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Commemorazione
20 Giugno 2026 13:53:00
La camera ardente di Gianluigi Porro al Diavolo Rosso [foto Billi]
Questa mattina, al Diavolo Rosso di piazza San Martino, il lutto è stato presente, ma dietro le quinte, in disparte. Non come protagonista, ma come ospite ineluttabile verso il quale non dare tutta l'attenzione del momento. Invece, al centro della funzione laica per Gianluigi Porro ci sono stati la vita, la cultura, le amicizie, i tanti progetti fatti e quelli che saranno realizzati in futuro portando avanti ciò che lui ha iniziato a fatto crescere. Un momento di gratitudine per tutto quello che Porro, ex dirigente alla Cultura del Comune di Asti, ha lasciato in dote alla sua città.
È stato, infatti, tra gli ideatori e coordinatore di festival che oggi sono patrimonio del territorio, come AstiTeatro e AstiMusica, è stato direttore del Teatro Alfieri, ma ha lavorato anche su altre iniziative culturali che oggi identificano Asti, come lo Spazio Kor e FuoriLuogo. A condurre la cerimonia è stato l’avvocato Marco Venturino, amico fraterno e compagno di palcoscenico nei "Fiati Pesanti", che ha subito voluto sgombrare il campo dalla retorica del vuoto: «Oggi Porro apparentemente se n’è andato. In questi casi si dice che chi parte lascia un grande vuoto, ma per Porro è il contrario: ha lasciato un grande pieno perché la sua vita è stata piena, piena e ricchissima, ricca di amore, di sogni e di progetti».

Venturino ha tratteggiato Porro come un «gran sacerdote dell’amicizia», un uomo capace di rendere la cultura «facile, giocosa e alla portata di tutti». Dalla direzione di AstiTeatro ad AstiMusica, fino alla presidenza della Fondazione Piemonte dal Vivo, ha saputo trasformare sogni visionari in realtà concrete, «come quando riuscì a portare James Brown ad Asti, pur non credendoci lui stesso finché non lo vide scendere dalla limousine».
Proprio da questa sua capacità di navigare tra l'impossibile e il reale è nato il celebre "metodo Porro": «In qualche modo le cose si risolvono, ogni problema ha la sua soluzione; intanto facciamo, poi si vedrà». Un approccio che ha portato alla nascita dello stesso Diavolo Rosso, aperto nel 2000 in una chiesa sconsacrata senza un business plan, ma con un'idea forte e vincente.

Toccante è stata la testimonianza del dottor Franco Testore, che ha ricordato il volontario dell'associazione Astro. Indossando la maglietta bianca del "Pulmino Amico", Testore ha sottolineato come Gianluigi non fosse un pensionato annoiato, ma un uomo che, nonostante i mille impegni, voleva dedicarsi alla solidarietà. Sui pulmini, Porro portava la sua proverbiale leggerezza: «I suoi viaggi erano l’occasione di chiacchierare con i pazienti, di alleggerire un po’ l’atmosfera che a volte aleggia su chi fa delle cure oncologiche».

L’attore e poeta Antonio Catalano, il Mago Povero, altro storico compagno di strada nella vita di Porro, ha regalato alla platea una biografia "inventata" e surreale, immaginando l'amico nato in Danimarca nel 1670 e rapito dagli extraterrestri per organizzare festival di mimo nello spazio. Ma è nel finale che Catalano ha toccato le corde più profonde, definendo Porro un «seminatore che anche colpito dalla morte è capace di incantare con in mano manciate di semi, spargerli per terra per far crescere un altro incanto: Gian ha arato la terra e noi dobbiamo darci da fare, buon lavoro a tutti e buona semina».
Il giornalista Sergio Miravalle ha ricordato le goliardate, come il festival del regalo riciclato, altra idea di Porro, che si tiene la sera di Santo Stefano, proprio al Diavolo Rosso, per poi guardare avanti, annunciando due progetti che Gianluigi aveva in mente: il censimento delle cantine storiche di Asti da trasformare in spazi culturali e la realizzazione di grandi murali sui palazzi cittadini. «Vorrei che in uno di questi murali ci fosse la faccia di un giovane con un bel nasone, le sue manone, i suoi piedoni e i suoi occhi scintillanti che non si spengono mai, neanche adesso».
La cerimonia ha visto alternarsi numerosi altri ricordi: quello di Concita Stanco, che ha commemorato le cene del Thanksgiving, ma anche del fratello Valter Porro, che in un momento di profonda commozione ha ringraziato tutti per la vicinanza: «L'eredità più importante che una persona può lasciare non sono i soldi o i beni materiali, ma i ricordi, e in questo Gianluigi è stato generosissimo».

La musica de I Fiati Pesanti ha accompagnato la commemorazione tra canzoni e melodie che per Porro hanno rappresentato un aspetto molto importante della sua esistenza. Ricordo che si è concluso sulle note di "When the Saints Go Marching In" tra gli applausi dei presenti. Come ha evidenziato Marco Venturino, Porro era convinto che saper far stare bene la gente fosse la missione più importante: «Questo sappiamo fare, fare stare bene la gente e dovremmo sempre continuare così come ci ha insegnato lui».
La camera ardente al Diavolo Rosso resterà aperta fino alle 15. Poi ci sarà la sepoltura, alle 16, nel cimitero di viale don Bianco. Porro oltre alla moglie Cristina Cirio, al figlio Stefano "Pedro" e al fratello Valter, lascia anche il fratello Danilo.
[foto Billi]
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