima volta a un cavallo che non si conosce?
«Oggi viviamo in un’epoca in cui magari non hai mai montato un cavallo, ma hai la possibilità di vedere per filo e per segno come si comporta attraverso video, filmati e corse. Sicuramente quando monti poi ti accorgi di cose che magari prima non avevi notato. Però hai qualche giorno per poter trovare una sintonia con l’animale, capire quali sono i suoi pregi e i suoi difetti e cercare di sfruttarli al meglio».
Dopo due vittorie nell'albo d'oro astigiano, Arri punta al tris. Domenica 6 settembre difenderà i colori del Borgo Tanaro.
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