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31 Agosto 2026 10:45:32
Il cartello al parco Biberach che vieta di praticare giochi molesti
Asti si trova di fronte a una sfida cruciale per il proprio futuro: decidere se rimanere una città pensata soprattutto per essere attraversata o trasformarsi in uno spazio da vivere, esplorare e interpretare. L'idea al centro del dibattito, ispirata alle riflessioni dell'urbanista Maurizio Carta nel suo articolo “Playground. Città per gioco. Esplorazioni urbane”, invita a ripensare radicalmente l'ambiente urbano partendo dal gioco, dall'immaginazione e dalla libertà di movimento. Questo approccio, promosso dal gruppo consiliare Uniti si può, mira a rendere Asti molto più vivibile e accogliente, in particolar modo per i bambini, i giovani e le famiglie che la abitano quotidianamente.
La filosofia della "città ludica" non si limita alla semplice installazione di nuove altalene o scivoli all'interno di aree recintate e attrezzate. Al contrario, si propone come un vero e proprio modo di abitare lo spazio pubblico, integrando il gioco nella vita di tutti i giorni e fuori dai luoghi tradizionalmente deputati all'infanzia. «Un bambino che corre in una piazza, inventa un percorso tra gli alberi, usa una panchina come elemento di gioco o si appropria di uno spazio apparentemente vuoto sta già costruendo una relazione con la città - spiega la consigliera comunale di Uniti si può Vittoria Briccarello - Allo stesso modo, una piazza che invita a fermarsi, un giardino che offre possibilità diverse, una strada più sicura e accessibile possono diventare luoghi di incontro, esplorazione e socialità».
Il tempismo di questa proposta non è casuale, poiché Asti sta attraversando una fase di transizione urbanistica in vista della revisione generale del Piano Regolatore Generale Comunale a ben venticinque anni di distanza dall'approvazione. Con l'adozione consiliare del progetto preliminare della Variante Generale nel dicembre del 2025 e della successiva Variante Parziale 40 nel giugno del 2026, la città ha l'opportunità concreta di introdurre nuovi parametri di valutazione dello spazio pubblico. È convinzione di Uniti si può che la pianificazione urbana non possa esaurirsi nello stabilire zone di edilizia, viabilità o aree di sosta, ma deve farsi carico della qualità della vita, della mobilità autonoma dei più piccoli e della creazione di spazi verdi e relazionali all'interno dei singoli quartieri.
Per tradurre questa visione in realtà concreta, la proposta di Uniti si può suggerisce di avviare un ampio percorso partecipativo denominato "Città per gioco". Questo cammino dovrebbe fondarsi sull'ascolto diretto delle comunità locali, coinvolgendo scuole, associazioni, famiglie, professionisti e gli stessi ragazzi nella mappatura dei luoghi già oggi utilizzati spontaneamente per l'incontro e la socialità. Attraverso domande mirate e un'analisi condotta quartiere per quartiere, l'obiettivo è individuare quegli spazi sottoutilizzati o bisognosi di valorizzazione che potrebbero essere trasformati radicalmente. Spesso, infatti, non sono necessarie grandi e costose opere pubbliche, bensì idee coraggiose e interventi semplici, progressivi e dal budget contenuto capaci di restituire dignità e sicurezza ai percorsi quotidiani.
Adottare il gioco come indicatore della qualità urbana rappresenta una scelta di profonda fiducia nei confronti della cittadinanza. Una città capace di stimolare l'esplorazione, la sosta e l'incontro tra generazioni diverse è intrinsecamente una città che funziona meglio per tutti. Non si tratta di considerare i bambini e i giovani come meri fruitori passivi di servizi assistenziali, ma come veri e propri soggetti attivi capaci di co-progettare il proprio futuro urbano.
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