eventi
Incontro
23 Giugno 2026 18:37:55
Da sinistra Beppe Rovera, Carlo Demartini e Mauro Bosia
Il cortile tra i palazzi del centro storico si è presto riempito, ed è stato necessario aggiungere delle sedie. D'altronde un (ex) banchiere ospite alla Casa del popolo fa notizia da sè, se poi è Carlo Demartini, già Ad di Banca di Asti, la curiosità aumenta.
Per una volta senza cravatta, arriva puntualissimo: lui c'è, manca invece, come più volte verrà sottolineato durante la serata, Livio Negro, presidente della Fondazione CrAsti, pure lui invitato al dibattito "Banca di Asti: valore sociale, economico e prospettive" promosso dalla Casa del popolo e dal gruppo consigliare Uniti si può. «Ci sembrava un'occasione per fare chiarezza su uno degli asset più importanti di questa città - ha detto Mauro Bosia, presentando la serata - Negro ha preferito non esserci con motivazioni che riteniamo incoerenti. Noi parliamo davanti a tutti, lui preferisce andare dove è solo lui che parla».
Poi tocca a Demartini che prima di iniziare spiega: «Ho accolto questo invito soprattutto perché nei mesi scorsi Bosia e Briccarello sono stati tra i pochi, forse gli unici due, che hanno scelto di informarsi e di capire, facendo domande. Non so a che conclusioni siano giunti, ma prima di parlare si sono informati».
Lo intervista il giornalista Beppe Rovera: «Dal 1º° giugno sono in pensione, e quindi da pensionato rispondo». Precisa alcuni concetti: «Non è vero che se sei piccolo non resisti sul mercato; e comunque negli ultimi venti anni siamo cresciuti di 5 volte portando il patrimonio da 200 milioni a 1,1 miliardi». Lui non lo dice, ma basta consultare gli archivi per vedere che negli ultimi 20 anni è stato lui al vertice della banca. C'è poi il valore sociale: «Questa azienda (a volte gli scappa ancora il «noi» ma subito si corregge, ndr) gestisce 30 miliardi, ha complessivamente 2400 dipendenti di cui 860 nell'Astigiano: ogni anno riversa su questo territorio 130 milioni di valore aggiunto, cioè stipendi, tasse e altro».
Ammette che c'è un "ma": il valore delle azioni, oggi a poco più di 8 euro. «Eppure il loro valore reale è di 15». Bosia lo incalza: «Ci sono piccoli risparmiatori che quando hanno avuto bisogno di vendere non ci sono riusciti o dovevano farlo perdendo metà dell'investimento». Prova una spiegazione tecnica: «Il problema è il mercato di riferimento: sia per indicazioni di Consob che per scelte dei soci di maggioranza che intendevano difendere l'investimento evitando il rischio di scalate ostili, si puntò sulla piattaforma Vorvel, che è molto meno volatile della Borsa: questo vuol dire che le transazioni sono ridotte e anche il prezzo tende a variare con difficoltà».
Si torna a parlare dell'ipotesi, al momento sembra non più d'attualità della vendita della Banca. Bosia: «Noi siamo contrari alla vendita perché si rischia di perdere un valore sociale che la Fondazione, anche con più risorse, non può sostituire». Demartini: «Dipende da che cosa si vuole: se si vende la Banca è inevitabile che si perdano posti di lavoro e stipendi, forse la Fondazione avrà più risorse, ma mai quelle che oggi la Banca riversa sul territorio». Gli si fa notare che l'unico che ha perso il posto è proprio chi difendeva la Banca: Demartini allarga le braccia e sorride.
Per l'incontro sulla Banca di Asti, gli attivisti della Casa del Popolo avevano invitato, oltre all'ex A.D., Carlo Demartini, anche il presidente della Fondazione CrAsti Livio Negro. Quest'ultimo, però, ha declinato l'invito: «Questa mia decisione nasce, anzitutto, da una questione di correttezza istituzionale e di necessaria distinzione dei ruoli - ha detto Negro - La Fondazione e la Banca di Asti sono realtà legate dalla storia, dal territorio e da un rapporto di partecipazione azionaria, ma restano soggetti distinti, con funzioni, competenze e responsabilità diverse. Il Presidente della Fondazione non può né deve sostituirsi agli organi sociali e al management dell'Istituto in un dibattito pubblico sulle scelte gestionali, operative o strategiche della Banca».
Rifiuto sul quale non è mancata la replica degli attivisti che hanno definito “strane e incoerenti” le motivazioni addotte da Negro, ricordando come, fin dal suo insediamento, abbia più volte rilasciato dichiarazioni pubbliche proprio sulla gestione e sul futuro dell'istituto di credito.
Secondo la Casa del Popolo, il futuro della Banca non è una questione privata da risolvere nei consigli di amministrazione, ma un tema di trasparenza che coinvolge migliaia di risparmiatori, forze economiche, sindacali e sociali del territorio.
«È del tutto evidente evidente che il Cortile della Casa del Popolo non è il luogo nel quale si riuniscono i CdA di Fondazione e Banca - osservano gli attivisti - È un luogo di confronto e trasparenza ove soggetti altamente qualificati esprimono le proprie opinioni rispetto al futuro della Banca, ma anche della Fondazione visto che i buoni esiti della Banca garantiscono le risorse che Negro, nel suo prolungato mandato, utilizzerà come Fondazione».
Edicola Digitale
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
Direttore Fulvio Lavina
f.lavina@lanuovaprovincia.it
Società editrice Editrice OMNIA S.r.l.
via Monsignor Rossi 3 -14100 Asti
P.Iva 00080200058