Il ricordo
27 Maggio 2026 08:07:45
Da sinistra Piercarlo Grimaldi, lo scrittore Luis Sepulveda e Carlin Petrini
La scomparsa di Carlin Petrini, avvenuta a Bra la scorsa settimana, lascia un vuoto profondo nel mondo della cultura e della gastronomia internazionale. Per tracciare un ricordo del padre di Slow Food abbiamo interpellato Piercarlo Grimaldi, già rettore dell'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo e suo storico collaboratore.
Il suo legame con Petrini affonda le radici in tempi lontani. Come vi siete conosciuti?
La nostra è stata un'amicizia nata alla fine degli anni ‘60 durante la rivoluzione studentesca. Ci siamo seguiti e inseguiti per tutta la vita. Il momento di svolta fu nella fine degli anni '90, quando mi chiamò dicendomi: “Faccio un'università del cibo, tu vieni a insegnare antropologia?”. Inizialmente ero scettico, pensavo fosse un'impresa impossibile per un privato, ma quella stretta di mano valse un contratto firmato. Nel 2004 iniziò questa avventura.
Lei è stato rettore a Pollenzo per sei anni. Cosa ha significato lavorare “spalla a spalla" con lui?
È stata un'avventura meravigliosa che mi ha permesso di comprendere cose che prima mi sfuggivano. Petrini ha avuto il merito di insegnare persino a noi antropologi che il cibo è il fondamento dello sviluppo e della traiettoria evolutiva dell'uomo. Mi convinse a diventare rettore con una battuta: “Lascia fare di un sarto un rettore”. Sotto la sua spinta, abbiamo introdotto un'analisi scientifica straordinaria che oggi tutto il mondo ci invidia.
Oggi il cibo è un tema onnipresente. Qual è stato il contributo reale di Petrini in questo senso?
Ha reso il cibo un elemento transdisciplinare nella vita dell'uomo. La sua forza era la capacità di parlare con chiunque, ma non cercava il consenso a tutti i costi. Oggi il tema del cibo è quello più discusso nel mondo, già alle 7 del mattino in tv si sente “odore” di soffritto.
Tra i vostri progetti più ambiziosi figurano “I Granai della Memoria".
Sono un giacimento di saperi. Oggi si parla molto di intelligenza artificiale che si genera con il nostro sapere. Bene, oggi possiamo darle 1.500 autobiografie del mondo popolare per farla nutrire di questi saperi ed evolversi. Solo con lui poteva capitare questo e solo con lui abbiamo fatto cose straordinarie.
Come definirebbe, in ultima analisi, la figura di Carlin?
Era un visionario, direi quasi “onirico". I suoi erano sogni sognati che poi si avveravano, e questa è la cosa più bella del mondo. Le sue idee sono ormai diffuse in tutto il mondo; non lo ricorderemo solo per nostalgia, ma perché ha gettato i semi di un progetto culturale straordinario. Ha saputo far dialogare saperi contrapposti che noi vediamo come nemici, ma che lui sapeva armonizzarli in modo straordinario.
Edicola Digitale
Aut. Tribunale di Asti n. 61 del 25/09/1953
Direttore Fulvio Lavina
f.lavina@lanuovaprovincia.it
Società editrice Editrice OMNIA S.r.l.
via Monsignor Rossi 3 -14100 Asti
P.Iva 00080200058