Il caso
07 Agosto 2026 14:01:54
I rifiuti che l'uomo ha cercato di far portare via dall'Asp con il servizio a domicilio
Un cittadino astigiano, armato di buona volontà e del desiderio di fare una «radicale pulizia di garage, orto e cortile», si è ritrovato improvvisamente protagonista di un’epopea inaspettata. Gli ingredienti di questa moderna Odissea sono un servizio di raccolta a domicilio "vincolato" da pastoie normative, un call center dai contorni sfuggenti, l'immancabile burocrazia e, infine, le inflessibili leggi in materia ambientale, che per il nostro protagonista si sono rivelate insormontabili come le leggendarie Colonne d’Ercole.
Tutto ha inizio nei primi giorni di luglio. Di fronte a materiali troppo ingombranti per il normale passaggio settimanale — plastiche composite, cartoni intrisi di altre sostanze e frammenti della copertura di una vecchia serra — l'uomo decide di contattare l’Asp per richiedere il ritiro a domicilio. È qui che incontra le prime "Sirene" del labirinto burocratico: «Ho telefonato all'Asp per chiedere la rimozione a domicilio di questi rifiuti, ma il centralinista mi ha risposto, senza troppe spiegazioni, dicendomi di rivolgermi al call center (situato in Campania ndr). Ho chiamato quel numero, ma non ho ottenuto alcuna informazione utile, se non la richiesta di specificare la natura dei materiali e un appuntamento fissato per il mese successivo».
Paziente come l’eroe omerico, l’astigiano — che ricorda con orgoglio di essere un regolare contribuente della Tari, una tassa che ad Asti raggiunge tariffe quasi «scandinave» tra le più care d’Italia — custodisce i rifiuti nel proprio giardino per ben trenta giorni. Ma al momento del tanto atteso sbarco, il giorno concordato per il ritiro, l’amara sorpresa: l’operatore si rifiuta di caricare alcune lastre di plastica poiché contengono fibra di vetro, il classico ondulux da pollaio, classificandole come rifiuti speciali.
Nonostante la delusione, il cittadino non si arrende al "fato" burocratico. Cerca un dialogo e contatta nuovamente l'azienda: «Considerando l'importo della Tari che paghiamo ad Asti, sono rimasto fiducioso e ho telefonato all'Asp per chiedere se vi fosse un'altra modalità di rimozione. Ancora una volta, però, il centralinista ha cercato di rimbalzarmi al call center o di tagliare corto suggerendomi di inviare una mail. Quando ho insistito per parlare con un responsabile del servizio, l'interlocutore ha perso la pazienza, diventando scostante fino a chiudere la telefonata».
A questo punto, proprio come Ulisse che decide di sfidare la sorte pur di non piegarsi a un destino avverso, il nostro lettore decide di agire in prima persona. Si reca direttamente nella sede dell'Asp in corso Don Minzoni. Lì si consuma un confronto vivace con l'operatore di turno, uno scontro che potrebbe degenerare in toni "quasi epici", ma che si placa grazie all'intervento di un'altra dipendente.
Questa si dimostra molto cortese, ma non dà le risposte sperate: «La solerte funzionaria è stata preparatissima nel citare ogni singola clausola scritta in piccolo nel contratto di servizio, ma si è categoricamente rifiutata di entrare nel merito della Tari. Alla fine, il tempo a me concesso è scaduto: mi hanno congedato dicendo che, volendo, mi avrebbero dato i contatti di alcune ditte private per la raccolta dei rifiuti speciali. Eppure stiamo parlando di appena tre metri quadri di ondolux, un comune materiale plastico che si acquista in qualsiasi negozio di bricolage, mica di amianto o candelotti di dinamite!».
Sconfitto ma convinto di essere nel giusto, il cittadino è costretto a fare ritorno alla sua Itaca, quindi a casa propria, dove lo attende il carico di rifiuti ancora intatto e molti dubbi nella mente: «Mi sorge spontanea una domanda: perché l'Asp considera "rifiuto ingombrante" perfettamente ritirabile un frigorifero pieno di gas freon, una lavatrice con il cestello appesantito dal cemento, o mobili contenenti sostanze chimiche e imbottiture tossiche, mentre rifiuta le lastre di una serra o di una tettoia? Sia chiaro, gli operatori ecologici non hanno alcuna colpa e lavorano duramente come muli; il problema, a mio avviso, sta tutto a monte».
In merito alla segnalazione richiamata, Asp precisa innanzitutto che la vicenda riguarda la corretta applicazione della normativa ambientale, che distingue in modo preciso i rifiuti urbani dai rifiuti speciali e attribuisce a ciascuna tipologia modalità di raccolta, trasporto e trattamento diverse.
Asp, in qualità di gestore del servizio di igiene urbana, è tenuta a occuparsi dei rifiuti urbani. Gli impianti presso i quali Asp conferisce i materiali raccolti sono autorizzati a ricevere rifiuti urbani e non rifiuti speciali. Per questi ultimi la legge prevede percorsi diversi, proprio perché possono richiedere trattamenti, cautele e operatori specializzati. Un esempio noto, anche se non riferito al caso specifico, è quello dell’amianto: non basta che un materiale sia ingombrante o provenga da un’abitazione perché possa essere ritirato con il normale servizio di ritiro a domicilio; conta la sua natura e la classificazione prevista dalla normativa.
Il riferimento principale è il Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, cioè il Testo Unico Ambientale. L’articolo 183 definisce i rifiuti urbani, comprendendo tra questi anche alcuni rifiuti ingombranti domestici, come ad esempio mobili e materassi. Lo stesso impianto normativo, all’articolo 184, distingue però i rifiuti urbani dai rifiuti speciali, che comprendono categorie di materiali non assimilabili alla normale raccolta urbana e che devono essere gestiti tramite soggetti autorizzati. Quando un materiale è classificato come rifiuto speciale, il suo smaltimento deve avvenire attraverso ditte abilitate e canali dedicati.
Nel caso segnalato, le lastre ondulate composte da fibre di vetro non sono “considerate rifiuti speciali da Asp”: sono rifiuti speciali per natura e, come tali, non possono essere conferite nel circuito ordinario dei rifiuti urbani. Di conseguenza, gli operatori Asp non potevano procedere al ritiro insieme agli altri ingombranti prenotati. Per quanto riguarda il numero verde, si ricorda che il servizio è stato istituito in attuazione degli obblighi previsti dalla regolazione Arera sulla qualità del servizio di gestione dei rifiuti urbani.
Asp si scusa se, durante la telefonata al call center, non è emerso con chiarezza che tra i materiali da ritirare fosse presente una lastra ondulata composta da fibre di vetro. Va però considerato che si tratta di un rifiuto molto specifico. La natura del materiale è stata comunque rilevata al momento del ritiro dagli operatori Asp, che hanno correttamente escluso dal prelievo ciò che non poteva essere gestito come rifiuto urbano. Successivamente l’utente ha contattato il centralino e gli è stato indicato di rivolgersi a una ditta specializzata per lo smaltimento di quel materiale. Non si tratta di una scelta discrezionale di Asp, ma dell’unica indicazione possibile alla luce della normativa: il gestore della raccolta dei rifiuti non può ritirare né conferire rifiuti speciali negli impianti destinati ai rifiuti urbani.
Gli stessi chiarimenti sono stati forniti anche quando l’utente si è presentato di persona presso la sede Asp. Comprendiamo che la risposta possa non essere stata quella auspicata, ma non vi erano soluzioni alternative da proporre: la distinzione tra rifiuto urbano e rifiuto speciale deriva dalla normativa ambientale e non da una valutazione autonoma della multiutility.
Asp si scusa se l’atteggiamento riscontrato da parte di operatori e addetti possa essere stato percepito come polemico. Allo stesso tempo, è necessario ribadire che gli operatori si sono trovati a spiegare una situazione di fatto, legata a regole ambientali sulle quali la Società non ha potere di deroga. La multiutility resta naturalmente disponibile a fornire informazioni agli utenti sulle corrette modalità di conferimento dei rifiuti urbani e, nei casi di rifiuti speciali, a indicare la necessità di rivolgersi a soggetti autorizzati.
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