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21 Luglio 2026 12:09:29
La famosa battaglia dell'Assedio di Canelli
Canelli 1613 si è conclusa da un po’ ma continua a far discutere. “L’Assedio che non è un assedio” è stato un progetto pilota giovanile apprezzato dal pubblico ma anche terreno di polemiche.
«L'Amministrazione comunale ha compiuto ogni ragionevole tentativo di coinvolgere il Gruppo Storico, invitandolo a partecipare, come è stato fatto con gli altri Gruppi ed Associazioni, scrivendo lettere e anche con incontri e confronti diretti con i Responsabili del Gruppo, nella convinzione che il dialogo fosse la strada migliore per tutelare la manifestazione. Anche il Comitato organizzatore ha invitato più volte alla partecipazione. Il Gruppo storico ha scelto di declinare questi inviti e tutti i tentativi non hanno prodotto il risultato auspicato. Anzi, le principali criticità sono derivate dal comportamento del Gruppo Storico, che non ha reso disponibili giochi storici, costumi, attrezzature e altri materiali utilizzati in passato per la manifestazione e acquistati negli anni grazie a contributi pubblici. Si tratta di beni destinati all'interesse collettivo, che devono rimanere a disposizione della comunità. Oltre ad aver rifiutato di partecipare, abbiamo anche dovuto prendere atto di comportamenti diretti di ostacolare la riuscita della manifestazione, col tentativo di impedire o ostacolare la partecipazione dei Gruppi storici di altre Città e scoraggiare quella dei canellesi. A ciò si aggiungono le già note questioni relative al rifiuto dei medesimi soggetti di consegnare alla Città di Canelli il marchio "Assedio di Canelli 1613", che rappresenta un patrimonio della comunità canellese, non riconducibile a interessi esclusivi di singoli soggetti». Minacciate iniziative per recuperare «materiali e beni acquistati con risorse pubbliche».
«Per il bene del volontariato cittadino non colgo le provocazioni – risponde Valerio Iaboc, presidente del Gruppo Storico – Ci sono le “pec” a parlare della nostra disponibilità e la partecipazione agli incontri con la sindaca Giovine e l’assessore Tosti e poi con Colline 50. I vestiti di proprietà del Comune? Sono stati realizzati dalle nostre sarte con le stoffe acquistate con i soldi delle pubblicità, del numero unico e della “tassa” sui testoni. I contributi comunali servivano a pagare vitto e alloggio ai tanti gruppi storici che venivano per amicizia col nostro».
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