Ricorrenza
10 Agosto 2026 09:49:17
751 anni fa, il 10 agosto 1275, gli astesi corsero il Palio sotto le mura di Alba
751 anni fa, il 10 agosto 1275, gli astesi corsero il "Palio di San Lorenzo" davanti le mura di Alba. È il primo Palio astese di cui abbiamo documentazione e su cui si basa gran parte della nostra tradizione paliesca. Un Palio “straordinario”, come spiega lo storico astigiano Luca Campini, che si occupa di storia locale nell’età comunale e di ricerca in campo araldico e sigillografico: «Nel 1275 Asti è da ben 15 anni in guerra contro Carlo d’Angiò, signore di gran parte del Piemonte, tra cui anche di Alba, città che, nel 1260, per opporsi alla supremazia di Asti decise spontaneamente di assoggettarsi al potente principe francese in cambio di sostegno. La cittadina langarola divenne da subito la principale roccaforte angioina subalpina, il centro nevralgico del potere politico-militare, e come tale, forte della protezione dello scudo gigliato, per tutta la durata del conflitto (terminato con la vittoria astigiana nel novembre del 1275 con la battaglia di Roccavione) si rese coprotagonista di alcune azioni perpetrate a danno di Asti, tra cui il noto fattaccio di Cossano Belbo nel 1274».
Insomma, tra Asti e Alba c'era una rivalità molto forte, ideologica, territoriale e una volontà di prevalere sulla nemica che contraddistingueva entrambe le città. «Ma per quanto sconvolgente, - continua Campini - non vi fu solo quell’episodio che toccò nel profondo l’orgoglio astese: Cossano, sostanzialmente, fu solo la classica goccia che fece traboccare il vaso. Va da sé, per tutta una serie di ragioni, che quel giorno si sprigionò su Alba tutto il secolare odio nutrito dagli astigiani verso quella città». Insomma, gli astesi decisero di lasciare un segno indelebile su Alba e scelsero proprio il 10 agosto, festa di San Lorenzo, patrono degli albesi. «Come a voler rimarcare anche la supremazia santorale del proprio protettore, San Secondo, in contrapposizione al patrono albese - spiega Campini - Ma questa non è l’unica chiave di lettura semiotica di quel gesto, poiché, fermo restando l’intento oltraggioso verso gli albesi, come suggerisce Franco Cardini quella corsa potrebbe anche aver avuto una volontà non necessariamente dissacrante nei confronti di San Lorenzo, ma anzi, un proposito propiziatorio per invitarlo a passare dalla parte astese. Quindi no, non fu una semplice provocazione, in ballo c’era ben di più: la sconfitta oltreché militare fu anche ideologica, e quel “Palio di guerra”, corso per umiliarli, fu una vendetta ideata ad hoc per infliggere ai nemici giurati di sempre una punizione memorabile che doveva rimanere a monito indelebile nel tempo».
Ma, come ci suggerisce il cronista astese Guglielmo Ventura, il Palio doveva essere una consuetudine per gli astesi già nel 1275 e si può supporre che «la competizione fosse da tempo ritualizzata e dotata di un proprio regolamento». «Ciò detto, stabilire ora, con precisione, quando ebbe inizio non è oggettivamente possibile - precisa Campini - tuttavia, come dimostrano svariati studi, corse equestri con palii in premio costituivano un ludus collettivo, di esclusivo appannaggio della classe elitaria dei milites, molto diffuso nella società italiana d’epoca comunale: abbiamo notizie di palii a cavallo fin dal XII sec. Specialmente nell’Italia centro-settentrionale si correvano palii un po’ ovunque e per i più svariati motivi, ma quello religioso, soprattutto in onore del santo protettore, come nel caso di Asti, nel contesto ludico-festivo è indubbiamente il più ricorrente. Possiamo quindi timidamente azzardare l’ipotesi che il Palio di Asti affondi le sue radici all’origine delle celebrazioni civico-religiose tenute dal libero Comune in onore di San Secondo, martire a cui la nostra città è da sempre intrinsecamente legata».
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