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Scontri a Bologna, l'affondo del consigliere Venturini (FdI): «Delinquenti di sinistra al servizio del Pd» [VIDEO]

L'esponente di Fratelli d'Italia ha scatenato la querelle per un post pubblicato sui Facebook. La replica dei dem Sutera e Miravalle: «Oltre la legittima critica politica, valuteremo di procedere legalmente»

Guerriglia urbana a Bologna, l'affondo del consigliere Venturini (FdI): «Delinquenti di sinistra al servizio del Pd»

Il post pubblicato su Facebook dal consigliere comunale di Fratelli d'Italia Roberto Venturini

L'eco di quanto accaduto a Bologna lunedì sera, durante gli scontri dopo il presidio per chiedere la verità sulla morte di Abderrahim Fakir, ha raggiunto il Consiglio comunale di Asti. Tutto è nato dalla pubblicazione di un post su Facebook da parte del consigliere comunale di Fratelli d'Italia Roberto Venturini con il quale ha commentato i fatti di Bologna puntando il dito contro il Partito Democratico: «In Italia da anni di chi ha paura, la gente? Di questi delinquenti, che sono di sinistra, che distruggono, incendiano, bruciano macchine, spaccano vetrine e attaccano sempre Carabinieri e Polizia - ha scritto Venturini - E sono al servizio del Pd. Vedi Bologna e tutte le altre volte. Ricordatevelo. Dietro al Pd ci sono sempre loro. O sei a sinistra, o sei per l'Italia e gli Italiani».

Accuse non certo leggere, che non sono rimaste relegate al mondo dei social, ma che hanno innescato una dura replica da parte dei consiglieri dem di Asti, pronti a difendere il partito fino ad annunciare la possibilità di adire le vie legali contro l'esponente di Fratelli d'Italia.

Era già stato lo stesso sindaco di Bologna Matteo Lepore, che aveva promosso una manifestazione pacifica in piazza, a commentare di aver visto "due piazze" lunedì sera: «Piazza Nettuno rappresenta Bologna. C'erano migliaia di persone che si sono incontrate pacificamente e spontaneamente, per esprimere la loro vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna. Chi pensa di rispondere alla violenza con la violenza si chiama fuori dallo stato di diritto. E dunque si chiama fuori dalla nostra comunità democratica».

La querelle tra i banchi del Consiglio

«Collega Venturini, vergognati - ha esordito il consigliere del Pd Luciano Sutera - Non si può accettare questo modo di accomunare la persone che fanno i teppisti al Partito Democratico. Tra l'altro ci sono altre persone che rivestono ruoli importanti, anche in Regione, che intervengono sui social con lo stesso sistema. Io non accetto che tu attribuisca al Pd queste cose; - ha poi continuato - stai attento alle parole che usi perché qualcuno potrebbe chiamarti a risponderne. A un certo punto dovresti anche dire chi esercita questa influenza, in che modo e se questo accade ad Asti».

Immediata la replica di Venturini: «Credo che queste accorate affermazioni del collega consigliere del Pd possano aver colpito il suo animo, che conosco bene da tempo. Ma credo, proprio perché conosco la persona, che non possa associarsi a delle persone che fanno finta di non esserci per poi convocare manifestazioni come quelle di Bologna, durante le quali sono state, in qualche modo, associate tutte quante quelle manifestazioni al sindaco di Bologna che ha richiesto quella manifestazione. Sia chiaro. E il sindaco di Bologna è del Pd. E allora, se questo signore viene a dire, come fanno di solito, 'ma noi non li abbiamo mai visti', 'non sappiamo chi sono', 'è gente che è arrivata all'ultimo minuto', 'come mai dite che sono con noi?' Questa è ipocrisia pura. [...] Io sto solo dicendo - ha rimarcato Venturini durante il suo intervento - che il Pd ha sempre fatto ipocritamente finta di non conoscere mai queste persone, che utilizzano come sempre, da sempre, come carne da macello [...] ».

Parole che hanno gettato ulteriore benzina sul fuoco. A lasciare aperta la strada a un possibile seguito per vie legali è stato il consigliere Michele Miravalle: «Acquisiremo le immagini del Consiglio e il verbale perché credo che si sia andati ben oltre la legittima critica politica - ha detto - Quando si arriva a diffamare un amministratore pubblico come il sindaco Lepore, a prescindere dalla tessera di partito che ha in tasca, indicandolo quale responsabile di distruzione, scontri, violenze, credo che si vada molto oltre la legittima critica politica e che bisogna risponderne non solo politicamente, ma anche in termini di responsabilità penale».

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