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Il progetto “Questo non è un gioco” porta nelle scuole un esempio di cittadinanza attiva

Studenti della Brofferio vivono Asti da un altro punto di vista tra barriere architettoniche, percorsi tattili e ostacoli per comprendere responsabilità civica e sensibilità umana

Il progetto “Questo non è un gioco” porta nelle scuole un esempio di cittadinanza attiva

Vincenzo Soverino e gli alunni della 1 F della scuola Brofferio

Questa mattina gli studenti della 1F della Scuola Media Brofferio hanno vissuto una lezione e un'esperienza di cittadinanza attiva. Non tra i banchi, ma per le strade della città, insieme al vicepresidente nazionale di AISLA Vincenzo Soverino, per osservare Asti attraverso l’esperienza quotidiana di chi vive una disabilità e deve confrontarsi ogni giorno con barriere e difficoltà che spesso non vengono notate abbastanza.

Il progetto “Questo non è un gioco”  è nato proprio per sensibilizzare le nuove generazioni sul tema dell’accessibilità urbana, delle barriere architettoniche e dell’inclusione. Un’esperienza concreta, fatta di testimonianze, prove pratiche e confronto diretto, che negli anni è diventata un’esperienza educativa che la scuola ripropone ormai da diversi anni.

Prima di partire per il percorso nel quartiere, Soverino ha spiegato ai ragazzi il senso dell’iniziativa. Gli studenti si sono divisi in coppie: uno in carrozzina, l’altro incaricato di spingerla, per poi scambiarsi i ruoli. L’esperienza aveva lo scopo di provare a comprendere, anche solo per pochi minuti, la fatica e l’attenzione necessarie per affrontare situazioni quotidiane che per molti sembrano normali.

E così quello che per molti di noi è un semplice tragitto si è trasformato in un percorso pieno di ostacoli: marciapiedi dissestati, radici degli alberi che rendono il passaggio simile a delle “montagne russe” come le ha definite Soverino, automobili parcheggiate in mezzo al passaggio, attraversamenti pericolosi e spazi impraticabili. I ragazzi hanno sperimentato quanto possa essere complicato muoversi in città quando ogni dettaglio diventa un potenziale pericolo.

Il percorso si è snodato tra via Francesco Baracca, proseguendo per via Filippo Corridoni e risalendo in Corso XXV Aprile. Tutte aree limitrofe ad asili, scuole, negozi e aree verdi.

Si è parlato anche di disabilità visiva e dei percorsi tattili presenti sui marciapiedi, quelle piastrelle scanalate che permettono alle persone non vedenti di orientarsi grazie al bastone. Soverino ha spiegato come persino il progresso tecnologico possa creare nuove difficoltà e pericoli: «Le auto elettriche, ad esempio, essendo molto silenziose, rischiano di non essere percepite da chi ha problemi visivi e diventano così un ulteriore pericolo sugli attraversamenti pedonali».

Ma il centro dell’incontro è stato soprattutto sul lato umano. Più volte Vincenzo ha sottolineato quanto possa fare la differenza un gesto semplice come fermarsi e chiedere: «Hai bisogno di aiuto?». Un atto di attenzione che si scontra però con l’indifferenza e con comportamenti ancora troppo diffusi, come chi occupa i parcheggi riservati ai disabili “solo per cinque minuti” o chi lascia l’auto davanti alle rampe di accesso dei marciapiedi e alle strisce pedonali senza pensare alle conseguenze. Anche la presenza di feci animali è un problema comune, risolvibile soltanto con un semplice gesto di civiltà dei padroni.

Sul termine, alla domanda di come avessero vissuto l'esperienza, uno studente ha raccontato di essersi sentito "impotente" mentre era seduto sulla carrozzina, ma allo stessotempo rassicurato dalla fiducia nel compagno che lo stavo accompagnando. Sensazioni ed emozioni che hanno aiutato i ragazzi a comprendere quanto l’autonomia e la libertà di movimento siano aspetti fondamentali della dignità di una persona.

Da anni “Questo non è un gioco” si impegna proprio perchè l’inclusione non resti solo una parola. Deve diventare pratica quotidiana, attenzione verso gli altri e responsabilità collettiva. Per questo gli studenti vengono coinvolti in prima persona, diventando cittadini più consapevoli e, come ha ricordato Soverino, possibili “sentinelle” del futuro.

L’auspicio del progetto è che proprio da loro possa partire un cambiamento culturale capace di influenzare anche gli adulti e le istituzioni. Perché una città davvero vivibile è una città pensata per tutti, senza ostacoli e senza indifferenza.

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