Il caso
02 Luglio 2026 10:00:06
Un barcone di richiedenti asilo [foto di repertorio]
Una scoperta "carbonara", fatta quasi per caso tra le pieghe di una circolare ministeriale, sta sollevando un polverone politico destinato a far discutere. In una circolare del Ministero dell'Interno Asti è indicata come l'unica realtà in tutto il Piemonte destinata a ospitare un nuovo centro governativo per migranti, probabilmente un "hotspot mobile". Solo poche settimane fa il consigliere regionale di Fratelli d'Italia, Sergio Ebarnabo, aveva lanciato l'allarme per la sicurezza e la tenuta sociale del territorio astigiano rispetto ai progetti dedicati all'accoglienza: 57 migranti ogni 10 mila abitanti, una cifra quasi doppia rispetto alla media regionale, con 103 strutture attive.
Ma a sollevare il nuovo caso è il consigliere comunale del Partito Democratico, Michele Miravalle, che ha reso pubblica una circolare datata 8 maggio 2026. Il documento, che dà attuazione al nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo, contiene una serie di allegati tecnici che ridisegnano la mappa dell'accoglienza in Italia. Nell'allegato 4, dedicato ai "Nuovi Centri Governativi", la voce "Piemonte" riporta un solo nome: Asti. Interessato dal provvedimento sarebbe, ancora una volta, l'hub di Castello di Annone già adibito come centro di accoglienza per richiedenti asilo. I posti per questo nuova iniziativa dovrebbero essere 36, ma c'è chi parla di 72.
Per questi motivi Miravalle chiama in causa direttamente i rappresentanti astigiani a Roma, il deputato Marcello Coppo (Fratelli d'Italia) e il deputato Andrea Giaccone (Lega). «La domanda viene spontanea: - commenta Miravalle in un video - lo sapevano e hanno taciuto? O non lo sapevano e quindi ci vien da dire che ci stanno a fare? Perché una notizia così importante deve essere scoperta quasi in maniera carbonara?».
Secondo quanto si legge nella circolare, questi nuovi centri sono concepiti come elementi di una "rete nazionale a supporto della frontiera esterna dell’Unione". La loro funzione principale è quella di consentire lo svolgimento delle procedure di frontiera. Nello specifico, secondo quanto detto dal consigliere comunale, per Asti si penserebbe a un "hotspot mobile", unità operative itineranti incaricate di garantire l'efficacia delle procedure di identificazione e accertamento anche in siti diversi da quelli ordinari, rendendo la frontiera "flessibile" e spostandola di fatto all'interno del territorio nazionale. Miravalle esprime, però, forte preoccupazione per questa tipologia di strutture e teme ripercussioni sulla tutela della salute, della sicurezza e dei diritti umani.
«Sarebbe interessante sapere con chi è stata condivisa questa scelta - incalza Miravalle - e se questa istruttoria abbia coinvolto anche le istituzioni locali o sia stata un'istruttoria fatta esclusivamente dal governo». Per il Pd le domande sul tavolo sono molte: quali saranno le reali ricadute sul sistema sanitario locale? Chi gestirà la struttura? «Ma soprattutto, - conclude l'esponente dem - perché la città è stata tenuta all'oscuro di un progetto che la vede come unico punto di riferimento regionale per le nuove politiche di frontiera europee?».
Alle perplessità del Pd si aggiungono quelle del coordinatore provinciale di Azione, Mario Bovino. «Dobbiamo ringraziare la stampa locale e una denuncia dell'opposizione se oggi gli astigiani sanno la verità: a Castello d'Annone, a due passi da Asti, il Governo aprirà l'unico 'hotspot mobile' di tutto il Piemonte - commenta - Sulla carta dicono che arriveranno 72 migranti alla volta, ma la realtà è un'altra e fa paura: gli esperti del settore sanno benissimo che se domani i porti della vicina Liguria si riempiono di sbarchi, quel numero raddoppierà o triplicherà in pochi giorni, facendo saltare ogni controllo».
«Mettiamo da parte la politica per un attimo e guardiamo in faccia la realtà - continua Bovino - Che fine faranno queste persone una volta scaduti i tre mesi di permanenza? Chi non ha il diritto di stare in Italia riceverà un foglio di via e verrà messo alla porta. Parliamo di disperati lasciati da soli in mezzo alle nostre colline, senza un soldo in tasca e senza un posto dove andare. Come faranno a tornare a casa loro? È evidente a tutti che rimarranno a girare sul nostro territorio, nei nostri paesi nelle nostre frazioni, nelle nostre stazioni, senza che nessuno sappia cosa fargli fare. Questo non è buonismo o razzismo, questa è matematica: significa meno sicurezza e più degrado per tutti noi [...] Asti oggi esprime una forza politica pazzesca: abbiamo due parlamentari a Roma, due consiglieri regionali e persino un assessore in Regione. Tutti dello stesso partito del Governo. Dov'erano mentre Roma decideva di scaricare questa patata bollente proprio qui da noi? Perché non hanno protetto il nostro territorio?».
Mentre il caso politico fa la sua strada, la Prefettura usa termini più cauti e meno allarmistici. «La Prefettura, ad oggi, non è stata coinvolta in nessun modo anche se abbiamo letto la circolare - replica il prefetto Claudio Ventrice - In questo momento non c'è una direttiva del Ministero, non c'è chiarezza su chi dovrebbe gestire questo nuovo centro e con quali soldi finanziarlo. L'hub di Castello di Annone, gestito dalla Croce Rossa, può ospitare fino a un massimo di 25 richiedenti asilo. Fino a quando non ci saranno notizie più certe, ogni commento mi sembra prevenuto».
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