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Dutch Nazari: «Tra rap e cantautorato non è mai esistito un confine»

L’artista sarà a Moncalvo l'8 agosto per presentare dal vivo il nuovo album “Guarda le luci amore mio” in un concerto gratuito nell'ambito di Monferrato On Stage

Dutch Nazari_ph Elisa Modesti

Dutch Nazari_ph Elisa Modesti

La musica era già di casa, molto prima che diventasse un lavoro. Nato e cresciuto a Padova da padre veneto e madre australiana, Dutch Nazari, all'anagrafe Edoardo Nazari, è cresciuto artisticamente nella scena rap italiana quando era ancora una nicchia, e ha costruito una scrittura che unisce il linguaggio dell'hip hop alla tradizione dei grandi cantautori italiani. L’8 agosto porterà il suo quarto album, “Guarda le luci amore mio”, sul palco di Monferrato On Stage, in piazza Garibaldi a Moncalvo.

Lei è laureato in Giurisprudenza, ma a un certo punto ha deciso di puntare tutto sulla musica. Quando ha capito che era quella la sua strada?
«È successo quando mi sono laureato. Mi sono reso conto che stavo già iniziando a pagare le bollette con la musica, mentre la professione per cui avevo studiato non mi dava le garanzie che immaginavo. La precarietà non è solo nel mondo artistico. A quel punto ho scelto di dedicare il mio tempo a un lavoro che mi rendeva felice. Se passi la maggior parte delle tue giornate facendo qualcosa che odi, finisci per odiare la tua vita. Io ho preferito correre il rischio e fare ciò che amo».

La musica, però, era già parte della sua famiglia.
«Sì, anche se nessuno faceva questo mestiere. Mia madre ha studiato musicologia e ha sempre coltivato questa passione dirigendo cori e occupandosi di musicoterapia. In casa la musica era qualcosa da condividere. C'era anche una tradizione curiosa: per compleanni e feste riscrivevamo i testi di canzoni famose adattandoli all'occasione. Il primo testo che ho scritto da solo, invece, l'ho composto a undici anni perché ero innamorato di una compagna di classe».

Da dove nasce il titolo del suo nuovo album?
«È nato da una lettura. Durante la scrittura del disco sono tornato su un libro che per me è stato importante, “Arte di ascoltare e mondi possibili” di Marianella Sclavi. Nella bibliografia ho scoperto “Guarda le luci, amore mio” di Annie Ernaux, che poi ha vinto il Nobel per la Letteratura. È un diario-saggio ambientato in un ipermercato. Quel titolo mi ha colpito, perché anche le mie canzoni osservano una realtà in cui tutto sembra essere diventato merce. Mi è sembrato rappresentasse bene lo sguardo con cui ho scritto questo album».

Le undici tracce raccontano storie personali ma anche temi sociali. Qual è il filo conduttore del disco?
«Mi interessa raccontare quello che succede nella vita quotidiana senza separarlo dai grandi eventi. Spesso pensiamo che esistano i fatti “piccoli, quelli personali, e quelli “grandi”, che riguardano il mondo. In realtà le due dimensioni si intrecciano continuamente: ciò che accade dall’altra parte del pianeta finisce per entrare nelle nostre vite. Le canzoni nascono proprio da questo intreccio».

Rap e cantautorato: quanto hanno contato entrambi nella sua formazione?
«Sono cresciuto nella scena rap italiana, quando era ancora una nicchia e ci conoscevamo tutti. Quell’ambiente ti spingeva a trovare una scrittura personale, qualcosa che ti distinguesse dagli altri. Allo stesso tempo, però, la mia generazione è cresciuta ascoltando sia De André, Guccini e Dalla sia Fabri Fibra e Tormento. Per me non è mai esistito un vero confine tra rap e cantautorato. Oggi credo che sia finalmente diventato naturale accettare che si possa essere entrambe le cose: raccontare storie con la metrica del rap e con l’attenzione alla parola tipica dei grandi cantautori».

A Moncalvo suonerà in piazza, a ingresso gratuito. Che valore hanno questi concerti?
«Sono occasioni speciali. Nei club trovi persone che hanno scelto di venire ad ascoltarti. Le piazze, invece, sono aperte anche a chi passa per caso. Mi piace l'idea di poter suonare davanti a chi magari non mi conosce e riuscire a incuriosirlo. Inoltre il palco è più vicino al pubblico e si crea un rapporto diretto, molto spontaneo. E poi vivo spesso i miei tour come un'occasione per scoprire i territori anche dal punto di vista enogastronomico: so che Moncalvo e il Monferrato sanno regalare grandi soddisfazioni, tra buon vino e ottima cucina».

Se chi verrà a sentirla a Moncalvo dovesse ascoltare una sola sua canzone prima del concerto, quale consiglierebbe?
«Direi “Calma le onde”. Penso che rappresenti bene il mondo musicale e il modo di raccontare che porterò anche sul palco».

La tappa a Moncalvo di Monferrato On Stage: un’esperienza tra sapori locali e fotografia interattiva

Il concerto di Dutch Nazari sarà uno dei momenti centrali della serata di Monferrato On Stage, in programma venerdì 8 agosto in piazza Garibaldi a Moncalvo. L’appuntamento della rassegna itinerante, ideata e organizzata da Fondazione Mos Ets in collaborazione con il Comune di Moncalvo e Moncalvo Eventi, nell'ambito di Monferrato Next e Svicoliamo, prenderà il via nel tardo pomeriggio tra enogastronomia, arte e musica.

Un viaggio tra i sapori del territorio
L’evento inizierà alle ore 19 con l’apertura dell’Area Food allestita direttamente in piazza. I visitatori avranno l’opportunità di immergersi nelle proposte gastronomiche del territorio. Ad accompagnare le specialità culinarie ci sarà il cocktail bar, che anche per questa edizione rinnova la storica collaborazione con la Distilleria Bosso insieme ad altri produttori locali.

“Pictures Of You – On the road”: la musica si fa immagine
A impreziosire l'appuntamento di Moncalvo sarà la mostra fotografica interattiva intitolata Pictures Of You – On the road, un progetto firmato da Henry Ruggeri e Rebel House con la collaborazione di Chiara Buratti. L’esposizione presenta gli scatti di Henry Ruggeri dedicati ad alcuni dei più importanti protagonisti della scena musicale internazionale.
L’esperienza proposta ai visitatori è profondamente immersiva e tecnologica: attraverso l’app Notaway®, sarà possibile inquadrare le fotografie con il proprio smartphone per accedere a contenuti video esclusivi. Questi contributi narrativi sono stati realizzati appositamente dal giornalista e scrittore astigiano Massimo Cotto, una delle voci più autorevoli del giornalismo musicale italiano scomparso nel 2024, che guiderà il pubblico nel racconto delle immagini.
L'accesso all'area dell'evento in piazza Garibaldi è gratuito.

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