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Ambiente

Tari, ecco perché ad Asti costa così

Il presidente dell’Asp Fabrizio Imerito spiega da dove arrivano i numeri che servono a comporre parte della bolletta tra investimenti, costi e recupero del sommerso

Rifiuti sui marciapiedi a San Fedele

Rifiuti abbandonati fuori dai contenitori smart [foto di repertorio]

La querelle sui costi della raccolta e gestione dei rifiuti, ad Asti, non accenna a diminuire. Al centro del dibattito resta la composizione della bolletta, un calcolo molto complesso che non si limita a riflettere l'operato di un singolo ente. La Tari, infatti, si calcola non solo unendo i costi di Asp, responsabile della raccolta e dello spazzamento delle strade, ma anche quelli di Gaia, che si occupa del trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti, a cui si aggiungono le quote di competenza comunale.

Secondo i dati forniti dal presidente dell'Asp, Fabrizio Imerito, i costi per lo spazzamento e il lavaggio stradale nel 2015 erano di circa 2,5 milioni e nel 2025 sono saliti a circa 2,6 milioni: «Il costo è aumentato solo del 6%, - spiega - mentre l'inflazione Istat nello stesso periodo è stata del 18,2%». Per quanto riguarda i costi di raccolta rifiuti e di trasporto, negli ultimi cinque anni sono passati da 5,3 milioni del 2020 a 5,4 del 2025. In totale il Piano Economico Finanziario Asp del 2020 ammontava a 10.325.000 euro contro gli 11.500.000 del Pef 2025, «1.200.000 mila euro in più, ma con un aumento in percentuale al di sotto di quel 18% dell'inflazione».

Il peso degli investimenti e il metodo Arera

Uno dei punti più contestati riguarda l'aumento degli investimenti, passati, in un anno, da 400.000 euro a 1,3 milioni, +900.000 euro. Questa crescita è dovuta a una precisa scelta industriale, l'ammodernamento dei mezzi. «È impensabile che un'azienda non investa - dichiara Imerito - Se non lo facessimo, i costi di manutenzione per i mezzi vecchi diventerebbero enormi». La logica è quella di prevenire l'inefficienza: mezzi nuovi riducono i fermi macchina e migliorano le condizioni di lavoro dei dipendenti. Inoltre, il calcolo della tariffa non è arbitrario, ma segue il metodo regolatorio Arera, che riconosce gli ammortamenti con un ritardo di due anni. Questo significa che gli investimenti fatti oggi si rifletteranno nelle bollette future, garantendo però la solidità patrimoniale della società, che quest'anno ha registrato utili per 7 milioni di euro ante imposte.

Il presidente dell'Asp, Fabrizio Imerito

Il paradosso degli abbandoni

Un capitolo dolente è quello relativo ai rifiuti abbandonati e ai conferimenti errati. Imerito spiega come un gesto di inciviltà si traduca in un aggravio economico per l'intera comunità. Quando un rifiuto, anche se differenziabile (come la plastica), viene lasciato fuori dai contenitori, Asp è obbligata a raccoglierlo e smaltirlo come indifferenziato. Questo genera ciò che il presidente definisce un «doppio costo»: da un lato aumentano le spese di raccolta specifica e di smaltimento (il differenziato costa sensibilmente meno dell'indifferenziato), dall'altro l'azienda perde i ricavi derivanti dalla vendita dei materiali riciclabili. «C'è un effetto psicologico perverso - continua Imerito - Arriva la bolletta alta e il cittadino, per protesta, smette di fare la differenziata o magari abbandona i sacchi per strada. Non capisce che così si dà una zappa sui piedi, perché quei costi torneranno in bolletta l'anno successivo, rendendola più cara».

Perché Asti costa più di Novara?

Le ultime statistiche di Cittadinanza Attiva e Uil sono però preoccupanti, come denunciato dalla minoranza durante l'ultimo Consiglio comunale: Asti è tra le città più care d'Italia per la Tari, con una spesa media familiare di 469 euro, contro i 204 di Novara o i 270 di Cuneo.

Imerito attribuisce questa differenza a scelte strategiche e strutturali: «Asti ha scelto il porta a porta spinto da oltre ventitré anni. È un sistema virtuoso, ma costoso, specialmente in un territorio con quindici frazioni che richiede una logistica complessa e costi di personale superiori. Mi riferisco, ad esempio, ai 250.000 euro annui per la cooperativa che movimenta i bidoni dai cortili alla strada». Ma il presidente dell'Asp non ci gira tanto intorno: «Parliamo di scelte politiche, decisioni prese un tempo che, ovviamente, hanno dei costi da sostenere. Poi, probabilmente, a Novara saranno tutti più bravi di noi, ma la verità è che scelte del passato, giuste o sbagliate, decretano i costi della Tari di oggi».

Recupero dell'evasione e prospettive future

Nonostante le criticità, la gestione attuale rivendica risultati sul fronte dell'equità. Grazie al sistema delle tessere per i bidoni “smart" e a controlli incrociati, sono stati scoperti numerosi “sconosciuti al fisco", permettendo di recuperare cifre significative di gettito mancante. Secondo Imerito, è proprio grazie al recupero dell'evasione che l'aumento effettivo della Tari per l'utenza è stato contenuto tra l'1,32% e il 2%, restando sotto la soglia inflattiva del 3,43% degli oneri gestionali. Il futuro del servizio dipenderà dalla prossima gara d'appalto provinciale. L'obiettivo dichiarato da Asp è estendere il sistema di raccolta verticale con tessera per uniformare il servizio e ridurre la presenza di sacchi di plastica in strada, migliorando il decoro urbano e l'efficienza della raccolta. Che poi questo avvenga, dipenderà da molti fattori, in primis chi vincerà le elezioni comunali del 2027.

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