eventi
Accordo
17 Giugno 2026 10:45:00
Un accordo pilota, per ora unico in Italia fra l’Anmic (associazione nazionale mutilati ed invalidi civili) e l’Ordine dei medici, entrambi delle rispettive sedi di Asti, per venire incontro ai cittadini che devono accedere alla valutazione per l’invalidità civile con la nuova procedura entrata in vigore dal primo marzo. Un accordo necessario per evitare che le fasce più deboli della popolazione rinuncino a farsi riconoscere il diritto all’invalidità solo per questioni economiche.
Perché necessario? Risponde Franco Valente, presidente Anmic Asti. «Con la vecchia procedura, il medico “presentava” il caso alla commissione medica dell’Asl incaricata della valutazione, compilando un questionario predisposto dall’Inps. Nel 90% dei casi era il medico curante che si occupava di questo, nel restante 10% un medico ospedaliero. Per il cittadino il costo del certificato variava dai 40 ai 100 euro. A cui aggiungere dai 25 ai 40 euro per l’invio da parte di patronati abilitati. Oggi - prosegue Valente - il medico diventa “certificatore” e assume il ruolo di pubblico ufficiale con tutte le responsabilità che comporta. Non solo; il modulo di presentazione è complicatissimo e macchinoso, richiede molto tempo di compilazione e così il costo del certificato è salito, per i cittadini, dai 200 ai 300 euro. Abbiamo informazioni anche di richieste di 400 euro». Anmic non critica le pretese dei medici, perché in effetti la compilazione è molto complicata.
«Per molti cittadini però, sono prezzi inaccessibili e dunque rinunciano. Pensate che da noi è venuto il padre di due figli autistici: avrebbe dovuto sborsare poco meno di 800 euro solo per la domanda».
E allora l’accordo.
«L’Anmic applica un costo di 100 euro che comprendono la compilazione della domanda (a cura dei medici interni all’associazione), l’invio all’Inps e l’eventuale ricorso se la visita non viene convocata entro 120 giorni. Senza alcun obbligo di tesseramento all’associazione che, lo ricordo, è Ente morale riconosciuto dallo Stato per tutelare e rappresentare in Italia i diritti degli invalidi civili».
Per info questo è il numero dedicato 370/16579585 dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 19.
Con l’entrata in vigore della riforma sull’accesso alle commissioni mediche che valutano le invalidità, sono cambiate molte cose. E, a tre mesi e mezzo dall’avvio sperimentale, il giudizio non è buono.
Soprattutto da chi da molto tempo si occupa di questi temi come il dottor Enrico Manfredi Luserne, medico specialista in Medicina Legale, a lungo docente di questa materia in atenei europei, già direttore di un Istituto Medico Legale francese e 30 anni esatti di attività volontaria presso l’Anmic, l’associazione nazionale mutilati ed invalidi civili di Asti.
Dottor Manfredi, perché non funziona questa riforma?
Sulla carta è una riforma bellissima, peccato che non tenga conto della realtà italiana. In un momento storico di massima carenza di medici, la riforma accentra sull’Inps le commissioni di valutazione. Inps che di medici ne ha pochissimi e dunque non può convocare i pazienti. Senza contare l’impennata del costo della domanda cui l’Anmic ha sopperito con un accordo con l’Ordine dei Medici di Asti.
Prima come funzionava?
Le commissioni erano formate da medico Inps e da medici specialisti per il tipo di patologie da valutare. Era l’ospedale che “prestava” i suoi medici i quali, spesso, già avevano una profonda conoscenza dei pazienti perché in cura da loro. E l’Asl prestava anche i suoi locali distribuiti capillarmente sul territorio. Ora si fa tutto all’Inps con medici che non ha.
Però li sta cercando.
Vero, salvo prendere atto che i vari bandi di selezione vanno deserti o quasi. E così, ad Asti ad esempio, invece delle tre commissioni mediche al giorno previste dalla riforma se ne tiene una. Che basta a malapena a valutare i pazienti con corsia preferenziale di chiamata.
Quali sono?
Pazienti oncologici, quelli affeti da sclerosi multiple, bambini autistici e pazienti con diabete di tipo 2. Che, intendiamoci, è giusto che vengano valutati in priorità, ma senza medici, gli altri pazienti restano sempre in coda e passano con il contagocce.
Lei sostiene che la riforma abbia anche abbassato la qualità della valutazione
Lo confermo, perché senza gli specialisti dell’Asl che intervenivano “a chiamata” e senza più l’obbligo di un presidente di commissione con specializzazione in medicina legale, aggiungendo gli strettissimi vincoli di incompatibilità con altri incarichi è difficilissimo trovare i medici che si dedichino a questo servizio.
Cosa andava fatto?
Intanto andavano convocati i medici e le loro associazioni di rappresentanza per capire i numeri a disposizione e poi una riforma era sì necessaria, ma sulle tabelle di valutazione delle patologie, ferme al 1992. Che sono rimaste invariate.
Cosa può provocare questa riforma?
Quello che sta già accadendo e che è stato rilevato da un monitoraggio sperimentale ad Alessandria: in questo primo periodo di applicazione si è registrato un calo del 60% delle domande di invalidità civile. Ed è una percentuale che abbiamo registrato anche noi all’Anmic di Asti.
Significa che oltre un cittadino su due rinuncia a far valutare la sua invalidità rinunciando ad un diritto sacrosanto.
Edicola Digitale
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
Direttore Fulvio Lavina
f.lavina@lanuovaprovincia.it
Società editrice Editrice OMNIA S.r.l.
via Monsignor Rossi 3 -14100 Asti
P.Iva 00080200058