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«Un futuro digitale la nuova occasione per rilanciare Asti?»

Giovedì un incontro tra esperti del settore. Si tratta di un’ipotesi per il recupero dell’ex Way Assauto

Way Assauto

La sede dell'ex Way Assauto di Asti [foto di repertorio]

«Sentiamo spesso parlare di data center, innovazione tecnologica e sviluppo sostenibile. Ma che cosa sono davvero? E soprattutto Asti può avere un futuro digitale?»: parte da questi due interrogativi l’incontro che si terrà giovedì 18 dalle 17,30 all’Aula Magna del Polo Universitario Astiss, promosso da Michele Miravalle, consigliere comunale del Pd e professore associato di Filosofia del diritto all'Università di Torino, e Lorenzo Maschio, astigiano, docente di Chimica all’Università di Torino.

Quello dei data center (semplificando: grandi strutture che contengono server e apparecchiature di rete, una sorta di gigantesco cuore e memoria tecnologica a servizio di Internet) è un settore in forte espansione: soltanto in Piemonte sono 70 le richieste di nuovi insediamenti di data center e in Italia si prevedono entro il 2028 investimenti per 25 miliardi di euro.

«Si tratta di iniziare a discuterne - precisa Miravalle - c’è chi dice che questa sia la nuova rivoluzione industriale, cerchiamo di capire se Asti può esserne parte». Un ragionamento che parte da alcuni elementi: solitamente questi impianti occupano ex aree industriali, e Asti ne ha alcune da offrire; «C’è un altro aspetto - rileva Miravalle -: oggi i cavi che trasportano dati attraversando il Mediterraneo, arrivano a Marsiglia, ma si è iniziato a spostarli su Genova. Qui noi potremmo, grazie alla nostra posizione strategica, giocare un ruolo importante come retroporto digitale di Genova, con altre ricadute rispetto alla logistica convenzionale».

Gli investimenti non mancherebbero e anche le prospettive occupazionali (si calcolano 300 posti). Sull’area c’è anche un’indicazione: l’ex Way Assauto. «In questo caso il problema della bonifica non si porrebbe perché si tratta di appoggiare grandi strutture informatiche sul pavimento e non di scavare nel sottosuolo» precisa il consigliere Pd. Certamente prima vanno fatte alcune verifiche: i data center sono grandi consumatori di energia e necessitano di acqua per il raffreddamento. Sul primo punto si potrebbe ricorrere alla copertura con pannelli solari. «Bisogna discutere sulle ricadute ambientali, però è una proposta su cui vale la pena ragionare, dato che non è pensabile che ritorni la grande manifattura di una volta o che il turismo risolva tutti i problemi della città».

A confrontarsi sul tema, giovedì, ci saranno oltre a Miravalle e Maschio, Guido Saracco, presidente di Astiss, Marco Aldinucci vicerettore dell’Università di Torino e delegato per le infrastrutture dati, Leonardo Camiciotti, direttore esecutivo del Consorzio Top-IX, che opera nella gestione del traffico Internet (e di cui il Comune di Asti è in parte socio), Elena Piastra, sindaca di Settimo dove è stato realizzato il più grande data center in Piemonte (al servizio di Intesa e Tim).

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