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Castello d'Annone

Sul Lungotanaro la presentazione della "ligera" e degli altri "Piemontesi Doc"

Autori ed editrice della nuova raccolta di racconti di Neos

Sul Lungotanaro la presentazione della "ligera" e degli altri "Piemontesi Doc"

E' stato uno degli eventi collaterali alla festa del paese e anche la location ha sfruttato l'allestimento della Pro Loco di Castello d'Annone  lungo il Tanaro per un angolo all'ombra e una presentazione all'aria aperta.

E' stata quella del libro "Piemontesi Doc", edito da Neos, raccolta di racconti che descrivono personaggi che non hanno meritato righe sulla "storia ufficiale" ma sono rimasti nei ricordi delle comunità in cui sono vissuti. Spesso grazie ad una tradizione orale tramandata di generazione in generazione. Forse anche per questo Neos ha voluto un sottotitolo preciso "Protagonisti ma con discrezione".

Silvia Ramasso, dell'editrice Neos, ha presentato gli autori che hanno potuto partecipare di persona all'illustraizone sintetica dei personaggi di cui hanno parlato nei loro racconti: Paolo Lupo, Daniela Peira, Margherita Ravetti, Umberto Re, Silvia Tonin.

La sorte ha voluto che quattro autori sui cinque presenti, avessero raccontato storie di preti. Molto diversi fra loro e in epoche che non si sono incontrate o si sono avvicendate, ma comunque figure di riferimento per i paesi e guide non solo spiriturali.

Preti con la schiena dritta come Don Giuseppe Ottavio Mellica di Piovà Massaia che non voleva dare le campane della parrocchia alla "patria" per trasformarle in armi durante la seconda guerra mondiale. Oppure Don Bartolomeo Novarese, che la parrocchia di Piovà l'avrebbe retta qualche anno dopo insieme a quella di Capriglio che affiancava il suo ruolo di guida di anime a quella di tour operator e assistente sociale quando questa figura ancora non esisteva. Don Fedele Calcagno a 50 anni non aveva più funzioni da parroco a causa della sua grave sordità ma questo non le impedì di diventare "quasi un nonno" per un ragazzino in cerca di buoni consigli senza prediche. E poi don Luigi Venesia, di Calliano, che oggi definiremmo un "prete rock" che insegnò il "dubbio", anche in politica, ad un'intera generazione.

Non di un prete si parla nel racconto della "ligera", ma di quei personaggi così comuni nelle campagne di fine guerra di cui Margherita Ravetti, dopo aver visitato una mostra, proprio a Castello d'Annone curata dall'indimenticata Piera Medico, ha riabilitato la reputazione.

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