Intervista
11 Luglio 2026 09:00:01
Il dirigente scolastico Franco Calcagno
«Contribuire, ogni giorno, a costruire il futuro degli altri: è questa la grandezza del nostro lavoro».
Ne è convinto Franco Calcagno, dirigente dell’istituto tecnico industriale Artom, che dal prossimo 1° settembre sarà in pensione.
Terminerà così una lunga carriera, che l’ha portato per alcuni anni anche a dirigere l’Ufficio scolastico territoriale (ex Provvediratorato agli studi), cominciata nel 1984 come docente di matematica alle medie e alle superiori.
Quando ha deciso di voler diventare preside?
Se dovessi indicare il luogo da cui è partito tutto, direi senza esitazione l'istituto comprensivo di Villanova, dove ho insegnato matematica e ho ricoperto il ruolo di collaboratore del dirigente scolastico, quello che allora veniva chiamato semplicemente “vice preside”. È stata una scuola che mi ha dato fiducia e mi ha consentito di crescere ben oltre il ruolo di docente.
Da Villanova è partito il mio percorso professionale: la vice dirigenza, la scelta di affrontare il concorso per dirigente scolastico, le numerose reggenze negli anni successivi e anche l'esperienza all’Ufficio scolastico territoriale (ex Provveditorato agli Studi). Ripensandoci oggi, mi rendo conto che tutto è nato lì. Sono stati anni straordinari, ricchi di entusiasmo e di sperimentazione. Ricordo con particolare emozione la realizzazione del primo laboratorio informatico del territorio. Non disponevamo di grandi finanziamenti: recuperammo i tavoli della mensa scolastica, li adattammo e costruimmo uno spazio che allora rappresentava una piccola rivoluzione. Eravamo pionieri, animati dalla convinzione che la scuola dovesse guardare avanti.
Ma ciò che porto maggiormente nel cuore sono le persone. Ho avuto la fortuna di incontrare colleghi, dirigenti e collaboratori che hanno creduto in me, mi hanno incoraggiato e accompagnato nelle scelte più importanti. A loro va ancora oggi il mio più sincero ringraziamento.
Il mondo della scuola evolve insieme alla società ed è periodicamente interessato da riforme e cambiamenti. Rispetto al periodo in cui ha cominciato la sua carriera da insegnante, quale ritiene il cambiamento migliore e quale il peggiore?
Il cambiamento più importante è stato certamente l'autonomia scolastica. Ha consentito alle scuole di costruire una propria identità, di dialogare con il territorio, di sviluppare reti con enti locali, università, imprese e associazioni, rendendo la scuola molto più dinamica e capace di rispondere ai bisogni degli studenti.
Anche la innovazione tecnologica ha rappresentato una grande opportunità. Pensare che negli anni Ottanta costruivamo un laboratorio informatico recuperando i tavoli della mensa e oggi disponiamo di laboratori digitali e intelligenza artificiale fa capire quanto sia cambiato il mondo.
Il cambiamento che considero meno positivo è, invece, la crescente burocratizzazione del sistema. Oggi dirigenti e docenti dedicano moltissimo tempo ad adempimenti amministrativi e procedure che inevitabilmente sottraggono energie alla progettazione educativa e alla relazione con gli studenti. La scuola dovrebbe poter dedicare più tempo all'educazione e meno alla burocrazia.
Da dirigente di un istituto tecnico, pensa che si stia riuscendo a ridurre il divario tra scuola e mondo del lavoro spesso lamentato dalle imprese?
Direi di sì, anche se il percorso non è ancora concluso. Negli ultimi anni la scuola ha compiuto un salto di qualità importante. I percorsi di Pcto, il sistema duale, la coprogettazione con le imprese, il rapporto sempre più stretto con le università e con il territorio hanno contribuito ad avvicinare due mondi per troppo tempo distanti.
Oggi le imprese non sono più semplicemente luoghi dove gli studenti svolgono uno stage: partecipano alla costruzione dei percorsi formativi, indicano le competenze emergenti e aiutano la scuola a leggere i cambiamenti tecnologici.
La sfida, però, non è preparare i ragazzi per un mestiere preciso, ma renderli capaci di imparare continuamente. Le professioni cambiano molto più rapidamente di vent'anni fa; per questo la scuola deve formare persone flessibili, competenti, capaci di affrontare l'innovazione.
Nonostante la diffusione dell'orientamento, ha continuato ad assistere a scelte sbagliate da parte dei ragazzi riguardo alla scuola superiore?
Sì, accade ancora. Molte scelte vengono compiute non in base alle reali inclinazioni del ragazzo, ma seguendo gli amici, le aspettative della famiglia o vecchi stereotipi sui diversi indirizzi di studio.
L'orientamento efficace non consiste nel convincere uno studente ad iscriversi ad una determinata scuola, ma nell'aiutarlo a conoscere se stesso: i propri talenti, le proprie difficoltà, le proprie passioni.
Quando la scelta è realmente consapevole aumenta la motivazione, diminuisce il rischio di dispersione scolastica e cresce la probabilità di costruire un percorso di successo. Per questo credo che l'orientamento debba iniziare molto prima della terza media e coinvolgere in modo responsabile scuola, famiglia e territorio.
Quali sono oggi le principali difficoltà che affronta un dirigente scolastico?
Oggi dirigere una scuola significa governare una comunità molto complessa. Una delle principali difficoltà riguarda il reclutamento del personale e la continuità didattica. Il frequente turnover di docenti e personale amministrativo rende difficile programmare con continuità e consolidare i progetti educativi.
Un'altra sfida è rappresentata dalla crescente complessità sociale. La scuola è chiamata ad affrontare fragilità educative, psicologiche e relazionali sempre più diffuse, spesso supplendo a difficoltà che appartengono anche alla famiglia e alla società. A questo proposito il rapporto con le famiglie rimane fondamentale. Nella grande maggioranza dei casi esiste una collaborazione positiva, ma oggi è ancora più necessario costruire una vera alleanza educativa. Nessuna scuola, da sola, può sostituire la famiglia.
Nonostante tutto, continuo a pensare che questo sia uno dei mestieri più belli. La scuola non produce risultati immediati: semina. E chi lavora nell'educazione deve accettare che molti dei frutti matureranno quando lui non sarà più presente. Ma è proprio questa la grandezza del nostro lavoro: contribuire, ogni giorno, a costruire il futuro degli altri.
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