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Lutto

Asti piange Gianluigi Porro, l'uomo che ha fatto grande il Teatro Alfieri e la cultura cittadina

Anima della vita culturale, dirigente in Comune, artefice di Astimusica e AstiTeatro ha tracciato la rotta per fare della città un contenitore di grandi eventi

Porro Gianluigi

Gianluigi Porro, Figura centrale della vita amministrativa e culturale cittadina per quasi mezzo secolo

Asti piange la scomparsa di Gianluigi Porro, classe 1955, avvenuta oggi pomeriggio. Figura centrale della vita amministrativa e culturale cittadina per diversi decenni, storico dirigente alla Cultura del Comune, ha legato indissolubilmente il suo nome alla crescita di eventi che oggi definiscono l'identità astigiana, dal Teatro Alfieri ad Astimusica.

Laureato in Giurisprudenza, entrò in Comune nel 1975, quasi per caso, dopo il praticantato legale. Inizialmente impiegato nel settore Organizzazione del personale, la sua carriera ha attraversato 13 diverse amministrazioni, portandolo a ricoprire ruoli chiave come dirigente del Centro elaborazione dati, responsabile delle Politiche giovanili dal 1992 e, dal 1995, dirigente del settore Manifestazioni. È stato inoltre Capo di Gabinetto durante la giunta del sindaco Alberto Bianchino.

Il suo impatto sulla città è stato monumentale, di quelli che lasciano il segno: ha coordinato 13 edizioni di AstiTeatro e ben 24 di Astimusica. Negli ultimi 15 anni della sua carriera, ha guidato con passione il settore Cultura e il Teatro Alfieri, un luogo che per lui rappresentava un cerchio perfetto, essendovi entrato per la prima volta nel 1975 come attore. In un'intervista rilasciata al nostro giornale proprio il giorno precedente al suo pensionamento, nel 2021, Porro aveva tracciato un bilancio commosso della sua attività, sottolineando come la sua missione fosse sempre stata quella di «lavorare per la città».

«Sono fiero di aver contribuito alla nascita e alla crescita di tre luoghi culturali - vale a dire il Diavolo Rosso, Spazio Kor e FuoriLuogo - e di aver preso parte ad altri eventi sporadici, come le due adunate degli Alpini - disse - In generale, quindi, mi è piaciuto molto lavorare in un Comune che gestisce direttamente molte manifestazioni, oltre allo stesso Teatro Alfieri. Dà la sensazione di impegnarsi per la città, di dover rendere conto ai cittadini del proprio lavoro. Mi ha sempre esaltato, ad esempio, l’idea che Asti mi ha lasciato pro tempore un teatro da custodire bene. Se il meccanismo professionale può essere lo stesso del direttore di un teatro privato, la motivazione è unica e intrigante».

Sempre in quell'occasione, aveva difeso con fermezza il fermento culturale astigiano contro i critici: «Mi arrabbio quando sento pronunciare la frase “Tanto ad Asti non c’è mai niente”. Asti è ricca di manifestazioni durante tutto l’arco dell’anno, con una programmazione dieci volte superiore a quella di Alba». Il suo sogno per il futuro era una città che continuasse a innovarsi, sfruttando i suoi cortili e piazze per identificarsi pienamente con lo slogan “Asti città festival”.

Gianluigi Porro non era solo un dirigente, ma un uomo di profonda cultura pratica. Appassionato attore (dal Teatro Mago Povero alla compagnia Brofferio) e musicista nei Fiati Pesanti, ha vissuto l'arte anche fuori dagli uffici comunali. Recentemente si era dedicato anche alla scrittura, pubblicando il libro "Passu du Ventu" insieme a Gianluigi Pistone e Alberto Salvaneschi. Nell'ultimo triennio aveva ricoperto, infine, il ruolo di presidente della Fondazione Piemonte Dal Vivo.

«In cuor mio non smetterò mai di essere grato di aver potuto lavorare per la città nell’ambito delle manifestazioni e della cultura» aggiunse prima di dedicarsi ai suoi nuovi progetti. Oggi Asti ricambia quella gratitudine, salutando un uomo che ha saputo trasformare la burocrazia in bellezza, che ha saputo guardare oltre i muri e le divisioni i quali, spesso, hanno impedito a questa città di cogliere tante grandi occasioni. Porro da questo punto di vista è stato, perché l'aveva nel dna, un grande ottimista avendo sempre ragione a rischiare. Quell'ottimismo che è l'ingrediente necessario per realizzare qualcosa di importante da lasciare in dote a chi verrà dopo di noi.

Porro lascia la moglie Cristina Cirio, architetto e responsabile del Servizio "Edifici Storici" del Comune, e il figlio Stefano, artista e illustratore.

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