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Giorgio Gaviglio, da 34 anni la bottega dei canellesi

«Ero dipendente in un negozio della grande distribuzione. Ho mollato il lavoro per realizzare un sogno: un negozio tutto mio».

Giorgio Gaviglio

Giorgio Gaviglio nel suo negozio

La sua rivendita di alimentari in via Cassinasco n. 2 è per i canellesi un’istituzione da 34 anni. Per Giorgio Gaviglio, 62 anni, non è solo un negozio. «Ero responsabile di un punto vendita della grande distribuzione –confessa – ma ho sempre sognato di avere un negozio tutto mio. Ricordo ancora l’emozione dell'inaugurazione. Era il 6 luglio del 1992. Da allora gestisco ogni aspetto dell’attività. Per fortuna ho goduto sempre di buona salute e ho potuto contare sulla comprensione dei miei familiari che hanno accettato orari lunghi e domeniche mattine lavorative. E’ questa la differenza tra essere un dipendente ed un piccolo imprenditore: non ci sono orari».

In 34 anni il commercio è cambiato: «Abbiamo (parla al plurale perché la reputa una “cosa di famiglia” ndr) visto passare un centro commerciale e nascere tanti supermercati – racconta – In molti hanno tirato giù le serrande, in alcuni casi per la mancanza del cambio generazionale. Noi, con non pochi sacrifici, siamo ancora qua. La ricetta del successo? Vendere prodotti di qualità (il pane è ancora artigianale!), professionalità ed attenzione per la clientela».   

Il rapporto con i consumatori si trasforma in amicizia. «Da noi non sei un numero – tiene a precisare Gaviglio – Si instaura un rapporto di fiducia. Quando viene dato un consiglio è sempre per venire incontro alle esigenze del cliente e questo viene apprezzato. Nella grande distribuzione si ascolta molto meno, perché “non si può perde tempo”. Qui capita spesso che si lascia in custodia il negozio ad un cliente mentre si carica in macchina la spesa ad un altro – ride – Con i clienti ci si conosce talmente bene che a volte basta guardarsi negli occhi per capire che c’è qualcosa che non va e magari si riesce a dire la parola giusta che dà il via ad uno sfogo liberatorio. Per molte persone, soprattutto quelle anziane, siamo una sana routine, l’antidoto contro la solitudine».

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