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Intervista

«Investire in una visione di rigenerazione, con un mix di destinazioni d'uso, è corretto»

Il presidente dell'Ordine degli Architetti di Asti, Maurizio Pugliese, parla del progetto Saclà e loda l'iniziativa dei proprietari

Maurizio Pugliese

Il presidente dell'Ordine degli Architetti di Asti, Maurizio Pugliese

La presentazione del piano di recupero degli stabilimenti Saclà, azienda che entro la fine dell'anno lascerà Asti per trasferirsi a Castello di Annone nel nuovo polo produttivo già in funzione, ha rilanciato il dibattito sul futuro urbanistico della città. Ne abbiamo parlato con Maurizio Pugliese, Presidente dell'Ordine degli Architetti di Asti.

Il progetto Saclà è al centro del dibattito di questi giorni. Come lo valuta?

Con estremo favore. La famiglia Ercole sta dimostrando di essere composta da imprenditori illuminati, capaci di guardare oltre il mero interesse privato. Sebbene l'area sia di loro proprietà, la proposta ha una valenza pubblica straordinaria: un museo, un auditorium e un parco verde lungo il Borbore sono elementi che arricchiranno l'intera comunità. La scelta di non vendere l'area, ma di investire in una visione di rigenerazione con un mix di destinazioni d'uso, è la strada corretta. Le soluzioni “monolitiche" raramente funzionano; qui invece si propone un modello che risponde concretamente agli appelli lanciati durante il nostro ultimo convegno.

In quel convegno ha presentato un lungo elenco dei “contenitori vuoti" della città. Quali feedback ha ricevuto?

È stato un lavoro di ricerca durato mesi che ha scosso l'opinione pubblica. Abbiamo ricevuto manifestazioni di interesse persino dall'estero: l'Università dell'architetto Paolo Catrambone ci ha chiesto di presentare lo studio per una ricerca in Svizzera. Localmente, l'amministrazione comunale ha richiesto la documentazione per integrarla nella pianificazione urbanistica. Anche i potenziali candidati per le elezioni del 2027, di ogni schieramento politico, hanno mostrato attenzione verso questa mappatura. Siamo pronti a mettere a disposizione le nostre competenze per trovare soluzioni progettuali concrete.

Quali sono gli strumenti necessari per sbloccare queste situazioni di stallo?

Il partenariato pubblico-privato è l'unica via percorribile. Auspichiamo la creazione di una cabina di regia o una task force dedicata. Il Comune deve però assumere un ruolo di “soggetto attivo" e prendere in mano la situazione. Non bastano i fondi Pnrr se non c'è una progettazione avanzata e una visione d'insieme capace di attirare investitori.

A che punto è il confronto sul nuovo Piano Regolatore?

Il confronto è aperto e siamo stati ascoltati, ma abbiamo espresso perplessità su alcune previsioni tecniche dei progettisti esterni. Abbiamo presentato pagine di osservazioni chiedendo più coraggio. Poiché i tempi tecnici del Piano sono lunghi, suggeriamo di anticipare la rigenerazione di aree chiave tramite la Legge Regionale 16 che permetterebbe di procedere speditamente con una semplice delibera di Consiglio.

Quali prospettive vede per il vecchio ospedale?

Sul vecchio ospedale l'idea dell'assessore regionale alla Sanità Riboldi di creare un housing sociale per anziani e, magari, uno studentato per gli iscritti all'università è molto promettente, vista la vicinanza ad Astiss. Anche in questo caso l'Ordine degli Architetti è pronto a collaborare affinché queste proposte diventino realtà.

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