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Il caso

L’ordinanza antialcol contro la malamovida? «Non serve quasi a nulla»

Il sindaco di Asti Maurizio Rasero ha firmato il divieto di vendita da asporto dopo le 18, che interessa alcune aree cittadine, ma i baristi sono perplessi

L’ordinanza antialcol contro la malamovida? «Non serve quasi a nulla»

Ad Asti fa discutere l'ordinanza antialcolici contro la malamovida [foto di archivio]

Nei giorni scorsi il sindaco Maurizio Rasero ha firmato l’ordinanza 25, un provvedimento atteso e volto a regolare la vendita di bevande alcoliche e superalcoliche in diverse zone sensibili del capoluogo. L’obiettivo dell'amministrazione è chiaro: contrastare i fenomeni di degrado urbano, garantire la sicurezza e tutelare la quiete dei residenti durante i mesi estivi, quando l’affluenza turistica e la vita notturna raggiungono il picco. Tuttavia, per molti esercenti, la misura rischia di essere un’arma spuntata contro un problema molto più profondo.

La mappa del divieto: dov’è scattato il “giro di vite"

L’ordinanza, entrata in vigore il 1° giugno e valida fino al 31 ottobre, introduce restrizioni temporali e geografiche precise. La novità più rilevante è l'anticipo del divieto di vendita di alcolici per asporto alle ore 18, guadagnando un’ora rispetto alla normativa precedente. Per gli esercizi di vicinato del centro abitato (settore alimentare e misto), il limite per l'asporto nelle giornate di venerdì, sabato e domenica è invece fissato alle ore 21.

Le zone sottoposte alla sorveglianza più stretta, che sono considerate le “aree più sensibili", comprendono punti nevralgici della città: corso Einaudi (nel tratto tra corso Savona e piazza Leonardo da Vinci), piazza Medaglie d’Oro, l’area del Movicentro, l’intera zona della stazione ferroviaria (inclusa via Camisola), corso Gramsci, corso Matteotti e via San Francesco. È qui che i residenti hanno segnalato con maggiore forza bivacchi, schiamazzi e l'abbandono di bottiglie di vetro lungo i marciapiedi, fenomeni che l’ordinanza mira a eradicare con sanzioni che vanno dai 25 ai 500 euro.

«Una goccia nell'oceano, servono controlli costanti»

Nonostante le intenzioni della giunta, chi lavora in prima linea esprime un profondo scetticismo. Michelangelo Paolasso, gestore del Capolinea Caffè in piazza Marconi, proprio di fronte alla stazione, non usa giri di parole per definire l'efficacia del provvedimento. «È una goccia nell'oceano che serve fino a un certo punto». Secondo Paolasso, limitare l'asporto non incide sul cuore del problema: «Se si viene in piazza Marconi alle due del pomeriggio, quindi non dopo cena, si possono vedere gruppi di “maranza” che bivaccano, che stazionano, che non si capisce bene cosa facciano tutto il tempo».

Il barista sottolinea come il consumo di alcol si sposti semplicemente dal marciapiede al tavolino, senza cambiare l'esito finale: «Se io non posso darti l'asporto, tu ti siedi, ti scoli cinque birre, poi ti alzi, sei brillo e vai a rompere comunque le scatole agli altri. Come esci dalla porta del bar non cambia un cavolo». Paolasso racconta una quotidianità fatta di paura e insicurezza, citando episodi di violenza avvenuti a pochi metri dal suo locale. «Qualche mese fa, un mio cliente ha subito un pestaggio solo perché aveva detto ‘non toccare’ a dei ragazzi che cercavano di rubargli la bici elettrica». E ancora, episodi di vandalismo diretto: «Ho visto un gruppetto che con un accendino cercava di dare fuoco alle tende qui fuori. Quando sono uscito dicendo loro di smetterla, un tizio mi è venuto dietro fin dentro al bar dicendo che dovevo portargli rispetto».

Per il gestore del Capolinea Caffè, la soluzione non è tanto istituire i divieti orari, ma effettuare un controllo asfissiante: «Servirebbe più controllo delle forze dell’ordine e più illuminazione. Bisognerebbe prenderli per sfinimento: ogni mezz'ora chiedere i documenti a coloro che stanno tutto il giorno seduti vicino alla fontana. Se non li hanno, in caserma. Dagli e dagli, alla fine se ne vanno».

«Si tratta di un’ordinanza senza senso»

Sulla stessa lunghezza d’onda è Aurelia Garam, titolare del bar Tazze Pazze di corso Alfieri, situato in un'altra zona calda della “movida" astigiana. Garam vede nell'ordinanza un ostacolo burocratico che penalizza le attività senza risolvere le criticità sociali. «Le attività che lavorano alla sera sicuramente non riceveranno una mano da questo provvedimento» commenta. La barista punta il dito contro quella che considera l'illogicità della norma: «Non si risolve niente, assolutamente. Sono delle cose che fanno senza senso. Se uno beve seduto al tavolino, poi si alza e fa casino in giro è lo stesso, no?».

La commerciante osserva come chi vuole consumare alcolici trovi sempre una via d'uscita, anche aggirando completamente il sistema dei bar: «La gente se lo porta da casa, come succede durante le Sagre quando fanno le ordinanze antialcolici. Chi vuole bere troverà il modo di farlo comunque».

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