Il caso
09 Luglio 2026 19:07:31
Alberto Cirio incontra i giornalisti dopo la visita al Cas di Castello di Annone [foto Billi]
Sul nuovo Centro governativo di prima accoglienza del Piemonte, identificato in una circolare del Ministero dell'Interno nell'ex caserma di Castello di Annone, già hub per migranti, è dovuto intervenire il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio per cercare di fare chiarezza, o almeno provarci. Cirio è giunto a Castello di Annone oggi pomeriggio, atteso da una schiera di giornalisti che, però, non sono stati ammessi al sopralluogo nella struttura, ma hanno dovuto attendere la fine dell'ispezione prima di potersi confrontare con lui sulle decisioni impartite dal Governo.
«Sono venuto di persona per smentire qualsiasi ipotesi circolata nei giorni scorsi - ha detto Cirio - Sono a Castello di Annone perché ho la responsabilità della salute dei cittadini e ho ritenuto fosse necessario verificare quali potessero essere le prospettive di questo centro alla luce della riforma del nuovo Patto approvato dall'Europa. Si tratta di prospettive puramente nominali: questo è un Cas (Centro di Accoglienza Straordinaria ndr) che diventa un Centro per la Paf (Procedura accelerata di frontiera ndr), ma non cambia nulla in termini di occupazione o di posti. Questo Cas, autorizzato già oggi per contenere fino a 72 persone, ne conta 17. Questo numero, che può essere da zero a 72, vale per ieri, per oggi e verrà fra un anno. Ciò che era rimane e non sarà aumentata in nessun modo la sua capienza».
Quindi tanto rumore per nulla? Non del tutto. La circolare ministeriale dell'8 maggio esiste e l'allegato 4, dedicato ai "Nuovi Centri Governativi", sul Piemonte riporta un solo nome per l'apertura del nuovo centro: Asti. L'ex base militare di Castello di Annone sarebbe stata scelta perché già attiva e gestita dalla Croce Rossa, una decisione riportata nero su bianco e non smentita. Un centro, va precisato, destinato ad accogliere i migranti sbarcati nei porti di Genova e Savona, ma solo se accompagnanti in Italia dalle Ong, non quelli in arrivo sui barconi. Una decisione che, non a caso, in un primo momento ha visto lo stesso presidente Cirio e l'assessore regionale alla Sicurezza Enrico Bussalino protestare in una nota stampa: «L’aumento della capienza dell’hub di Castello di Annone è una scelta che la Regione considera profondamente inopportuna, alla luce delle caratteristiche del territorio e delle criticità già presenti nell’area». Insomma, un po' di preoccupazione c'era.

Questo significa che l'allarme lanciato dal consigliere comunale del Partito Democratico, Michele Miravalle, sia sui contraccolpi che avrebbe per il territorio l'apertura di questa nuovo centro di "frontiera", sia sulle modalità di gestione degli ospiti che sarebbero accolti al suo interno, sia stato un passo falso? Così la pensano i tanti politici oggi in visita alla struttura. «L'approfondimento ci ha permesso di smentire, totalmente, l'ipotesi che questo sia un nuovo hub ed è una buona notizia - ha aggiunto Cirio - Non c'è il problema e qualcuno che voleva porlo, probabilmente, ha sbagliato. Gli do comunque l'attenuante che con la riforma a livello europeo non c'è ancora chiarezza».
E ancora: «Vogliamo dare questa garanzia al sindaco, agli amministratori e alle persone che vivono in questi spazi - ha continuato il presidente della Regione - Le nuove procedure cambiano il nome e le modalità perché il nuovo Patto per l'immigrazione dà finalmente dei tempi certi per quanto riguarda la permanenza massima in questi spazi: dodici settimane, ma entro quattro dall'arrivo la Croce Rossa effettua tutte le verifiche sanitarie e da lì in avanti si innesca il meccanismo per chiedere l'asilo. Con la vecchia normativa rischiavano di esserci procedure 'sine die", tra ricorsi e non ricorsi».
Ad accompagnare Cirio nell'ispezione dentro il centro di accoglienza c'erano il Prefetto di Asti Claudio Ventrice, i deputati Marcello Coppo (Fratelli d'Italia) e Andrea Giaccone (Lega), l'assessore regionale alla Sicurezza Enrico Bussalino (Lega), i consiglieri regionali Sergio Ebarnabo (Fratelli d'Italia) e Fabio Carosso (Lega), ma anche i consiglieri provinciali Mauro Bosia e Davide Massaglia. Presente, ma che non ha effettuato il sopralluogo con gli altri politici, anche il sindaco di Castello di Annone Valter Valfrè. Nei giorni scorsi Coppo e Giaccone erano stati i primi a rispondere a Miravalle, accusandolo di «creare confusione» e garantendo che «non sarebbero stati aperti nuovi centri di migranti ad Asti». Può allora esserci stato un cortocircuito istituzionale nella comunicazione della notizia, diffusa prima di tutto tramite la famosa circolare?
«Non c'è stato un problema di comunicazione, ma una sparata da parte di un esponente dell'opposizione, che ha pure intenzione di candidarsi a sindaco dicendo queste cose per creare allarmismo - ha aggiunto Coppo al termine del sopralluogo - Io invece dico che nel 2023 in provincia di Asti c'erano 1.350 ospitati, ma di questi molti non avevano titolo a esserci. Per questi si spendevano 30 euro al giorno, come avviene oggi, ma nel 2024 ce ne sono stati 750 grazie alle politiche del Governo Meloni. Quindi 600 in meno con un risparmio di 6,5 milioni di euro solo per la provincia di Asti. Se calano ulteriormente gli sbarchi, non ci sarà neanche il problema dei 72 ospiti perché si potrebbe arrivare a zero». «Tra l'altro il Patto europeo per le migrazioni recepisce molte delle istanze del Governo italiano: - ha osservato il deputato Giaccone - tempi certi, permanenza ridotta, facilità di espulsione per gli irregolari e maggiore controllo».
A gettare ulteriore acqua sul fuoco è stato il consigliere regionale Sergio Ebarnabo, da sempre contrario a progetti che possano estendere ulteriormente la presenza di profughi o richiedenti asilo sul nostro territorio. «Sul centro di Castello di Annone si sta facendo inutile allarmismo - ha commentato - Comprendo la necessità di verificare ogni aspetto tecnico e logistico e di ascoltare le preoccupazioni del territorio, ma non si può trasformare una struttura ad alta vigilanza in uno strumento di polemica contro il Governo. Un Centro Governativo per Identificazione e Rimpatrio non è un centro aperto, non è un vecchio Cas e non è una struttura che ‘porta insicurezza’ sul territorio. È esattamente il contrario: concentra in un luogo controllato, presidiato dalle forze dell’ordine e coordinato dalla Prefettura, persone che altrimenti rischierebbero di restare sul territorio senza adeguato controllo. Parlare di aumento automatico del rischio criminalità - ha concluso - è quindi una rappresentazione sbagliata e fuorviante».
Poche ore dopo la visita di Cirio, è giunta la replica del consigliere comunale Michele Miravalle. «Nel dire che si tratta solo di un cambio di nome si vuole minimizzare la decisione del Governo - risponde l'esponente del Pd ai politici di centrodestra - Capisco l’esigenza apolitica di 'coprire' una scelta fatta dal Governo all’insaputa degli enti locali, ma i rappresentanti delle istituzioni hanno il dovere di informare con trasparenza. Gli hotspot, come sarà quello di Castello di Annone, saranno destinati a persone appena sbarcate e fuori dal circuito dell'accoglienza che resteranno, per settimane, in un “limbo” giuridico. Non potranno uscire dal centro, perché senza documenti; se usciranno saranno irregolari sul territorio. Insomma a Castello di Annone ci sarà una “gabbia” dove oggi c’è un centro di accoglienza. Saranno luoghi molto più simili ad un Cpr (vedi tutti i problemi legati al Cpr di Torino) che a un luogo di accoglienza “diffusa” e su piccola scala. Sono due cose diverse e con impatto differente sul territorio - conclude Miravalle - Nessun allarmismo, ma legittime domande, che nessuno si era posto perché nessuno aveva letto quella circolare del governo. Il nodo rimane quello di un Patto europeo sbagliato e che si allontana da modelli di governo della migrazione sostenibili e che puntano all'integrazione».
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