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Hub di Castello d'Annone: «L'accoglienza non può gravare sulla sanità astigiana»

Azione propone un patto di trasparenza e tetti certi contro il rischio emergenza

Il Cas di Castello di Annone

Il Cas di Castello di Annone [foto di repetorio]

Continua a tenere banco la decisione del Ministero dell'Interno di trasformare il Cas di Castello di Annone in un nuovo Centro governativo di prima accoglienza, l'unico nuovo del suo genere previsto per il Piemonte. Sul caso riceviamo e pubblichiamo una nota politica da parte di Azione Asti e del suo coordinatore Mario Bovino.

Il dibattito recente attorno all’ex caserma di Castello d’Annone e alla sua trasformazione in un centro di procedura accelerata di frontiera (Paf) o in un potenziale maxi-hub regionale impone una riflessione che vada oltre gli slogan e tocchi il cuore della buona amministrazione. Come forza politica che mette al centro il pragmatismo, la serietà e il rispetto delle comunità locali, riteniamo che la gestione dei flussi migratori non possa continuare a oscillare tra l'allarmismo e la minimizzazione nel giro di poche ore. Passare repentinamente dal timore di gravi criticità sanitarie e di ordine pubblico alla totale rassicurazione sul fatto che «l'hub non comporta pericoli» rischia di disorientare i cittadini e di indebolire la fiducia nelle istituzioni.

La prima e più urgente preoccupazione riguarda il metodo e la programmazione. L’esperienza degli ultimi anni, in Piemonte come nel resto d’Italia, ci insegna che troppo spesso i centri nati con una capienza definita e "sulla carta" rigorosamente limitata si trasformano in breve tempo in realtà destinate a esplodere sotto la pressione degli eventi. I tetti massimi stabiliti inizialmente rischiano di saltare se non sono inseriti in una pianificazione strutturale e in una reale rete di accoglienza diffusa. Non possiamo permettere che i territori piemontesi si trovino a gestire situazioni di sovraccarico senza gli strumenti e le risorse adeguate. L’accoglienza, per essere dignitosa e sicura, richiede il coinvolgimento preventivo dei sindaci e degli amministratori locali, che non possono trovarsi a scoprire i progetti che riguardano i propri comuni tramite la stampa.

In questo contesto, la preoccupazione non può e non deve rimanere confinata all'interno del solo comune di Castello d’Annone. La struttura in questione sorge ad appena dieci chilometri da Asti: un'area così prossima che qualsiasi criticità o aumento incontrollato delle presenze finirà inevitabilmente per ripercuotersi sul capoluogo. La nostra apprensione si rivolge in particolar modo ai servizi essenziali della città, a partire dagli ospedali e dalle strutture sanitarie locali, che già oggi operano sotto costante pressione per garantire le cure ai cittadini. Un afflusso non pianificato o mal gestito di un numero elevato di ospiti rischia di far gravare un carico insostenibile sui presidi ospedalieri astigiani, compromettendo l'equilibrio di un sistema socio-sanitario già fragile.

Accanto alla logistica interna, emerge poi una questione di natura geografica e politica che merita un approfondimento costruttivo. Molti dei migranti destinati a queste strutture provengono dai punti di sbarco della vicina Liguria, in particolare dalle aree di Genova e Savona. Di fronte a questa dinamica, sorge spontaneo un interrogativo: come mai queste persone non trovano una collocazione stabile e percorsi di integrazione all'interno del territorio ligure, e vengono invece trasferite in Piemonte, andando a gravare sulle nostre infrastrutture regionali? È fondamentale comprendere se vi sia una reale concertazione interregionale o se la nostra regione stia subendo flussi che potrebbero essere gestiti in modo più efficiente e immediato a ridosso delle aree costiere di arrivo.

Per uscire dalla logica della perenne emergenza, crediamo sia necessario avanzare proposte chiare e stringenti:
1. Istituzione di un tavolo permanente di monitoraggio e coordinamento tra Regione, Prefetture e Comuni coinvolti (incluso il Comune di Asti), per garantire che nessuna decisione venga presa dall'alto senza valutare l'impatto reale sui servizi del territorio.
2. Tutela delle strutture sanitarie locali, attraverso un piano di assistenza medica interno all'hub che non vada a sovraccaricare i pronto soccorso e gli ospedali astigiani.
3. Rispetto rigido e insuperabile del tetto di presenze originariamente pattuito, con un monitoraggio in tempo reale per evitare i fenomeni di sovraffollamento riscontrati altrove.
4. Attivazione di percorsi reali di integrazione e legalità: le persone non possono essere semplicemente "parcheggiate" in ex strutture militari lasciate a se stesse. Servono corsi di lingua, formazione e attività di pubblica utilità che garantiscano il rispetto delle regole e la sicurezza di residenti e ospiti.

Vogliamo un Piemonte che sappia fare la propria parte con responsabilità, ma pretendiamo una governance rigorosa, trasparente e basata su fatti certi, non su risposte estemporanee dettate dal momento.

Azione Asti

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