Politica
11 Giugno 2026 12:15:00
In Consiglio comunale si è svolta la discussione fiume sulla presunta incompatibilità di Rasero sindaco e banchiere [foto di repertorio]
Mercoledì sera oltre tre ore di discussione in Consiglio comunale hanno sviscerato il caso della presunta incompatibilità di Maurizio Rasero, che ricopre contemporaneamente la carica di sindaco del capoluogo e quella di presidente della Banca di Asti, per cercare di rispondere alla contestazione formale mossa dal Movimento Cinque Stelle attraverso una diffida del consigliere Massimo Cerruti. Una discussione promossa anche da una delibera di Giunta che ha voluto ricostruire gli ultimi fatti alla base della nomina di Rasero ai vertici dell'istituto di credito e tramite la quale è stato chiesto al Consiglio di esprimersi su una possibile sopravvenuta condizione di incompatibilità. Ma, tra discussioni su conflitti potenziali o presunti, tecnicismi nell'interpretazione della norma del Tuel che spiega i casi di incompatibilità e il rimando a un possibile pronunciamento della Banca d'Italia, la discussione si è conclusa con la bocciatura della pratica (19 voti contrari, 11 favorevoli e 1 astenuto) lasciando sul campo più domande che risposte.
Il primo dato politico è stata l'assenza di Maurizio Rasero durante l'intera discussione. Il sindaco ha lasciato l'aula prima dell'inizio del dibattito per «favorire la discussione affinché ogni consigliere sia libero di esprimersi come ritenga», ma la sua decisione è stata vista, dal consigliere Cerruti e da altri esponenti di opposizione, come una «mancanza di rispetto»: «L'incompatibilità è presente proprio quella sedia vuota» ha detto Cerruti.
L'esponente dei Cinque Stelle ha basato la sua contestazione sulla violazione dell'Art. 63 del Tuel, citando due casi specifici in cui la banca e il Comune interagiscono: la convenzione per il comodato gratuito di un’area in località Fontanino, dove sorgerà il Bosco degli Astigiani, e l'accordo PMInnova per il servizio ricerca finanziamenti. Secondo il consigliere, la concentrazione di potere nelle mani di un'unica persona «configura una sorta di monarchia assoluta che mette a rischio l'imparzialità delle decisioni pubbliche».
Da parte del pentastellato sono arrivate dure critiche sul "sistema Asti", vale a dire il meccanismo che ha permesso a Rasero, sindaco e presidente della Provincia, «di nominare sei membri nel Consiglio di indirizzo della Fondazione CrAsti che poi, ottenuta la maggioranza, hanno scelto lui come presidente della Banca. Un sistema di "auto-nomina" che annulla pesi e contrappesi democratici».
Chiamato a fare chiarezza tecnica, il segretario generale Donato Marengo ha distinto tra la "proponibilità" della questione, legittima prerogativa dei consiglieri, e la sua "fondatezza". Marengo ha sottolineato che l’incompatibilità deve basarsi su un principio di tassatività e stretta interpretazione giuridica. Ha tuttavia suggerito l'adozione di misure cautelative e impegni formali da parte del sindaco per gestire eventuali conflitti di interesse futuri, affinché i due ruoli non vengano mai confusi.
Ma, al di là del dato tecnico, più volte chiamato in causa nella discussione da entrambi gli schieramenti, le posizioni tra maggioranza e minoranza sono rimaste inconciliabili. Tra le fila della maggioranza, il consigliere Marco Scassa (Lista Rasero) ha difeso la legittimità della posizione del sindaco, sostenendo che gli atti citati (Fontanino e PMInnova) non sono servizi o appalti ai sensi di legge, ma collaborazioni istituzionali per il territorio. Roberto Venturini (Fratelli d'Italia) ha rincarato la dose, affermando che «non esiste una norma nazionale che vieti automaticamente la carica di sindaco e presidente di una banca privata non quotata». Renato Berzano (Fratelli d'Italia) ha poi avvertito che forzare una decadenza sarebbe un errore strategico, preferendo evitare un traumatico commissariamento della città, ma ha anche contestato l'uso del termine "illegalità" (citato in precedenza nella discussione), precisando che «non si tratta di una violazione di legge, altrimenti altre istituzioni sarebbero già intervenute per porre un limite».
Di parere opposto, la minoranza ha rincarato la dose lasciando intendere che, comunque, prima o dopo, un organo di vigilanza superiore, in primis Banca d'Italia, verrà a chiedere conto a Rasero del doppio incarico e lo metterà davanti a un bivio: fare il sindaco fino a maggio del prossimo anno o restare in banca, dimettendosi dal suo ruolo politico.
Su questo è stata molto chiara la consigliera Vittoria Briccarello (Uniti si può) che ha ricordato come, in passato, parte dell'attuale maggioranza avesse chiesto le dimissioni dell'ex sindaco Fabrizio Brignolo, esponente del Pd, per motivi simili (era presidente della Provincia, sindaco e consigliere nel Cda della Banca di Asti), denunciando una mancanza di coerenza. Ha inoltre avvertito che «se Rasero non sarà dichiarato incompatibile ora, le sue probabili dimissioni future per ordini di vigilanza della Banca d'Italia porteranno comunque la città al commissariamento, bloccando progetti e l'amministrazione della città».
Mario Malandrone (Ambiente Asti) e Michele Miravalle (Pd) hanno sottolineato l'unicità del caso a livello nazionale e il rischio di un corto circuito istituzionale tra interessi pubblici e privati. Malandrone ha ricordato che in Italia, nei pochi casi di ex sindaci passati nei Cda delle banche, «sono stati rispettati periodi di raffreddamento di 5 o 6 anni tra la fine del mandato politico e l'assunzione di vertici bancari» cosa non avvenuta con Rasero.
Miravalle ha messo in guardia la maggioranza sulle conseguenze politiche del no alla contestazione. Secondo il consigliere, se Rasero fosse costretto a dimettersi in futuro per pressioni esterne (come dalla Banca d'Italia), «la città subirebbe la vergogna di un commissariamento, segno della palese incapacità della politica locale di portare a termine il mandato». La formale contestazione dell'aula, non avvenuta, avrebbe invece potuto aprire un periodo di gestione dell'Ente da parte del vicesindaco, degli assessori e dell'intero Consiglio fino a nuove elezioni.
Nonostante la vittoria numerica della maggioranza, la questione del "sindaco banchiere" è tutt'altro che risolta e resta aperta sul piano dell'opportunità politica e della percezione cittadina, in attesa di capire se e quando interverranno organi esterni o se Rasero deciderà di sciogliere il nodo del doppio incarico prima della scadenza naturale del mandato.
Edicola Digitale
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
Direttore Fulvio Lavina
f.lavina@lanuovaprovincia.it
Società editrice Editrice OMNIA S.r.l.
via Monsignor Rossi 3 -14100 Asti
P.Iva 00080200058