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Vacanze astigiane finite per Maxym e i suoi amici, si torna agli allarmi antibombardamento [video]

Ultimi giorni in Italia per i sette ragazzini ucraini ospiti di famiglie di Asti, San Damiano e Tonco. Il ricordo che si porteranno dietro, come è la loro vita in guerra, i loro sogni e cosa lasciano alle famiglie che li hanno ospitati

Vacanze astigiane finite per Maxym e i suoi amici, si torna agli allarmi antibombardamento

Ultimi giorni di vacanze astigiane per Daryna, Maria, Sofia, Karolina, Varvara, Maxym e Timur. Martedì  i sette ragazzini con età comprese fra gli 8 e i 13 anni faranno ritorno a casa, in Ucraina, dopo oltre un mese di vacanza non solo dalle lezioni scolastiche ma anche dalla guerra.
Sono arrivati ad inizio luglio nell’ambito del programma di accoglienza dell’associazione Smile per Chornobyl (e no, non è un errore di battitura) presieduta da Giusy Vercelli.
Dopo il blocco dei visti dei ragazzi bielorussi, Smile si è rivolta ai loro coetani ucraini, da tre anni a questa parte, per regalare loro un momento di sospensione dalla quotidianità della guerra. Considerando la loro giovane età, per alcuni non ci sono ricordi della vita senza conflitto.
Arrivano da Kyiv (anche questo non è un errore di battitura), da Zaporizha e dal circondario di queste due città spesso al centro degli aggiornamenti bellici dei media.
Ad ospitarli tre famiglie di Asti, altrettante di San Damiano e una famiglia di Tonco, quasi tutte alla prima esperienza.
Tanti pomeriggi in piscina, qualche gita al mare, laboratori manuali per passare i pomeriggi assolati con i genitori e i fratelli “pro tempore” italiani.

I momenti più belli

Che ricordo si porteranno dietro?
«Ci è piaciuta tanto la giornata alla piscina Lido, con i trampolini per i tuffi» rispondono quasi tutti con l’aiuto della traduttrice Yulia- Qualcuno di loro sapeva già tuffarsi altri hanno superato lì la loro paura, come Daryna, si è affacciata alla fine della passerella per dieci volte prima di trovare il coraggio di tuffarsi; ma quando lo ha fatto si è presa l’applauso di mezza piscina.
Piaciute tanto anche le gite al mare, lo shopping (soprattutto le ragazzine più grandi) e i tappeti elastici.
Qualche momento di comprensibile malinconia dopo le chiamate a casa e, i più grandicelli, anche segnati dalle preoccupazioni del recente e massiccio bombardamento su Kyiv, vicino alle loro case.
«Ci hanno insegnato che hanno imparato a convivere con il conflitto in atto - racconta Silvia, la mamma ospitante di Timur - Lui è un ragazzo educatissimo che ha legato con i miei figli e gli altri coetanei italiani conosciuti. Molto salutista ci ha stupiti anche per un uso molto moderato del telefono cellulare, per la sua età».


Per tutti loro la scuola riaprirà il primo settembre e ricomincerà una routine fatta di allarmi e di discese nei bunker.
La vita continua, anche in guerra, e alcuni di loro fanno lezione direttamente nei rifugi sotterranei ormai attrezzati ad aule, altri ci vanno quando suonano le sirene. «Per loro è normale prendere i libri e quaderni e scendere giù dove continuano le lezioni per non perdere tempo - spiega Yulia - anche perché gli allarmi sono continui».
La vacanza astigiana per loro è una finestra su come potrebbe essere il loro futuro, in pace. E loro il futuro già lo sognano: chi vuol diventare designer di interni, chi veterinaria, chi pittrice, chi modella, chi programmatore informatico, chi insegnante di karate, chi estetista, chi coreografa.
Enrico e Chiara di Tonco, Matteo e Viviana di San Damiano, Silvia e Roberto di Asti con i loro figli  non hanno dubbi: «E’ stata una bellissima esperienza. Impegnativa ma intensa ed è molto più quello che abbiamo imparato, noi e i nostri figli, dai ragazzini che abbiamo ospitato rispetto a quello che abbiamo dato loro. Invitiamo altre famiglie a rendersi disponibili per l’accoglienza del prossimo anno, perché grazie alla tecnologia si possono superare le barriere linguistiche e se si abita in piccoli paesi, l’esperienza diventa di tutti, non solo della famiglia ospitante».
Giusy Vercelli è sempre in cerca di famiglie disponibili (info al n. 328/6884999) perché potrebbe esserci bisogno di accoglienza anche durante l’inverno, quando il freddo morde e la mancanza di corrente elettrica e di forniture di gas a causa dei bombardamenti mette a dura prova la resistenza dei ragazzini.
Che ripartiranno con un augurio di “buon vento” e la voglia di rivedere presto le famiglie astigiane.

 

«Per favore scrivete in modo corretto»

L'appello arriva, a margine dell'incontro con i ragazzini ucraini e le loro famiglie ospitanti astigiane, dalla traduttrice Yulia. Non è una "sgridata" ma un invito a rispettare anche nella forma la loro lotta per l'indipendenza. Noi italiani, così abituati a scrivere e leggere Chernobyl quando parliamo della tragica esplosione della centrale nucleare o di Kiev come capitale dell'Ucraina.

«Quello è il modo di scriverlo e leggerlo "alla russa" - spiega Yulia - Noi ucraini diciamo Chornobyl e Kyiv e a voi sembrerà poca cosa, ma per noi è importantissimo perché più delle bombe e delle invasioni da cielo e terra, i russi stanno lavorando ad una cancellazione della nostra cultura, della nostra lingua, delle nostre tradizioni. Per favore, a voi non costa nulla, ma per noi è importante che si riconoscano le nostre radici, anche semplicemente scrivendo e leggendo nel modo corretto i nomi delle città e della capitale».

Una forma sottile di difesa non armata spiegata bene da Yaryna Grusha, autrice del romanzo "L'album blu" edito da Bompiani che spiega il mito colonialista creato dall'Unione Sovietica lungo una storia fortemente autobiografica.

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