La denuncia
08 Agosto 2026 09:21:21
Alcuni dei rappezzi sul porfido effettuati di recente in piazza Roma
Così viene descritta la scena: un'estate rovente, turisti stranieri che passeggiano ammirando le bellezze monumentali di Asti e, all'improvviso, la comparsa di una moto Ape del Comune o di una ditta incaricata da esso. A bordo, due operai muniti di pale e di un carico fumante di pietrisco bitumato, pronti a sfidare il caldo per combattere una battaglia contro i buchi che costellano strade, marciapiedi e piazze.
Questo è il sunto della realtà denunciata dai consiglieri comunali di Uniti si può, Vittoria Briccarello e Mauro Bosia. Secondo i due esponenti di minoranza, per l'amministrazione comunale, il "tappa-buchi" sembra essere diventato non un rimedio provvisorio «in attesa di soluzioni definitive, ma un intervento definitivo». Un'impresa, a dirla tutta, considerata titanica che il gruppo consiliare liquida con amara ironia: «Sembra quasi di assistere al gioco dei bambini sulla spiaggia che, muniti di secchiello vorrebbero svuotare il mare».
Secondo Uniti si può, la pezza d'asfalto sembra l'unico argine a un'epidemia di capitomboli: il numero di cittadini (anziani e meno anziani) che inciampano negli avvallamenti dei marciapiedi sconnessi, rimediando fratture e chiedendo risarcimenti danni al Comune, pare essere elevato. Si deve quindi correre ai ripari, ma a Uniti si può sorge spontanea una domanda sul metodo: perché ridursi a rincorrere le buche anziché pianificare?
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«A questo sistema si ricorre quando non esiste una precisa e puntuale programmazione degli interventi, quando, evidentemente, si è indietro con le gare di appalto, quando semplicemente non ci sono i soldi» denunciano Briccarello e Bosia. E se i fondi mancano davvero, «dove e come vengono spesi i soldi delle urbanizzazioni?».
Nelle piazze e nei marciapiedi di pregio, dove i cubetti di porfido saltano via, la toppa d'asfalto nero diventa un intollerabile pugno nell'occhio. L'esempio più eclatante denunciato dai consiglieri è piazza Roma, una delle zone più turistiche di Asti, «ormai ridotta a un collage di isole continue di bitume nel mare del porfido pavimentante». I consiglieri non usano mezzi termini per descrivere questo scempio visivo: «Tappare il buco lasciato dai cubetti di porfido saltati via con una badilata di pietrisco bitumato non si può vedere». Un accostamento che, dal punto di vista dell'immagine cittadina, appare «aberrante, come sostituire il paraurti di una Ferrari con il paraurti di una Lancia Thema».
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Il sospetto è che si sia persa l'arte stessa della manutenzione. «Non esistono più i posatori di porfido, i cubettisti? - domandano Briccarello e Bosia - Qual è il destino di Asti se andiamo avanti con questo sistema barbaro di curare la città? Come vengono fatti gli interventi, come si creano i fondi di posa per evitare che i cubetti saltino, come si eseguono le sigillature in sabbia o malta e, soprattutto, chi controlla questi lavori?»
Per la lista civica è tempo di dire basta a questo sistema "barbaro". «Forse è venuto il momento di riavvolgere il nastro, provare a tornare al passato, pensare che per avere una città bella e decorosa il moto Ape con il pietrisco bitumato non può essere la soluzione definitiva, con grandissimo rispetto per coloro comandati a un lavoro di badile».
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