Capriglio
09 Luglio 2026 14:52:00
“A tavola non si fa mai la guerra. Dobbiamo mangiare insieme più spesso”: una frase densa di significato quella lasciata sul libro degli ospiti da due commensali che hanno mangiato all’aperto, sulle tavole allestite sotto i platani della piazza di Capriglio. Ma non ad una sagra di paese. Questa volta a cucinare sono stati migranti arrivati da lontano e ospitati all’interno del progetto Sai Alto Astigiano (Comune capofila Berzano San Pietro insieme a Capriglio e Cocconato).
Un’iniziativa, quella di “Sapori senza confini” curata dall’associazione AttivaMente (presidente Daniela Pitzalis) con la collaborazione della chef Anna Blasco che ha fatto da sovrintendente alle lavorazioni in cucina, occupandosi del reperimento degli ingredienti (incarico non sempre facile) e del rispetto delle norme di igiene alimentare con la disponibilità dei locali della Pro loco del paese guidata da Lorenzo Candelo.

I migranti ospitati nelle case di accoglienza hanno spesso elogiato il cibo italiano ma grande è stato il loro orgoglio nel poter mostrare i loro piatti nazionali tipici a persone curiose di assaggiare il loro cibo e di ascoltare la tradizione che li ha originati. In due incontri hanno lavorato al menù, provando i piatti perché tanto è stato l’impegno e altrettanto importante la voglia di fare bella figura.
E il risultato è stato straordinario, al di sopra delle più rosee aspettative. Sia per il numero alto di persone che si sono iscritte alla cena, sia per gli apprezzamenti raccolti dai commensali. Il cibo, ancora una volta, ha rappresentato un ponte in grado di unire culture e tradizioni diverse e di assottigliare la diffidenza che spesso aleggia intorno a questi nuovi cittadini dei paesi di collina.
Ma alla cena di Capriglio l’atmosfera è stata completamente diversa, fatta di sorrisi, di sguardi, di “bis” di piatti che sono stati il miglior apprezzamento per il lavoro dei migranti in cucina portato avanti in un caldo infernale.
Il giro del mondo a tavola è iniziato con il “kabuli pulao”, piatto nazionale afghano realizzato con riso basmati, carne di agnello, carote, uvetta, mandorle e cumino.
E poi via in Nigeria, con il “fufu”, una polentina di farina di platano o manioca con accompagnamento di carote, salsa e pomodoro.
Si torna in Oriente, in Thailandia con gli involtini primavera preparati da una migrante di vecchia data, l’amatissima Angela ormai considerata caprigliese a tutti gli effetti.
Particolarmente scenografico il “gol gappa-panipuri”, piatto indiano composto da delicate palline di pane fritto che gli chef hanno leggermente aperto davanti ad ogni commensale riempiendo con un trito di cetrioli, menta, coriandolo, ceci, tamarindo, uova, patate e peperoncino tutto “lucidato” con un aromatico brodo. E per finire un dolce indiano, il “laddu” rappresentato da palline in cocco rapè, arachidi, zucchero.

«Questo “esperimento” ha dimostrato ancora una volta come le distanze fra culture si possono appianare attraverso il cibo che mette tutti d’accordo» ha detto il sindaco di Berzano Mario Lupo ricordando la genesi del Sai Alto Astigiano. Parole di apprezzamento anche dal sindaco di Capriglio Tiziana Gaeta, Anna Blasco e Basit, il responsabile della comunità Sai caprigliese.
Visto il successo della prima edizione, Sapori senza Confini si ripeterà ad ottobre a Cocconato e più avanti a Berzano con la voglia di prepararne già una seconda edizione con nuovi piatti e nuovo menù.
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