La città del futuro
28 Luglio 2026 09:38:39
L'assessora all'Urbanistica Monica Amasio commenta il progetto The Key presentato dalla Saclà
«Il progetto presentato da Saclà rappresenta un esempio concreto della visione di sviluppo che immaginiamo per Asti: non nuovo consumo di suolo, ma rigenerazione di aree già urbanizzate, capaci di tornare a essere una risorsa per la nostra città». L'assessora all'Urbanistica Monica Amasio non nasconde la sua soddisfazione e condivisione d'intenti rispetto al maxi progetto di riconversione urbanistica, denominato “The Key”, che l'azienda Saclà ha ufficialmente presentato nei giorni scorsi.
La Saclà, azienda leader nel settore alimentare nonché uno dei brand astigiani più conosciuti al mondo, trasferirà entro la fine dell'anno tutte le linee di produzione e gli uffici da Asti al nuovo polo costruito nei pressi di Castello di Annone. Ma, anziché pensarci poi a come riutilizzare gli oltre oltre 60 mila metri quadri occupati dallo stabilimento, che si trova tra il Borbore e la stazione ferroviaria, ha deciso di giocare d'anticipo, investire e progettare un recupero urbanistico che nasce dalla volontà di realizzare una visione, un progetto senza precedenti, destinato a dare alla città un polo multifunzionale con una rigenerazione degli spazi e un incremento del verde pubblico.
«Rigenerare significa restituire valore a ciò che già esiste, trasformando aree dismesse o sottoutilizzate in nuove opportunità - spiega l'assessora all'Urbanistica - È questa la linea guida che abbiamo posto al centro della Variante Generale al Piano Regolatore, oggi in fase di predisposizione, che trova piena coerenza nel progetto Saclà. La trasformazione di una storica area produttiva in uno spazio moderno, aperto e integrato con il tessuto urbano dimostra che è possibile coniugare sviluppo economico, qualità della vita e sostenibilità ambientale - continua Amasio - Si tratta di un intervento che guarda al futuro, restituendo alla comunità nuove funzioni, servizi e spazi verdi, migliorando la vivibilità complessiva».
Grazie all'iniziativa della Saclà, Asti eviterà di avere l'ennesimo maxi contenitore vuoto, in stato di abbandono, sul quale iniziare a immaginare progetti di recupero senza però mai arrivare alla loro effettiva realizzazione. L'ex sede della Banca d'Italia, l'ex clinica San Secondo, l'ex clinica Sant'Anna, l'ex ospedale, parte dell'ex Caserma Colli di Felizzano, l'ex Casa di Riposo “Maina”, l'ex asilo Regina Margherita, l'ex circolo Enel di via Pagliani, l'ex hotel Salera, l'ex palazzina Inps di via d'Azeglio, l'ex Way Assauto, l'ex Casermone (tra quelli messi peggio), l'ex Ibmei, l'ex Sis - Cavallino Alato, l'ex Ucic, l'ex Oasi dell'Immacolata, gli ex uffici comunali di via Govone, l'ex Upim sono sono alcuni dei tanti contenitori vuoti rimasti in sospeso, molti ormai decadenti, di cui non si conoscono le sorti o i tempi di recupero. Ferite urbanistiche aperte sul territorio che l'Ordine degli Architetti ha mappato e raccontato in un recente convegno.
«Come amministrazione abbiamo già avviato un confronto diretto con l'amministratore delegato della Saclà, Chiara Ercole, e i suoi consulenti per accompagnare questo percorso e individuare il miglior iter urbanistico, a partire dalla Variante in corso il cui Progetto Preliminare dovrà recepire, nelle linee essenziali, questa importante operazione di trasformazione urbana - conclude Amasio - Questo progetto rappresenta un passo significativo verso una città più moderna, sostenibile e attrattiva, in linea con gli obiettivi che ci siamo dati e con le aspettative dei cittadini».
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